Coronavirus in Campania, ressa sugli aliscafi per le isole: «È saltata ogni cautela»

Lunedì 6 Luglio 2020 di Ettore Mautone e Antonino Pane

Folla, assembramenti, calca: non è la movida ma la legittima aspirazione di adulti e anziani, di andare finalmente in ferie dopo i lunghi mesi di lockdown per godersi un week end in spiaggia, sebbene a ombrelloni piazzati a distanza di sicurezza Sono giorni di sole e di vacanze nei luoghi preferiti. Le vie del mare, da Napoli, per i residenti e per chi giunge in città da altre regioni o anche dall’estero, sono un richiamo irresistibile ma anche un imbuto. Migliaia di turisti affollano in questi giorni i porti di Napoli e Pozzuoli per raggiungere le perle del golfo di Napoli: Ischia, Capri e Procida ma anche le mete della costiera Sorrentino amalfitana e del Cilento. Agli imbarchi e a bordo delle navi, su aliscafi e traghetti, il contrasto tra le regole del distanziamento sociale ancora in vigore - sia pure calmierate per decreto regionale e adattate alla stagione con la possibilità di occupare il 100 per cento dei posti disponibili - è stridente e si traduce, soprattutto sui traghetti, in una pericolosa deregulation. I passeggeri sono incuranti di ogni cautela e in pochi indossano la mascherina. 

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Un contrasto immediatamente percepito, soprattutto nel caso in cui a bordo vi siano medici e operatori sanitari impegnati in prima linea in tutti questi mesi di emergenza. Camici bianchi più consapevoli di altri del fatto che il virus in Italia continua a circolare sebbene a carica virale ridotta e confinato in focolai tenuti a bada soltanto grazie al ricorso a continui tamponi condotti a tappeto in molte comunità. Sintomatica, dello scollamento tra il rischio reale e la prevenzione e cautela dimenticati, è l’esperienza vissuta da Pina Tommasielli (raccontata nell’intervista) che domenica, di ritorno da Ischia verso Pozzuoli, non ha trovato alcuna collaborazione nemmeno nel capitano della nave. Tra i pendolari del week end da Ischia verso Napoli anche Raffaele Scarpa, docente ordinario di Reumatologia dell’Università Federico II, che ha raggiunto la città da Casamicciola. Racconta anche lui l’incredibile ressa all’imbarco, a bordo e infine all’arrivo per prendere un taxi. «È inconcepibile - sottolinea - che all’indomani di un’emergenza grave come quella che abbiamo vissuto nei mesi scorsi ora ogni cautela venga a cadere. Ieri sono tornato da Ischia partendo da Casamicciola, una bolgia infernale, nessuna precauzione. Da medico ritengo che non sia tollerabile quello che accade in questi giorni con la presenza di tanti turisti che probabilmente si aspettano anche maggiori misure di sicurezza anticontagio per continuare a scegliere Napoli e l’Italia come meta per le vacanze. Ho visto materializzarsi situazioni pericolosissime, con decine e decine di persone letteralmente ammassate l’una sull’altra. La percezione comune del pericolo è ormai inesistente. Bisognerebbe fare qualcosa - conclude - per far rispettare l’obbligo della mascherine a bordo». 
 

 

La replica delle compagnie di navigazione non si è fatta attendere. Salvatore Lauro, presidente di Volaviamare, la società capofila del gruppo, riconosce il valore della prevenzione e del distanziamento sociale ma avverte: «L’ordinanza regionale di sabato scorso ci consente di riempire il 100% dei posti disponibili, ciononostante sui nostri mezzi ne lasciamo liberi una cinquantina per ogni corsa. Nella zona del porto compete alla capitaneria controllare l’uso delle mascherine e del gel disinfettante. Purtroppo gli spazi sono piccoli e tutti si accalcano quando scatta il via all’imbarco. In ogni caso intendiamo collaborare con le autorità sanitarie e rafforzeranno i controlli e gli avvisi». Emanuele D’Abundo amministratore delegato di Med Mar invece ricorda come le compagnie abbiamo armi spuntate: «Conformemente all’ordinanza regionale abbiamo viaggiato col pieno dei posti. Una volta fatti salire a bordo i passeggeri il personale gira e avverte che bisogna usare mascherine. Spesso per questioni organizzative prima di partire ripetiamo avvisi in varie lingue ricordando l’obbligo ma dopo essere salpati non abbiamo nessun potere coercitivo, in navigazione non possiamo obbligare nessuno ad indossare la mascherina. Solo sulle banchine possiamo chiedere l’intervento alla capitaneria, a bordo possiamo solo ricordare gli avvisi. I comportamenti attengono anche alla responsabilità individuale». È un errore pensare che la convivenza col virus significhi non usare più alcuna precauzione - conclude Alessandro Perrella, infettivologo del Cardarelli e componente dell’Unità di crisi regionale sul Covid-19 - se possiamo permetterci queste liberalità lo dobbiamo alle restrizioni e al distanziamento. A maggior ragione se si consente di occupare tutti i posti su un traghetto l’uso della mascherina è tassativo così come la igienizzazione dei mezzi e delle mani.

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 13:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA