L'inutile gioco del gatto col topo non può durare

Sabato 15 Febbraio 2020 di Bruno Vespa
Matteo Renzi conferma di avere la pistola con il colpo in canna per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. 
Ma allontanandosi dall’Italia per qualche giorno l’ha messa in un cassetto. La mozione di sfiducia è pronta e può essere tirata fuori al momento opportuno. Ma il momento potrebbe tardare settimane. Al tempo stesso Italia Viva è pronta a votare la fiducia al governo quando Giuseppe Conte manderà in Parlamento il pacchetto giustizia approvato dal Consiglio dei ministri l’altra notte, incluso il lodo sulla prescrizione che Renzi sostiene di non voler accettare per nessuna ragione. 

Che senso ha tutto questo? Apparentemente nessuno. In realtà si sta giocando al gatto col topo. Il problema è che sia Conte che Renzi sono convinti di essere il gatto. Il premier ha una pattuglia di ‘responsabili’ nascosta? Difficile che da Forza Italia vada qualcuno a sostenere il governo su un provvedimento giustizialista promosso dai 5 Stelle. Il premier pensa che Renzi bluffi e vuole scoprirgli le carte? Il suo predecessore tiene per questo nel cassetto la pistola con la pallottola della sfiducia per Bonafede e l’uscita dalla maggioranza.
Il problema è come e quando possa andare avanti un governo in cui uno dei quattro partiti che lo sostengono non partecipi a una riunione importante del Consiglio dei ministri e che si dissoci da provvedimenti chiave. Dopo la prescrizione, Renzi partirà all’attacco del reddito di cittadinanza, delle intercettazioni e quant’altro . E il colpo su colpo continuerà per mesi, anche perché Pd e M5S cercheranno di non fargli toccare palla sulle nomine di primavera.

Abbiamo appreso ieri che i contrasti della maggioranza hanno prodotto la revoca del rinvio ad aprile della detraibilità delle spese pagate per contanti (quindi chi ha pagato nei primi 45 giorni dell’anno non ne beneficerà) e l’annullamento della moratoria di un anno chiesta da professionisti e imprese prima dell’attuazione delle pagelle fiscali. Veniamo intanto a scoprire che soltanto il 21 per cento delle “opere prioritarie” previste dalla Legge Obiettivo (governo Berlusconi 2001) sono state completate in quasi vent’anni con una spesa di 19 miliardi sugli 89 stanziati. Delle 25 opere definite di serie A ne sono state completate soltanto tre, tutte milanesi e di medio importo. Il Sud è sempre più lontano. 

Dinanzi a questi dati, a un’economia di nuovo sull’orlo della recessione, a un Paese che si conferma ancora una volta ultimo in Europa , a un parlamento che nel nuovo anno ancora non riesce a combinare niente per mancanza di materia prima, c’è da chiedersi fino a quando dovremo riempire giornali e trasmissioni di parole senza che spunti una concreta sferzata di energia.
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