Spese pazze Cisl, l'ex segretario regionale Campania Lina Lucci: «Io vittima di una congiura»

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio

«Violenza pura. Quella che si è consumata negli ultimi tre anni nei miei confronti è solo violenza pura. Parlo della Cisl, che anche oggi ha confermato la sua decisione di costituirsi parte civile contro di me e non contro un altro imputato di questo processo, accusato di una condotta più grave rispetto a quella che mi viene contestata... un soggetto che ha passato un anno della sua vita a dossierarmi, a registrare le mie conversazioni, a filmare il mio lavoro... a costruire un dossier che mi vede ora a giudizio». 

Trattiene a stento la rabbia, parla fissando il giudice, rivendicando il suo spazio. Eccola Lina Lucci, ex segretario regionale della Cisl Campania, quattro anni fa finita nella bufera dei conti che non tornavano, delle spese sospette con i soldi del sindacato. Parla «dopo aver atteso per oltre tre anni questo momento», si limita a una deposizione spontanea, dopo aver preso coscienza delle prime mosse in aula della Cisl, parte civile nel processo per presunta appropriazione indebita nella gestione contabile del sindacato regionale. 

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Aula 716, Tribunale di Napoli, la notizia è nelle carte del processo dinanzi al giudice Sandra Lotti. In sintesi, la Cisl ha rimesso la querela nei confronti di Salvatore Denza, ex responsabile della contabilità della Cisl, facendo cadere l’accusa di appropriazione indebita, reato che necessita una querela di parte. Esce dal processo Denza che in questa storia aveva anche un doppio ruolo: era il titolare della denuncia a carico della Lucci, finito però nelle indagini del pm Giuseppe Cimmarotta che puntava a sciogliere alcuni nodi nella gestione delle finanze interne al sindacato. 

Ed è ancora la Cisl - tramite l’avvocato Mastromatteo - a costituirsi parte civile, proprio nei confronti della Lucci. Difesa dal penalista Giro Sepe, la ex segretaria ha chiesto così di fare una deposizione spontanea, nel corso della quale ha puntato l’indice contro quello che viene indicato come una sorta di doppio binario: «Eppure - ha aggiunto la Lucci -, il nome di Denza emerge da una consulenza firmata dal commercialista Achille Coppola per conto della Procura di Napoli: secondo questa consulenza l’appropriazione di cui si sarebbe macchiato Denza è tre volte superiore a quella che viene contestata a me...». 

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Arriva lo stop da parte del giudice, che ricorda all’imputata che ci sarà modo - una volta istruito il processo - di sottoporsi alle domande in aula. Ma in cosa consistono le accuse che vedono imputata la ex segretaria regionale della Cisl? In sintesi, nel periodo che va dal 2012 al 2016, la Lucci è chiamata a rispondere di un’appropriazione indebita di 77mila euro, sempre sulla scorta del dossier Denza. Più volte intervistata su questo punto, la donna ha ricordato che si tratta di soldi legati all’abitazione in zona collinare, che le era stata assegnata dalla stessa Cisl, smentendo ogni interesse privato nella gestione di questi soldi. Sempre sulla scorta del dossier Denza, finisce sotto accusa anche Carmen Costagliola (difesa dai penalisti Simona Lai e Gennaro Pecoraro), che deve rispondere - insieme alla Lucci - di una ipotesi di smarrimento simulato (un falso, per il pm) di documentazione contabile.

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Una brutta pagina di cronaca, per la quale anche ieri mattina - al netto di quanto verrà fuori dal processo - la Lucci ha chiesto un dibattito pubblico con tutti i protagonisti di questa vicenda. Ora si attende la prossima udienza - fissata il 18 giugno - nel corso della quale saranno ascoltati come testimoni il dirigente nazionale Piero Ragazzini (che risponde come teste dell’accusa e della difesa), che era stato indicato come commissario Cisl in Campania; e gli altri dirigenti nazionali Furlan, Bonanni e Tipaldi. Ma non è mancato il braccio di ferro a proposito della lista testi. È stato il giudice Lotti a respingere la richiesta del legale della Cisl di sfoltire la rosa delle persone convocate in aula dalla Lucci, confermando così la possibilità di ascoltare esponenti del mondo delle istituzioni, del sindacato, ma anche il giornalista Antonino Pane, già caporedattore del Mattino.  Udienza rinviata a giugno, resta l’accusa di «congiura» mossa dall’imputato numero uno, mentre si attendono le conclusioni della Procura, dopo il dossier terremoto sulla gestione dei soldi degli iscritti al sindacato. 
 

Ultimo aggiornamento: 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA