Calzona, l’anti-personaggio che sembra uscito dal film di Wenders

Giovedì 22 Febbraio 2024, 23:35
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Il Napoli ha fatto un giro enorme, come i grandi amori di cui cantava Venditti, per tornare al gioco che l’ha reso importante.

E per tornare all’estetica che ha riempito gli occhi ai suoitifosi e non. Aveva la soluzione dentro casa, ma prima è andato lontano, poiha scavato nel passato, infine si è accorto di Calzona. Succede. Come la felicità che in tantitrovano nelle piccole cose. O la perfezione di cui parla Wim Wenders in “Perfect Days”.

Hirayama, il protagonista, piace a tutti, perché ha raggiuntoun equilibrio, puntellando la sua vita di piccole conquiste, dopo un passato diverso. È questa l’impressione cheha dato fin da subito Francesco Calzona, l’Hirayama del Napoli. A lungo è stato dietro Maurizio Sarri, poi Luciano Spalletti e infine Eusebio Di Francesco: ha studiato per loro, suggerito,trovato soluzionitattiche, inventato ruoli – è il padre di Dries Mertens punta centrale – e con molta calma ha deciso di allenare una nazionale, la Slovacchia, su chiamata diMarek Hamsik.

Un percorso da fiume, pieno di curve e schemi, di sedute di allenamento e studi di partite, senza l’ossessione del palco, alla giusta distanza dal campo e dallanotorietà. Ha scelto la semplicità, e ora l’ha portata alla ribalta, sembra nel momentomigliore, chissà se Aurelio DeLaurentiis ha avuto l’illuminazione vedendo Koji Yakusho tra la perfezione delle piccole cose diWenders, oppure ha seguito il decalogo di JohanCruyff inseguendo la semplicità dopo essersi complicato la vita. Calzona catapultato daBratislava a Napoli, dalla calma al caos, ha retto agli urti del calcio diXavi e dopo un tempo a sistemare la geometria in campomentre Gündogan e De Jong gliela scompigliavano inogni modo, ne è uscito bene. Ha azzerato le gerarchie e fatto capire a Kvaratskhelia e Osimhen che anche se sono i protagonistiindiscussi della squadra, possono anche essere sostituiti, in nome della ricerca della semplicità, per conto del ritorno alla bellezza.

Per tornare al Napoli catalanolandese di Sarri ce ne vuole, ma Francesco “Hirayama”Calzona sembra intenzionato a portarcelo in questitre mesi.È la sua missione prima di andarsene agli Europei con la Slovacchia.È evidente che è un uomo di tattica chenon sopporta il ruolo dell’allenatore protagonista, ma la sua timidezza è un vantaggio, come la sua semplicità. Si sottrae allo show, opponendosi con normalità, come è evidente il suo tormento per le domande che dribbla andando dritto al punto senza ornamenti parolai.

È la normalità.Calzona ha dalla sua la fortuna dinon dover conquistare nessuno,ma solo di ricostruire, porta indote il metodo, e la ricerca del linguaggio che ama, il 4-3-3.In una piazza esagerata chenon ne può più di esagerazione è perfetto, come il protagonista delfilm diWenders. È come se De Laurentiis eWenders in modi differenti avessero tracciato una linea sul chiasso, sull’eccesso, cercando,inaspettatamente, il silenzio e la sua normalità.

Era così anche per Sarri quando arrivò al Napoli, la sua tuta preoccupava itifosi borghesi che poi se ne innamorarono eccessivamente, la sua normalità, invece,nascondeva la conquista dell’estetica, gettando le basi per un calcio che ora manca tantissimo alla città e alla squadra.

Francesco “Hirayama” Calzona piccola mossa dietro piccola mossa deve fare quel percorso, c’era, sa come sifa, e può rifarlo, anche se sconta ilfallimento di due allenatori e la vetta spallettiana, maha molte possibilità per riuscirci, proprio perché è un paradosso: è un uomonormale, probabilmente felice, cheha piacere di dividere quella felicità slovacca col Napoli, come accade al cinema conla gente che esce appagata dalla vita normale di Hirayama aTokyo nelfilm diWenders.

«Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia» ripeteva Cruyff creando l’inganno per chi allena, ma negli ultimi15-20 minuti della partita colBarcellona, il Napoli, dopo tante traversie,troppe sconfitte, e molti errori, è parso aver re-introiettato questo concetto, grazie a Calzona, che ha dovuto solo resettarli e cercare di riportarli alla semplicità ossessiva spallettiana. Come Hirayama «indaga sul valore della semplicità» cosìCalzona indaga sul valore del calcio semplice, che è poiil concetto base per chi oggi allena una nazionale. IlNapoli gli servirà da laboratorio, per sperimentare il quotidiano e – probabilmente – arriverà a portarlo alla normalità del suo giorno perfetto. Ma intanto ha saputo rispondere al fatto che «adesso è adesso» e quindi ogni cosa deve stare a suo posto e se qualcosa non quadra non c’è tempo per aspettarla,fosse anche Kvaratskhelia, va sostituita. Perché Francesco “Hirayama”Calzona è un allenatore nato già conle maniche rimboccate. 

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