La voragine del turismo, ora servono spot e ottimismo

Venerdì 22 Maggio 2020 di Stefano De Falco
Alla stregua ormai di un processo industriale distribuito in fasi diverse di lavorazione siamo tutti -giustamente finora - abituati a ragionare in relazione a categorie di prescrizioni cogenti e attività ammesse. Tuttavia, inizia a palesarsi un pericoloso effetto legato a tale approccio ed è quello di impiegare una semeiotica specializzata riferita alla sola fenomenologia epidemica che da mesi ha attanagliato il mondo intero. La specializzazione è ravvisabile nella esclusiva considerazione della sintomatologia medica attribuibile agli effetti del Covid, quale unica o comunque prioritaria bussola di riferimento persistente in grado di tracciare la rotta da seguire, indipendentemente da eventuali “tempeste” e “burrasche”, per restare al gergo marinaresco, segnalate da altri strumenti di rilevazione.

Come evidente nel sentire comune e ribadito con maggiore enfasi col passare dei giorni, occorre invece non trascurare la non meno grave sintomatologia di natura economica sviluppatasi in seno agli effetti indiretti della pandemia.  In tale cornice economica, particolarissima attenzione occorre porre sul settore del turismo, tra i più colpiti dagli effetti dell’onda epidemica (stime dell’OCSE indicano una previsione di un calo del 45% del turismo internazionale nel 2020).

Una prima questione da fugare è ricordare cosa rappresenta il turismo oggi, non un semplice settore complementare, addirittura alternativo secondo alcuni, ai consolidati cluster produttivi, ma un macro-comparto nel quale si sviluppano intere filiere di natura e forma diversa, basate su cluster polverizzati di piccole e micro-imprese, che rappresentano i fondamentali gangli del sistema economico a livello paese e soprattutto a livello regionale. Secondo stime della Banca d’Italia del 2018, il settore turistico genera direttamente più del 5% del PIL nazionale (il 13% considerando anche il PIL generato indirettamente) e rappresenta oltre il 6% degli occupati. 

A livello regionale, la Campania risulta essere la prima regione del Mezzogiorno per flussi turistici con un gettito di circa 10 miliardi di euro l’anno. Nel triennio 2016-2018 - come dimostrano i dati del recente XXII Rapporto sul Turismo Italiano curato dal CNR-IRISS - gli arrivi sono cresciuti ad un tasso medio annuo pari al 5,17%, significativamente più elevato rispetto al medesimo valore riferito all’intero paese che si è attestato sul 3,1%. Dal 2015 al 2018 le imprese di tutto il sistema turistico campano sono cresciute complessivamente di circa il 10,6% raggiungendo le 65.215 unità con una crescita del 23,7% del numero di addetti passati da 140.235 a 173.456.

La caratteristica fondamentale del settore turistico è divenuta la trasversalità e l’integrazione con altri comparti anche culturalmente e tematicamente molto distanti fino a pochi anni fa, come ad esempio il settore dell’ICT. Tecnologia e turismo costituiscono invece attualmente un binomio indissolubile che ha creato negli anni un mercato altamente disruptive. I portali delle destinazioni, le OTA (online travel agency), i motori di ricerca specializzati, i portali di recensione e i social media rappresentano ormai meta-facilitatori di amplificazione degli elementi costitutivi del marketing territoriale rinforzando enormemente i flussi turistici garantendo anche una continuità del carico, atta ad assicurare a sua volta una continuità nella domanda di lavoro diretta e indiretta del settore.

Una seconda questione attiene, pertanto, alle modalità di ripresa post lock down che devono essere attuate per assicurare un ripristino del ciclo economico delle attività di tutte le filiere turistiche.

Queste devono partire da un presupposto fondamentale, un concetto base per la strategia di rilancio, quello che gli americani definiscono in un solo termine, trust. È necessaria, cioè, da un lato una infusione di fiducia da parte dei sistemi di governance regionale verso il sistema delle imprese e degli operatori del settore turistico in relazione alle loro solide competenze e alla loro elevata capacità di gestire e confinare l’eventuale rischio residuale di contagio. Senza paletti imposti ma mediante auto-responsabilizzazione. Dall’altro occorre un piano strutturato di marketing territoriale che, sulla base della fiducia riposta, sia tutto proteso verso una comunicazione che enfatizzi il valore e la sicurezza della fruizione dei servizi turistici offerti dal territorio regionale. Mai come in questo momento comunicare è fare! E occorre tempestivamente fare turismo per ri-innescare il circolo virtuoso dell’incrocio tra domanda aggregata (spesa per servizi turistici delle famiglie e investimenti delle imprese del settore e dello Stato) e offerta delle facilities e dei servizi turistici.

La contraddizione in termini che rende paradossale il momento vissuto da tale settore è l’identificazione della fruizione turistica, ipso facto associata a categorie mentali e percettive basate sul relax, sulla tranquillità, sulla evasione e sul benessere psicofisico, con una possibile sorgente di innesco di dinamiche pericolose e in quanto tali ritenute ansiogene. Una identificazione in parte ingenerata da una narrazione conservativa parossistica che però può indurre uno scenario in grado di creare più macerie di natura economica di quelle già generate dalla pandemia e dal lock down nel breve periodo. Ossia un brusco e irreversibile cambio di paradigma del consumatore/fruitore-turistico condizionato verso profili comportamentali differenti e totalmente discontinui rispetto ai decenni precedenti dal II dopo guerra ad oggi. Una “retrotopia” piuttosto che un’utopia per dirla alla Bauman.

In questo senso deve essere chiaro, anzi cristallino, l’impegno comunicativo di tutte le istituzioni preposte, di ogni ordine e grado, nel promuovere e valorizzare l’offerta turistica del territorio enfatizzando la condizione di assoluta sicurezza della fruizione scevra ormai da ogni timore che giustamente ha caratterizzato periodi precedenti, e di fiducia nelle strutture ricettive e in tutti gli stakeholders a vario titolo coinvolti.

Senza una rinascita economica soprattutto nel settore turistico non potrà esserci alcuna palingenesi post Covid in nessuna attività, in quanto l’interdipendenza settoriale è talmente radicata in ogni ambito sociale, culturale e produttivo che non può ritenersi ininfluente. Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA