Napoli, la tariffa di Lady Camorra: «Per un voto pago 50 euro»

Martedì 10 Agosto 2021 di Leandro Del Gaudio
Napoli, la tariffa di Lady Camorra: «Per un voto pago 50 euro»

Non sono pochi 2100 voti, specie in un territorio dove a breve si vota e dove le scadenze elettorali - politiche e amministrative - sono un impegno che si staglia sempre all’orizzonte. Non sono poche 2100 preferenze personali, rappresentano un tributo, un tesoretto, un promemoria sempre valido, specie se di qui a poco si tratterà di scegliere la nuova classe dirigente, quella impegnata nella ricostruzione dell’economia post pandemia e che dovrà confrontarsi con la cabina di regìa regionale per la ripartizione dei soldi del recovery fund. Strana storia, quella che emerge dalle carte degli arresti di Maria Licciardi, a proposito dell’elezione mancata: la camorra ha sostenuto un politico di Secondigliano, originario di Secondigliano, ben visto dalla camorra che governa la città. Lo ha lanciato alle Regionali (settembre del 2020), ma non è ruscita a farlo eleggere, anche se il pacchetto di voti assicurato non è di poco conto. Chiamato a dare giustificazioni per la mancata elezione del proprio candidato, un affiliato dai Mallardo si ritrova così al cospetto di Maria Licciardi, la «piccolina». Che non alza la voce, ma chiede spiegazioni. E lui di rimando, si giustifica dicendo che in fondo la richiesta di voti è giunta in extremis, mentre la piccolina insiste, ne servivano 2500.


Parole su cui sono al lavoro gli inquirenti della Dda di Napoli, in una indagine che vede schierati i pm Celestina Carrano, Giusi Loreto e Antonella Serio. Verifiche in corso, alla luce di quanto emerso da un filone di indagine parallelo a quello culminato negli arresti di Ciampino (associazione camorristica e turbativa d’asta), che punta a circoscrivere il ruolo del candidato non eletto, ma anche dei potenziali cavallucci e sostenitori. Un check in vista delle prossime comunali, che parte da alcuni dati emersi nell’ultimo anno, anche nel corso di altre indagini in materia di voto di scambio (come quella a carico dei Cesaro, su Sant’Antimo). Stando a quanto appreso dal Mattino, le cose - a proposito dei voti - sono andate in questo modo: un voto costa dai 30 ai 50 euro. Soldi in cambio di preferenze, secondo una strategia che ha coinvolto centinaia di famiglie che, bene ricordarlo, sono solo l’ultimo anello della raccolta di consenso. Vengono contattati dai cavallucci, per nuclei familiari, passando per i quartieri popolari. È così che si arriva a mettere insieme oltre 2100 voti in poche settimane. Una rete che si avvale anche di altri anelli intermedi. Ed è su questo livello che è logico ipotizzare un’attenzione massima da parte della Procura di Napoli. Chi sono i grandi elettori della camorra napoletana? Chi sono quelli che spostano migliaia di preferenze da una parte all’altra, ben sapendo che - in caso di ballottaggio - si potrebbe arrivare ad incidere sulla vittoria di questo o quello schieramento? Inchiesta in corso, riflettori puntati non solo su affiliati, ma anche su imprenditori che fino a questo momento hanno vissuto sotto l’ombrello protettivo della cupola mafiosa chiamata Alleanza di Secondigliano. Livelli differenti, dunque, al vaglio della Procura partenopea: gli affiliati, gli imprenditori, le famiglie che mettono a disposizione i loro voti per cinquanta euro a testa. Tutto sotto un regime economico e militare che si rigenera dalla fine degli anni Ottanta, da quando la cosiddetta Nuova famiglia ha smantellato - con centinaia di morti l’anno la Nco di Raffaele Cutolo

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È il filone destinato a nuovi sviluppi, su cui è logico pensare che siano al lavoro i carabinieri del Ros agli ordini del colonnello Andrea Manti, a partire dalla figura del candidato che avrebbe chiesto l’appoggio della camorra per uno scranno in consiglio regionale. Una figura che è legata ad altri soggetti (imprenditori e cavallucci) ora più che mai pronti ad entrare in scena, quando le liste saranno al completo. Una figura che ha acquisito in questi mesi, un potenziale potere di influenza all’interno del suo partito: sì, d’accordo, non è stato eletto, non ce l’ha fatta alle regionali, ma ha comunque portato 2100 voti alla causa del suo partito. Una cosa che non va dimenticata da parte di segretari e capibastone, ora più che mai alla ricerca di volti da buttare nell’agone elettorale di ottobre. Intanto, ieri il gip di Roma ha convalidato il fermo di Maria Licciardi: difesa dal penalista Edoardo Cardillo, resta in cella, nonostante abbia 70 anni, dopo essersi avvalsa della facoltà di non rispondere di fronte alla difficoltà di leggere le accuse mosse dalla Dda. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA