Coronavirus a Napoli, assalto ai bus. Gli autisti: diventeranno focolai

Giovedì 30 Aprile 2020 di Paolo Barbuto

Ieri, alle otto del mattino, Alfonso Tricinelli, autista dell’Anm, dopo aver chiesto disperatamente ai passeggeri in eccesso di scendere dal suo bus, ha scattato la foto che vedete qui a destra e ha lanciato un appello: «Già oggi non riusciamo a gestire i passeggeri a bordo, cosa accadrà dal 4 maggio quando le persone si moltiplicheranno?». Tricinelli è dirigente sindacale della Ugl ma in questo caso parla da «semplice autista che non sa come uscire da questa situazione e ha paura per se stesso e per chi gli sta intorno».
Attualmente sui bus potrebbero salire al massimo venti persone, quindici sui mezzi più piccoli. Però non è stata previsto un metodo di controllo: chi deve vigilare sugli accessi in esubero? Chi ha il “potere” per imporre a un viaggiatore di non salire a bordo? Tutto viene lasciato alla libera iniziativa degli autisti che, però, adesso sono in grande difficoltà.

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A lanciare richieste d’aiuto, da settimane, sono praticamente tutti gli addetti del trasporto pubblico napoletano, diffondono fotografie e video delle situazioni paradossali che si trovano ad affrontare. Qualche giorno fa un autista che non aveva voluto aprire le porte a una fermata, perché aveva già troppi passeggeri a bordo, è stato raggiunto allo stazionamento e picchiato. Ieri mattina a Mergellina su un mezzo della linea C21 sono salite contemporaneamente 50 persone: è stato necessario l’intervento dei vigili per sfollare il bus perché nessuno accettava di scendere e aspettare il successivo passaggio.
«Del resto è normale che sia così - dice Tricinelli con amarezza - per affrontare questi giorni occorrerebbe il triplo dei bus che Napoli ha in dotazione perché con le modalità attuali c’è il rischio che i passeggeri restino ore in attesa alla fermata prima che passi un mezzo senza folla a bordo».
 


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La questione viene discussa da giorni dai vertici del sindacato Usb che continuano a chiedere chiarezza ma in cambio ottengono poche e confuse idee: «Siamo estremamente preoccupati per quel che potrebbe accadere all’inizio della prossima settimana con l’avvento della fase 2 - dice Adolfo Vallini dirigente Usb - la nostra preoccupazione è che proprio gli autobus, che si riempiranno all’inverosimile, possano trasformarsi in nuovi focolai del contagio». A dire la verità ci sarebbero precise norme nazionali che regolano l’utilizzo dei mezzi del trasporto pubblico: le vedete riassunte nella tabella grafica qui a sinistra. Noterete, però, che certe decisioni non si attagliano al trasporto napoletano che non ha bus con doppia fila di sediolini e che prevede l’aritmetica certezza di viaggiare in piedi, sicché il divieto di reggersi al corrimano provocherebbe cadute e ferimenti a ripetizione. Ieri per l’intera giornata i vertici di Anm sono rimasti a discutere sulle norme da adottare. In azienda tutti sanno che il numero di bus attuali e le limitazioni previste ai passeggeri, impedirebbero un trasporto pubblico efficiente: si pensa come ampliare le possibilità di accogliere passeggeri a bordo.

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Una delle ipotesi (ma è solo un’ipotesi, non una certezza) è quella di prevedere una distanza minima inferiore al metro in considerazione dell’utilizzo di mascherine specifiche anti droplet da parte dei passeggeri. Resta, però, il consueto e grande dubbio: chi controllerebbe la qualità delle mascherine dei passeggeri? Chi imporrebbe la discesa a un viaggiatore che non rispetta le regole? Per adesso l’unica certezza è la reimmissione in servizio delle centinaia di autisti “interinali” che si erano visti sospendere l’attività con l’inizio del lockdown. Adesso quegli autisti sono terribilmente necessari perché bisognerà cercare di mandare in strada quanti più bus è possibile.
 

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