Il fattore Victor ​fa la differenza

Lunedì 18 Ottobre 2021 di Francesco De Luca

Il sorriso di Insigne mentre correva ad abbracciare Osimhen dopo il gol è stato quello di chi si era appena tolto un grosso peso dal cuore e dalla testa. Perché il capitano ha fallito il secondo rigore consecutivo, calciando sul corpo di Milinkovic Savic. Sapeva che quell’errore avrebbe potuto compromettere tutto e fermare la rincorsa del Napoli al Milan, balzato in testa sabato sera, e all’ottava vittoria consecutiva. E invece no, proprio mentre Lorenzo era fuori a fare il tifo per i suoi compagni dopo essere stato sostituito da Mertens, Osimhen è riuscito a saltare ancora una volta più in alto di tutti e ha beffato il portiere del Torino.

Ottava vittoria di fila (eguagliata la striscia di Sarri del 2017) con l’ottavo gol di Victor, primo posto immediatamente recuperato dopo aver protetto con i denti e cinque difensori il prezioso bottino. Un finale di sofferenza affrontato nel modo giusto dalla squadra. La testa e le gambe ci sono. E poi c’è Victor. Incontenibile anche per un bravo difensore come Bremer, rimasto tuttavia a guardare quando il nigeriano si è smarcato e ha offerto il pallone a Lozano, che ha centrato il palo. Il messicano è apparso vivace, però è stato indelicato quando Spalletti ha deciso di richiamarlo in panchina per irrobustire la difesa con Juan Jesus.

Era una scelta logica, da accettare non solo per il rispetto delle regole che vi sono all’interno di un gruppo ma perché 4-5 sostituzioni aiutano un allenatore e una squadra in un momento difficile. Non è un caso che sia stata costruita con la partecipazione di Mertens ed Elmas - subentranti - l’azione del gol di Osimhen, che si candida a lottare per il titolo di capocannoniere. Sarebbe il primo africano a vincerlo Serie A, ulteriore motivo di orgoglio per un ragazzo che ricorda in tutte le interviste la sua infanzia povera e il suo sogno di diventare una stella del calcio mondiale. Sta conoscendo la gloria a Napoli, dove è arrivato grazie all’insistenza di Gattuso e Giuntoli e allo sforzo economico operato da De Laurentiis. Osimhen può essere il fattore decisivo per lo scudetto perché cresce di partita in partita, con un’impressionante continuità di rendimento: nessuna squadra candidata al titolo ha uno forte quanto lui.

Gli azzurri non sono stati brillanti, proprio come altre squadre che hanno vissuto due settimane complicate a causa delle assenze dei nazionali. Ma sono stati lucidi, concedendo poco a un avversario bene organizzato. E nella circostanza più favorevole al Torino, la palla calciata da Brekalo, c’è stato il puntuale intervento di Ospina, una certezza a cui Spalletti non rinuncia perché il turnover in porta non è un obbligo e non deve intaccare la solidità di una squadra che ha confermato di avere non solo classe ma anche capacità di soffrire. E ha un allenatore che mostra sempre il petto per proteggere i suoi uomini, come è accaduto dopo l’errore di Insigne, quando ha sollecitato l’applauso dello stadio per il capitano avvilito. Spalletti è dalla sua parte e anche questo lo aiuterà a ritrovare la precisione dagli 11 metri. 

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