Caro prezzi, è record: Napoli come Bolzano, più 167 euro a famiglia

Mercoledì 15 Luglio 2020 di Valerio Iuliano

Il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce progressivamente e su tanti lavoratori incombe lo spettro della disoccupazione. Ma, nello stesso tempo, aumentano i prezzi dei beni di consumo. Lo strano fenomeno riguarda Napoli che, secondo gli ultimi dati Istat, è la capitale italiana dell’inflazione, a dispetto di una tendenza deflattiva piuttosto diffusa sul territorio nazionale. E lo stesso primato, tra le regioni, spetta alla Campania. L’aumento del costo della vita in poche città è una tendenza emersa dai dati sull’inflazione, divulgati dall’Istat e rielaborati su un campione di Comuni con più di 150mila abitanti. L’incremento del tasso di inflazione registrato a Napoli nel mese di giugno è dello 0,7%, lo stesso dato di maggio. A pesare soprattutto i settori alimentare e abbigliamento. Ed esattamente come un mese fa, Napoli è in controtendenza rispetto al Settentrione e rispetto a buona parte del Mezzogiorno. «Mentre il resto d’Italia è in deflazione a giugno, al Sud - spiega l’Ista - i prezzi crescono, anche se solo dello 0,1%. Il Mezzogiorno è l’unica area del Paese con numeri positivi e ospita una delle grandi città con i maggiori rincari, Napoli, che insieme con Bolzano e Perugia guida la classifica dello 0,7%.». 

LA CLASSIFICA
Il primato di Napoli - peraltro condiviso con due città il cui tessuto economico non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello del capoluogo della Campania - è la conferma di una tendenza che era stata già anticipata nelle scorse settimane, quando le valutazioni sul costo della vita apparivano ancora premature. La tendenza si è consolidata e non sembra più il caso di parlare di fenomeno passeggero. Secondo uno studio recente della Commissione Europea, i prezzi al consumo in Italia nel 2020 dovrebbero rimanere stabili. I dati sull’inflazione, rielaborati dall’Unione consumatori, a Napoli e in Campani - dove l’incremento è dello 0.5% - risultano sorprendenti soprattutto per la differenza con le altre città del Mezzogiorno. In tutto il Sud Italia, il dato rilevato dall’Istat per giugno 2020 segnala un aumento dello 0,1%. E sull’intero territorio nazionale la media è negativa, con un -0,2%. 

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LA DISCESA
Nelle grandi città la tendenza deflattiva è ancora più accentuata, con il -0,5% di Roma e il – 0,8% di Milano. È evidente che l’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità- a partire dagli alimentari- abbia contribuito in maniera significativa a determinare l’aumento dell’inflazione. «A Napoli- spiega il docente di Statistica Economia al Suor Orsola Benincasa Claudio Quintano- c’è l’economia sommersa che contribuisce a creare inflazione, anche se questa è solo una parte della verità». L’Unione nazionale Consumatori ha provato a tradurre in termini numerici l’aumento dell’inflazione su base percentuale, proiettandolo su un arco temporale di un anno. «In media una famiglia napoletana- spiega il presidente Massimiliano Dona- ha speso su base annua 167 euro in più per una famiglia di 3 componenti. Mentre per un nucleo di 4 persone l’aumento si può stimare in 200 euro. Il rincaro dei prezzi colpisce le persone più in difficoltà». In Campania- secondo un dossier della Uil- sono stati 281mila i lavoratori in cassa integrazione a zero ore durante il lockdown. Un lavoratore- tipo a tempo pieno, con una retribuzione media di 1440 euro netti mensili, ha perso oltre 480 euro mensili ad aprile e maggio. Il rincaro dei prezzi, in questo momento, risulta davvero inspiegabile. 

Sul fronte dell’abbigliamento, intanto, infuriano le polemiche in tutta Italia per il rinvio dei saldi estivi al 1° agosto. «Siamo stati l’unica associazione di categoria – attacca Mario Resca, presidente Confimprese – a chiedere alla presidenza del consiglio di non posticipare l’avvio dei saldi. Ora ci ritroviamo in una situazione sempre più difficile, con i consumatori che acquistano molto meno, sperando che con i saldi i prezzi si abbassino ulteriormente, nonostante i negozi siano già tutti in promozione da quasi due mesi. Bene ha fatto la Regione Campania- conclude Resca- a farli partire il 20 luglio, anziché il 1° agosto».

Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA