CORONAVIRUS

Coronavirus, fase 2: nei negozi controlli su chi entra. Dipendenti pubblici al lavoro anche il sabato

Venerdì 24 Aprile 2020
Coronavirus, fase 2: nei negozi controlli su chi entra. Dipendenti pubblici al lavoro anche il sabato

ROMA Un’apertura lenta e graduale per evitare rischi e contagi di ritorno, con il Comitato scientifico che continua a frenare e le amministrazioni regionali che accelerano. Al centro delle attenzioni dell’Istituto superiore di sanità ci sono le attività commerciali: tutti quei luoghi considerati “pericolosi”, perché generalmente ci si perde tempo, si indugia, si chiacchiera: dai supermercati ai negozi di abbigliamento, alle profumerie, alle librerie.

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L’Iss detta le regole e stabilisce che non si debba andare a fare la spesa se si ha sintomi sospetti, come febbricola e naso che cola. La lista della spesa, poi, dovrà essere dettagliata e già compilata. Distanze di oltre un metro da rispettare sempre, così come l’uso delle mascherine e dei guanti. Le indicazioni sono contenute in un report realizzato dal Gruppo Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Istituto superiore di sanità. Tra le indicazioni si raccomanda al personale operante negli esercizi di vendita di attenersi «in modo scrupoloso alle buone pratiche igieniche, che devono comprendere anche la gestione delle pulizie, il controllo degli accessi nei supermercati, la distribuzione di prodotti igienizzanti per le mani». Anche il consumatore deve seguire una serie di misure che riguardano «la sistemazione della spesa, il lavaggio delle mani, la separazione dei prodotti crudi e di quelli cotti nel frigorifero, la disinfezione delle superfici di casa».

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GEL E SANIFICAZIONE
Ma non è tutto, resta il nodo della sanificazione dei locali e degli abiti nei negozi di abbigliamento, che dovranno comunque provvedere a igienizzare di frequente i camerini. Vicino alle casse dovrà esserci il gel disinfettante, ma soprattutto l’attenzione dovrà essere concentrata sugli ingressi: a seconda delle dimensioni dei locali si potrà fare accedere una o più persone, con controlli severi.
A partire dal 4 maggio, poi, riapriranno i parchi, con ingressi contingentati e controlli per evitare assembramenti, mascherine sui mezzi pubblici, tariffe diverse a seconda dell’orario di autobus, treni e metro, «sensi unici» in ingresso e in uscita da stazioni e aeroporti, camerieri con guanti e mascherine obbligatorie, ripresa di Lotto e Superenalotto con le estrazioni che verranno effettuate «nel rispetto delle misure di sicurezza sanitarie», niente campi estivi e oratori. Una questione, quest’ultima, che riguarda i più piccoli, e che ha messo uno contro l’altro il presidente del Css e membro del Cts Franco Locatelli e la ministra Elena Bonetti.

«L’estate può essere un momento di recupero delle attività ludico-sportive per i bambini, però scordiamoci i campi estivi e scordiamoci gli oratori, questo deve essere chiarissimo», ha dichiarato il primo. «Non ce li scordiamo, li organizziamo in modo sicuro per la salute di tutti - ha ribattuto la ministra - i genitori devono tornare a lavorare, la scelta è responsabilità della politica». Anche sulla possibilità di spostarsi da una regione all’altra per chi abita nei territori di confine sembra esserci un’apertura, anticipata sempre da Locatelli. 
Se e quando riaprire bar e ristoranti è un altro tema molto dibattuto. Plausibile che si parta l’11 maggio, anche se c’è chi vorrebbe anticipare almeno l’asporto e chi, soprattutto per le attività più a rischio come i parrucchieri, posticipare al 18. Sempre l’11 maggio è la data in cui terminerà la sospensione delle udienze civili e penali. L’altra novità abbastanza sostanziale è la libertà concessa agli uffici pubblici, dal ministro Fabiana Dadone, di aprire anche il sabato sempre per i servizi indifferibili.

Le varie amministrazioni dunque, a partire da quella della Capitale, potranno in autonomia organizzare il lavoro dei dipendenti spalmandolo su sei giorni. Attenzione però: questa novità non cambia l’uso spinto dello smart working nella Pa (anche se c’è l’ipotesi di un’alternanza con la sede fisica di lavoro). Su circa 3,2 milioni di addetti, il 2,5 da quando è scattato il lockdown sono in «lavoro agile» da casa. Con la fase 2, ragiona Dadone, non cambierà «nulla perché finora le nostre attività non hanno avuto un blocco». Ecco perché al ministero stanno già pianificando il terzo step, quando il virus sarà stato sconfitto dal vaccino. A partire dal 4 maggio dunque lo smart working resterà una «modalità ordinaria». Da mantenere anche per il futuro con una media «pari al 30%». Intanto, da maggio, anche gli sportelli di Comuni, Regioni e amministrazioni centrali si adegueranno allo spirito del tempo: per evitare assembramenti i certificati saranno disponibili anche di sabato.

Ultimo aggiornamento: 18:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA