CORONAVIRUS

Covid Center in Campania, nel mirino dei pm i documenti del collaudo fantasma

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Leandro Del Gaudio

C’è stato un momento in cui il rapporto tra Soresa e la ditta di Padova (quella degli ospedali modulari) si è incrinato. Un momento, a partire dal quale, è iniziato un carteggio a colpi di diffide, di avvertimenti e penalità, a proposito dei punti chiave della realizzazione dell’ospedale anti covid. Una corrispondenza fatto di pec (posta elettronica certificata), di lettere dei rispettivi uffici legali, su cui sta lavorando in queste ore la Procura di Napoli. Inchiesta che prende le mosse dalle gare messe in campo da Soresa durante la pandemia, a partire dalla realizzazione dei tre ospedali destinati a rappresentare un presidio (a Napoli, Salerno e Caserta) per isolare il coronavirus e fornire assistenza ai malati più gravi. Siamo ai primi di maggio, quando il rapporto tra la Med di Padova e la Soresa (base appaltante per la regione) si incrina su un punto in particolare: la mancanza di un collaudo dell’ospedale di Ponticelli, che spinge la Med a diffidare la Soresa (quindi la regione Campania) ad utilizzare quella struttura senza il via libera definitivo.
 

 

Un carteggio su cui ora lavorano gli inquirenti, anche alla luce del materiale sequestrato negli ultimi giorni. Inchiesta condotta dai pm Simone De Roxas e Mariella Di Mauro (aggiunto Giuseppe Lucantonio), che puntano a verificare la trasparenza delle procedure amministrative legate all’acquisto dei tre ospedali anti covid. Turbativa d’asta, una decina di computer e una decina tra tablet e telefonini finiti sotto sequestro. Sono diversi i punti da chiarire: quali requisiti hanno determinato l’aggiudicazione della gara alla Med; se sono stati rispettati gli accordi formalizzati nel contratto, a proposito - a titolo di esempio - dei tempi del collaudo, della disponibilità dei ventilatori e delle modalità di pagamento con cui viene saldato il conto da parte dei ragionieri della Soresa. Poi c’è un altro aspetto, che resta sullo sfondo e che riguarda il ruolo svolto da Luca Cascone, uno degli indagati eccellenti di questa storia: consigliere regionale in forza alla maggioranza del governatore De Luca (in passato per anni assessore comunale a Salerno, nella giunta deluchiana), avrebbe svolto un ruolo di mediatore tra le richieste della Soresa durante la crisi e alcuni fornitori. A che titolo? Agli atti le mail raccolte dall’ex assessore regionale Marcello Taglialatela (oggi presidente di Campo sud), rispetto alle quali Cascone (che è assistito dall’avvocato Cecchino Cacciatore) rivendica il proprio ruolo di volontario in seno all’unità di crisi.
 

Amarezza dalle parole postate su facebook dalla superdirigente Roberta Santaniello (assistita dall’avvocato Raffaele Bizzarro), dirigente nazionale del Pd, nei mesi scorsi in seno all’unità di crisi come esponente dell’ufficio di gabinetto di De Luca: «In quei giorni una delle cose a cui pensavo sempre era quando avrei rivisto la mia famiglia, i miei nipoti. Le mie giornate cominciavano alle 7 finivano alle 23 per assolvere al compito affidatomi. Tutto, rischiando la salute, mentre il mondo era chiuso, per aiutare a superare la più grande emergenza dei nostri tempi e per dare ai cittadini ciò di cui avevano bisogno nel più breve tempo possibile. Oggi la magistratura indaga e ho piena fiducia nel suo lavoro. Tutto si chiarirà come dovuto, sono serena, tranquilla e continuo a lavorare a testa bassa come sempre». Fiducia nelle indagini anche da parte degli altri indagati eccellenti, vale a dire il presidente Soresa Corrado Cuccurullo (difeso dal penalista Gabriele De Juliis), il dirigente Asl Napoli uno Ciro Verdoliva (difeso dall’avvocato Giuseppe Fusco). Ad attendere gli sviluppi anche gli imprenditori Alberto e Enrico Venturato, titolari dell’azienda Med di Padova (assistiti dagli avvocati Massimo Scalfati e Alfredo Sorge).

Ultimo aggiornamento: 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA