Spalletti non ti rabbuiare, ​Napoli è di mille colori

Domenica 15 Maggio 2022 di Francesco De Luca

Lo Stadio Maradona si riempie per l’ultimo abbraccio e l’ultimo applauso a capitan Insigne, che nello scorso gennaio ha fatto una scelta di vita molto ben remunerata accettando l’offerta dal Canada. C’è un applauso da dedicare anche a Spalletti e agli altri azzurri perché hanno centrato l’obiettivo della qualificazione Champions. L’allenatore ha colto però una carica di livore, quasi un clima ostile, nei confronti del Napoli in queste ultime settimane perché la corsa allo scudetto si è interrotta prima dei tempi auspicati. Ha sottolineato che quando arrivò qui, nella scorsa estate, soltanto lui credeva nel raggiungimento del traguardo Champions, fallito nelle due precedenti stagioni. Non è così. Tra chi ci credeva c’eravamo anche noi, convinti che la squadra avesse tutto per ambire a uno dei primo quattro posti perché al gruppo che aveva fallito per un punto il risultato nel 2021 si era aggiunto Spalletti, da considerare un valore in più per la sua esperienza e le sue capacità tecniche.

Interessa davvero poco sapere se Luciano abiti in un albergo o in un appartamento. Chi qui ha vinto più di tutti, Bianchi, alloggiava nella suite di un hotel sul lungomare in via Partenope. Rispetto a Spalletti aveva il vantaggio di conoscere bene il presidente (Ferlaino) e i tifosi napoletani, perché aveva vissuto una precedente esperienza da calciatore. Era consapevole del rischio dei mutamenti d’umore, più della piazza che del dirigente, capace con i suoi silenzi di mantenere l’equilibrio. Spalletti è stato due giorni fa molto critico con l’ambiente. Non cerchi fantasmi dove non ve ne sono. Il suo lavoro è stato davvero apprezzato, anche se aver raccolto un punto nelle partite con Fiorentina, Roma e Empoli - commettendo errori di impostazione - ha determinato la frenata decisiva per l’esclusione dalla lotta scudetto.

Sull’altro piatto della bilancia del Napoli ‘21-‘22 vi sono i risultati e le emozioni che la squadra ha saputo offrire in questi mesi, nonché il recupero di calciatori che sembravano quasi non avere diritto di cittadinanza, come Lobotka. La rosa non era stata migliorata: De Laurentiis l’ha proposta così com’era a Spalletti e questo è stato già uno sforzo nell’ottica di un dirigente che sia era detto pronto a tagli importanti per abbassare il tetto degli ingaggi e avere più liquidità in cassa.

Spalletti ha vissuto situazioni oggettivamente difficili, più difficili, a Roma, dove vi fu lo strappo con Totti. Là c’era una città schierata con il capitano e contro l’allenatore, qui si sono ascoltate (poche) voci di dissenso e questo fa parte del gioco nel grande circo che è il calcio, dove chiunque pensa di avere in tasca la verità o poter dire l’ultima parola. Napoli non ha tinte grigie: ha i mille colori che ieri hanno affascinato la meravigliosa carovana del Giro d’Italia. Napoli è passione vera, quella che Spalletti ha potuto sentire nello stadio dedicato al più grande di tutti. Dopo Sarri (4 punti di distacco dalla Juve nel 2018), lui è il tecnico che ha portato il Napoli più vicino allo scudetto e di questo deve essere orgoglioso. Condivida tale soddisfazione professionale con i giocatori e De Laurentiis, che certamente non avrebbe interrotto il sodalizio ora, dopo un solo anno, avendo dichiarato di aver scelto questo tecnico cinque mesi prima della fine dello scorso campionato e di averlo così apprezzato da ritenerlo il più bravo tra quelli avuti nella sua gestione.

A noi - al di là dei risultati - piace (e diverte) lo Spalletti che fece stampare il refrain di un inno da stadio sulla casacche dei giocatori e che si tuffò sul prato bagnato dopo la vittoria sul Leicester in Europa League. Via quegli atteggiamenti torvi e quelle parole dure, Luciano non deve arroccarsi nel suo fortino per proteggersi da avversari invisibili. Fischi e striscioni lasciano davvero il tempo che trovano. E ora sotto col Genoa, con la voglia di conquistare altri tre punti per chiudere al terzo posto, davanti alla Juve che dovrebbe essere l’unica squadra a finire sotto processo in questo campionato. E ora avanti con gli applausi a Insigne: in passato ha anche ascoltato fischi, poi però il suo cuore e il suo tiro a giro hanno messo d’accordo tutti o quasi. Il suo staff avrebbe potuto risparmiarci lo show della firma col Toronto a inizio gennaio, comunque lui si è comportato da professionista nei mesi successivi, rispettando il patto d’amore con Napoli. Ecco, provi anche Lorenzo a spiegare al suo quasi ex allenatore che qui con un sorriso diventa tutto più bello.
 


 

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