Covid, l'allarme degli aeroporti: «Lasciati soli ​nella crisi, così si ferma il Paese»

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Gianni Molinari

A settembre 2019 dagli aeroporti italiani passarono 19 milioni di passeggeri e 157mila passaggi aerei. A settembre 2020 di passeggeri se ne sono visti 5,7 milioni e di passaggi aerei 78mila. Cioè sono svaniti oltre 13 milioni di passeggeri,il 70 per cento. A Napoli i passeggeri erano 1,1 milioni, sono stati 349mila (-68,4%).
«Dati drammatici» ha commentato Fabrizio Palenzona, presidente di Assaeroporti. Il settore è in ginocchio: i passeggeri dall’estero sono pochissimi, regge - se così si può dire - il traffico in Italia dove hanno riprogrammato molti dei loro voli le low cost. In profondo rosso sono i conti dei gestori aeroportuali sia per i mesi del lockdown con le attività ridotte a pochi voli al giorno, sia i pesanti investimenti resisi necessari per la riapertura a giugno e ora con il crollo da cifre da lockdown dell’ultima settimana. 
La porta del Paese, come sono ora gli aeroporti, è sì aperta, ma non passa quasi più nessuno.

 

«Gli aeroporti stanno affrontando una difficilissima crisi finanziaria e senza immediati interventi di sostegno diretto - continua Palenzona - sono a rischio migliaia di posti di lavoro e la realizzazione di investimenti e progetti di modernizzazione e sviluppo. Senza un piano di rilancio il comparto rischia di non risollevarsi con gravissime conseguenze per cittadini e imprese. Il Governo non deve abbandonare il sistema aeroportuale anzi deve investire su di esso perché strategico per le attività del Paese e per la ripresa dell’economia. Senza aeroporti il Paese si ferma».

La proposta delle società di gestione degli aeroporti è da tempo sul tavolo del governo che finora ha dedicato attenzione esclusivamente al solo salvataggio Alitalia dimenticando completamente gli aeroporti: un Fondo, con una dotazione di almeno 800 milioni di euro, a compensazione dei danni subiti dai gestori e un intervento per dodici mesi per la cassa integrazione ai dipendenti. 

Un fondo che i gestori aeroportuali intendono vincolato agli investimenti già realizzati per mettere in sicurezza le strutture e un piano di cassa integrazione straordinaria per sostenere il reddito del personale in attesa del superamento della crisi nel 2021 e la ripresa dei traffici aerei. 
Il fondo sarebbe analogo a quello già approvato dalla Commissione europea in favore degli aeroporti tedeschi e quindi avrebbe una corsia già aperta favorevolmente nell’esame dell’Ue.
È tuttavia indispensabile che lo stanziamento, per poter essere disponibile in tempi ragionevoli, sia inserito nella Legge di Bilancio. 

Per questo stamattina - in webconference - convocata dal capo di gabinetto del Mit Stancanelli si terrà un vertice tra i capi di gabinetto del ministeri dell’Economia, dei Beni culturali, del Lavoro, delle Politiche europee e la stessa Assoearoporti per avviare un confronto sulle misure a sostegno del settore. Un momento importante, preparato con molta cura da diversi attori del mondo aeroportuale per mettere in sicurezza il settore e preparalo al rilancio che sarà lungo e non semplice. L’associazione europea degli aeroporti stima che il traffico aereo tornerà ai livelli pre-covid tra il 2024 e il 2025. Quattro/cinque anni durante i quali assisteremo a crisi di vettori e di gestori. Per l’Italia questione delicatissima perché paese di destinazione turistica e, quindi, fortemente interessato agli alti volumi di traffico.

La stessa cosa per Napoli e la Campania dove lo sviluppo turistico degli ultimi anni è direttamente collegato alla crescita di Capodichino che prima della crisi aveva 104 collegamenti diretti e con l’opzione di Salerno avrebbe potuto avere un traffico complessivo nei prossimi anni di circa 18 milioni di passeggeri con innegabili riflessi sull’economia locale.
 

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