Napoli: il Comune non paga, raffica di pignoramenti

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Paolo Barbuto

«Le parti hanno attivato il pignoramento... è necessario procedere ad impegnare una spesa», perfino nelle parole del burocratese si percepisce l’imbarazzo. Quelle parole sono state scritte diciotto volte in diciotto differenti determinazioni dirigenziali nel mese di novembre: si tratta dei documenti ufficiali che il Comune deve per forza predisporre quando è costretto a pagare qualcuno perché è arrivata una richiesta di pignoramento.
In questi specifici casi, è bene chiarirlo, non si tratta di aziende che vantano crediti milionari: a battersi per ottenere quel che gli spetta sono tantissimi semplici cittadini che hanno subito danni per colpa del Comune.

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Nella maggioranza dei casi il pignoramento arriva al termine del lunghissimo iter burocratico che segue una caduta in una buca della città. Chi ha tempo e denaro decide di fare causa al Comune per quella che le norme chiamano “insidia o tranello”, e che il resto del mondo chiama invece fosso nel marciapiede o lungo l’asfalto. Alla vertenza legale arriva solo chi s’è fatto tanto male da finire in ospedale o chi ha subito danni talmente seri all’auto o al ciclomotore da essere costretto a chiedere l’intervento del soccorso stradale. Si fa causa, spesso si vince e il giudice determina il risarcimento da versare al cittadino: da qual momento si apre un buco nero che ingoia qualunque richiesta. Palazzo San Giacomo non risponde con immediatezza, si fa vivo uno o due anni dopo la sentenza per chiedere di presentare una lunga sfilza di documenti, poi piazza la richiesta di risarcimento in coda alle migliaia di altre che sono state presentate negli anni: il proprio turno per ottenere il pagamento può arrivare anche dopo decenni. 

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Una sfilza così imponente di richieste di pignoramento come quella riscontrata alla fine di novembre non è abituale, nemmeno per il Comune di Napoli che di cause ne perde tante. Cosa succede?
Alcuni avvocati spiegano che il pignoramento è l’unica strada per smuovere la pigrizia di Palazzo San Giacomo, altri in maniera diretta chiariscono che i bilanci del Comune non consentono di guardare al futuro con serenità e l’attesa decennale non è un buon investimento: meglio fare in fretta a prendere i soldi prima che finiscano del tutto.

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Chi s’intende di questioni di richieste di risarcimento al Comune di Napoli cerca di spiegare che uno degli ostacoli più difficili da scalare resta quello della “impignorabilità”. Si tratta di una norma che consente a un’amministrazione pubblica di resistere al pignoramento perché il denaro che s’intende prelevare è già destinato a soddisfare altre richieste. E qui si apre un mondo di interpretazioni perché ciascun avvocato spiega che solo la soddisfazione di un altro creditore può essere accettata mentre c’è chi ricorda che il Comune in alcuni casi ha provato a non pagare spiegando che i denari servivano «per la festa di San Gennaro» o ancora per «una manifestazione culturale». 
 

 
 
Il pignoramento più clamoroso subito dal Comune di Napoli fu quello del 2018 da 24 milioni per la vicenda del CR8 che, fortunatamente si è risolto in maniera diversa, senza pesare sulle casse del Comune. Lo scorso dicembre un’azienda edile che vantava un imponente credito nei confronti di Palazzo San Giacomo, ha ottenuto lo sblocco della “impignorabilità” che ha prodotto una richiesta da 700mila euro.
Nell’ultimo bilancio di Palazzo San Giacomo di fianco alla voce pignoramenti c’era la somma di 800mila euro, una goccia nel mare delle spese comunali. Però quella cifra riguarda solo i versamenti effettuati in quell’anno e non tiene conto della vastità di richieste ancora in attesa.
 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA