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By Night selvaggio: Centro storico alla deriva, sconfitta di tutta la città

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Nino Daniele

Piero Sorrentino ha scritto su questo giornale un articolo di amore e dolore per il centro storico di Napoli. Ne è seguito solo un silenzio indifferente. Il tema dovrebbe essere in cima ai nostri pensieri perché forse non c’è più tempo. Il giovane e coraggioso comandante dei Vigili di Pomigliano d’Arco Maiello, sottoposto alle minacce della camorra per aver scoperchiato la pentola degli intrecci affari-criminalità, ha mappato i diversi interessi dei locali clan. A Pomigliano, scrivono i giornali, la droga scorre a fiumi. A rifornire di stupefacenti una “affollatissima movida cittadina” sono i narcos dei rioni popolari. «Famiglie - racconta Maiello - provenienti da Napoli, dove hanno mutuato una capacit...» Il modello della malamovida napoletana è stato esportato nell’area metropolitana. Gli assembramenti indotti dai locali di superalcolici sono ambite “piazze di spaccio”. Tale è nella notte il centro storico di Napoli. Dimenticare Scampia. I cittadini delle più belle e centrali piazze di Napoli Nobilissima possono raccontare come esse siano sorvegliate da uomini armati per garantirsi il dominio esclusivo “della piazza”. 

Dio non voglia che un conflitto armato esploda tra quelle migliaia di giovani. È giusto riconfermare il ricorso al termine Malamovida per descrivere il fenomeno che vogliamo individuare e scoraggiare. 

Serve ad operare una fondamentale distinzione con la Movida in generale e tra le attività e gli operatori. Un aspetto che arreca gravissimi danni ai nostri giovani e alla nostra Città è la vendita e il consumo di superalcolici da asporto. Apposite reti di marketing e di reclutamento spingono i giovani ad approcciare i superalcolici come occasione di “socializzazione“. L’offerta crea la domanda. Con un modestissimo investimento i bassi o terranei che affacciano sulle strade vengono adibiti a microbar per smerciare superalcolici a bassissimo costo a portata di tutte le tasche e da consumare all’aperto e non nei locali stessi, che non hanno i requisiti strutturali, igienici e di sicurezza per accogliere utenza. La Malamovida distruggerà il centro storico. 

Il carattere, ormai quasi unico, del centro storico di Napoli nei confronti di quelli di altre città caratterizzate da una forte presenza del turismo è dato dall’avere, fino agli anni più recenti, evitata l’omologazione indotta dalla globalizzazione delle merci e dei consumi. La caratteristica fondamentale resta ancora quella della complessità sociale e della presenza di larghi strati popolari e di attività artigianali depositarie di valori e abilità accumulati nel tempo. Molti confondono il turismo in crescita in questi anni con la Malamovida. In effetti i fenomeni sono andati di pari passo cronologicamente ma sono alla lunga confliggenti ed antagonistici. La Malamovida distruggerà i presupposti della vocazione turistica di Napoli. Il turismo sceglie Napoli proprio per questa complessità che restituisce unicità ed autenticità rispetto alle città uniformate, indistinte ed indistinguibili del consumismo e delle vetrine sempre uguali delle griffe. 

L’altro aspetto particolare del Centro Storico di Napoli è dato dalla presenza delle Università. Napoli deve i suoi tratti cosmopolitici al continuo alternarsi nel tempo di generazioni di studiosi e giovani provenienti da ogni parte del Sud, del Mediterraneo, dell’Europa. Il centro storico di Napoli è il luogo di identità e valore di una capitale universale della cultura e dell’arte, di integrazione sociale e multietnica. Destinarlo alla avvilente e invadente monofunzione di rivendita di alcolici è una prospettiva terrificante di omologazione alla bruttezza e all’impoverimento intellettuale. Gli artigiani, la ristorazione tipica, i luoghi dei linguaggi artistici sperimentali, i piccoli laboratori, i portatori di conoscenze vengono espulsi e sostituiti da interessi ed attività economici senza alcun valore sociale, culturale ed economico. 

Da alcuni anni questa è la tendenza. Lavoratori, artigiani, insegnanti lasciano le loro case ed attività rese invivibili. Anche i giovani studenti fuori sede lamentano l’insostenibilità della situazione e tendono ad allontanarsi in aree limitrofe. Di notte le strade del centro sono un unico parcheggio abusivo. Il transito di veicoli e moto inquina e degrada un patrimonio storico-monumentale unico al mondo. I turisti la notte vogliono riposare. Le critiche negative si misurano sui tempi lunghi e il contraccolpo si avvertirà. Alcune delle strade e delle piazze più belle e ricche di storia sono ormai desertificate dagli abitanti e i vicoli dalle botteghe storiche e tipiche. Ma come sono regolate queste attività? 

Qui siamo alla commedia dell’assurdo. La Sovrintendenza autorizza la trasformazione dei bassi nel Centro Storico nonostante i vincoli del PRG conseguenti alla tutela Unesco. Poiché le attività di somministrazione degli alimenti e bevande sono considerate ammissibili, se il proprietario e/o gestore lo richieda la Sovrintendenza autorizza. Questo però prima che il Comune valuti la compatibilità urbanistica. Ben altro concetto che richiede ben altri requisiti di contesto. Quindi la Sovrintendenza autorizza una trasformazione d’uso essendo essa al momento solo una possibilità. 

Abbiamo l’autorizzazione reale di una eventualità ipotetica. Con questo modo di procedere puntuale e caso per caso un intero palazzo potrebbe diventare un centro commerciale.O un intero Centro Storico. Siamo in presenza di eccesso e sviamento di potere. 

La compatibilità urbanistica deve precedere la valutazione della congruenza dei lavori. Ora accade il contrario. Ora prima trasformo e poi chiedo di trasformare con la Scia al Suap, con la procedura del silenzio-assenso. E quello del Suap è sempre un silenzio. Siamo al giro burocratico vizioso che ha tutte le sembianze del raggiro dell’ interesse generale. Le energie migliori culturali, artistiche, civili, imprenditoriali (in primis quelle interessate al turismo sostenibile), che hanno investito sulla qualità e la tipicità, debbono mobilitarsi. Se Napoli perde il centro storico è essa stessa perduta. 

Ultimo aggiornamento: 06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA