Circolo Posillipo, scoppia la rivolta
contro le donne: «Pagano meno»

Domenica 13 Ottobre 2019 di Angelo Rossi
Chissà che Maria De Filippi non voglia farci una puntata. Aggiustando appena il titolo e parafrasando il suo talk-show al circolo Posillipo è di scena “Uomini contro donne”. Non c’è pace nel club di largo Sermoneta, dal paventato sfratto alle lotte intestine, dalle assemblee infuocate alle dimissioni di dirigenti seguite da inevitabili e nuove elezioni. Sintomi di lievi malesseri che mettono a repentaglio quell’obiettivo che di solito ogni buon presidente pone in cima al proprio programma politico: la pace sociale. L’autunno porta la prima nube minacciosa dalle parti di Mergellina: la richiesta di uniformare le quote associative tra uomini e donne.

Da quando il Posillipo ha permesso al gentil sesso di tesserarsi regolarmente, è sempre esistita una differenza economica in favore delle donne (oggi pagano 125 euro al mese contro i 150 degli uomini). Ai maschietti non sta bene, ecco un caso singolare di discriminazione al contrario con tanto di documento ufficiale trasmesso al presidente Vincenzo Semeraro e al collegio dei probiviri: avete voluto parità di diritti (cioè diventare socie) all’interno del Circolo? E allora sia parità anche quando si tratta di mettere mano al portafoglio, parola più parola meno questa è la sintesi della lettera sottoscritta dagli uomini. In verità accompagnata da ragioni abbastanza circostanziate: le società dilettanti - si legge - possono godere di un regime forfettario fiscale agevolato a patto che vengano rispettati determinati requisiti, come il diritto di voto aperto a tutti e la disciplina uniforme del rapporto associativo che non dovrebbe ammettere differenziazione delle quote sociali. Mancando tale requisito, verrebbe meno l’esenzione dalla tassazione. E di questo i maschi si fanno forza allegando una circolare dell’Agenzia delle Entrate nella quale si sottolinea che tutti devono avere la stessa rappresentatività sociale e i medesimi obblighi verso l’organizzazione di cui fanno parte, pena la nullità della clausola di democraticità. Dunque, riassumono gli uomini, «non si capisce perché il Circolo debba violare questa clausola esponendosi al pericolo, in caso di controlli, di perdere i benefici fiscali». Per dirla alla Pino Daniele, sui soldi «a gente non guarda n’faccia a nisciuno». Sia che si tratti di amiche che delle stesse mogli di soci. Con botto finale (sempre nero su bianco): privilegiare le donne è inopportuno, antigiuridico e antieconomico.
Il presidente rossoverde Semeraro prende atto della missiva ma non ci sta: «Una volta esisteva la galanteria, criterio al quale noi stessi ci siamo ispirati quando abbiamo deciso di accogliere le donne nella nostra famiglia sociale. Far pagare loro una quota leggermente inferiore è solo un atto di buonsenso, una carineria che ritengo dovuta anche perché parliamo di una differenza minima. Senza mettere in conto, poi, che di fronte ad ulteriori aumenti potremmo subìre anche l’effetto boomerang, ovvero la fuga in massa delle donne dal Posillipo dopo aver fatto una grande fatica per equipararle ai soci. Fino a quando sarò presidente, mi batterò con tutte le forze perché non passi questa uniformità nei pagamenti. E ai miei soci dico affettuosamente: dimostrate un briciolo di galanteria».

Parziale schiarita invece sulla questione spinosa del socio Gennaro Cecere, che invoca la restituzione di 328mila euro, somma anticipata più di anno fa per esercitare il diritto di prelazione di acquisto della sede presso il Comune, non avendo la dirigenza potuto provvedere con una propria fidejussione. Ora è pronto il piano del Circolo per onorare il debito, con l’ok ovviamente del benefattore. Cecere più volte aveva chiesto che venissero rispettati gli impegni presi con la presidenza e ad agosto scorso uno dei primi atti del presidente Semeraro appena rieletto è stato quello di incontrare il sindaco Luigi de Magistris per abbozzare una nuova convenzione basata sulla concessione dell’immobile con durata pluriennale. Il numero uno del club così dichiarò al Mattino: «All’amico Cecere verrà ovviamente restituita la quota da lui anticipata, gli chiedo solo un po’ di pazienza». La svolta sembra più vicina: venerdì sera le parti legali hanno abbozzato un accordo che dovrebbe essere ultimato entro domani. Anche se il benefattore casca dalle nuvole: «Non ne so nulla, non ho ancora parlato con il mio avvocato».
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