Coronavirus in Campania: pochi tamponi, letti insufficienti e i kit rapidi bloccati in Cina

Giovedì 26 Marzo 2020 di Lorenzo Calò

L’inesorabile aggressività del coronavirus ha fatto esplodere pecche, ritardi e incongruenze del sistema assistenziale in Campania al quale in queste settimane solo la capacità di reazione e professionalità di medici e personale ha impedito di collassare. Ora la Regione sta correndo ai ripari, prima che sia troppo tardi, prima che si delinei uno scenario di tipo lombardo. E lo sta facendo puntando su due direttrici: aumentare al massimo l’effettuazione di tamponi, razionalizzare e potenziare le disponibilità di posti letto attrezzati per la terapia intensiva. Il numero totale dei contagiati è schizzato a 1309, ieri record giornaliero di positivi con un’impennata a 110, 77 i deceduti e 53 i guariti.


Il dato era già emerso con tutta evidenza nei giorni scorsi tanto da far insorgere l’opposizione in consiglio regionale: Stefano Caldoro, Valeria Ciarambino, Ermanno Russo. «Perché in Campania si effettuano così pochi tamponi a fronte di una popolazione di circa 6 milioni di abitanti?». I numeri sono chiari: ieri 632, l’altro ieri 532. Insomma, una media di 550 al giorno, per un totale di 8667 ma con una progressione lenta per i risultati, anche fino a tre giorni. Ecco perché il governatore De Luca ha incaricato il direttore generale del dipartimento salute Antonio Postiglione e il manager del Cotugno Maurizio Di Mauro di redigere un piano straordinario. Obiettivo: velocizzare i tempi di diagnosi e accrescere il numero dei test. A regime saranno nove i laboratori regionali autorizzati in Campania, oltre al Cotugno, tutti attivi presso strutture pubbliche: Moscati di Avellino, San Pio-Rummo di Benevento, Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, Policlinico Federico II Napoli, ospedale Nola, Istituto zooprofilattico, Ospedale San Paolo Napoli, Azienda Ruggi di Salerno, ospedale Aversa. Il target è riuscire ad arrivare almeno a 920-980 tamponi al giorno, quindi raddoppiare i numeri attuali visto che Caserta a malapena riesce a testare 70-80 tamponi, 78 la media di Avellino, fra 60 e 80 Aversa. «La punta di diamante sarà un macchinario che stiamo montando al Cotugno, accreditato dall’Iss, in grado a regime di testare dai 600 fino a 800 tamponi», dice Postiglione. Il piano sarà pronto nelle prossime ore: «Interverremo anche sulla formazione del personale e sulla contrazione dei tempi medi», precisa. Ma anche qui ci sono dei ritardi da scontare: a Benevento, per esempio, il laboratorio è completamente da installare e dotare delle apparecchiature necessarie mentre i fantomatici kit sierologici per l’esame istantaneo (risposta in 15 minuti) annunciati in pompa magna dal governatore sono ancora bloccati in Cina. Se tutto va bene entro fine settimana arriveranno 10mila pezzi sui 250mila del primo lotto; la Regione ne ha ordinati un milione ma la crisi internazionale prodotta dal Covid-19 ha rallentato anche le operazioni di trasporto e sdoganamento. E dall’Ambasciata la priorità dei trasferimenti è stata data alla Protezione civile nazionale. Nel frattempo, data la difficoltà nel reperire le mascherine protettive, le farmacie territoriali sono state autorizzate allo spacchettamento delle confezioni multiple e alla vendita singola dei dispositivi. «Non possiamo più permetterci di perdere altro tempo», spiega Stefano Graziano, presidente della commissione Sanità.
 


Gli ospedali stanno scoppiando e cominciano a scarseggiare anche gli anti-virali. I segnali di allarme dal Cardarelli e dal Moscati di Avellino. Ma emergono anche sprechi, errori organizzativi e difetti di programmazione, a cominciare dalle due tensostrutture allestite all’esterno del San Giovanni Bosco e del Loreto Mare che restano inutilizzate. Al Ruggi di Salerno la tenda filtro non ha mai funzionato. Ecco cosa ha scritto un medico della struttura: «Ci sono stati pazienti ricoverati insieme ad altri Covid-positivi poi dimessi e mandati a casa senza essere sottoposti al tampone, al personale dei reparti non è stato fatto ai test. La situazione è esplosiva». L’unità di crisi regionale rivede giorno per giorno le stime sulle disponibilità dei posti letto e di terapia intensiva. Si ragiona sui 490 (102 di terapia intensiva, 85 sub-intensiva, 403 per malattie infettive e pneumologia). Ma preoccupa la curva crescente dei decessi: 77, un numero altissimo in rapporto ai contagiati. Ieri si contavano 123 pazienti in t.i., 318 ricoverati con sintomi, 631 in isolamento domiciliare. Nelle ultime ore sono stati reperiti altri 24 posti al policlinico di Napoli e 52 (30 di terapia intensiva e 22 di subintensiva) saranno attivati ad Avellino nella palazzina Alpi adiacente il Moscati. Il punto è un altro: si possono anche trovare i posti letto ma mancano i respiratori. La Protezione civile ha risposto a muso duro a De Luca che si era lamentato di scarsa collaborazione: inviati 15 ventilatori, di cui 5 per terapia intensiva, 8 da trasporto e 2 domiciliari, è stata la replica. 
 
 

In caso estremo ci si dovrà organizzare con i 2756 posti delle strutture private dove però non andranno i malati di Covid. Uno scenario che in Regione stanno cominciando a valutare seguendo le previsioni statistiche: 1500 contagiati fino al 29 marzo, la deadline ipotizzata due settimane fa, ma siamo già oltre 1300. Lo spettro è quota 3mila entro metà aprile. Ma sarà una tragedia.
 

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