Migranti, caos sbarchi e boom di contagi. Il Viminale ai Prefetti: test a tutti gli irregolari

Mercoledì 12 Agosto 2020 di Lucilla Vazza

Continuano senza sosta gli sbarchi a Lampedusa, ma anche nel Sud della Sardegna, che diventa il secondo approdo più gettonato per imbarcazioni di fortuna, che arrivano alla spicciolata in tutta la costa meridionale dell’isola, ma soprattutto a Sant’Antioco, Porto Pino e Santa Margherita di Pula. E se nell’isola siciliana, nelle 24 ore di ieri, sono stati otto gli arrivi per un totale di oltre 120 persone accolte nell’hotspot di Imbriacola (che ha così superato le 360 presenze a fronte di una disponibilità massima di 192 posti), in Sardegna, sempre ieri, gli arrivi sui barchini hanno fatto contare 80 persone, quasi tutte di nazionalità algerina. E aumenta il numero di stranieri risultati positivi al Covid. 

Quello che resta però ancora in alto mare è il varo del protocollo unico del ministero dell’Interno, validato dal ministero della Salute e del Cts, con le procedure per i test anticovid ai migranti. La stessa ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, due giorni fa in un’intervista al direttore del quotidiano della Cei Avvenire, ha spiegato di pretendere il tampone per chiunque arrivi, perché, parole sue, «all’inizio ai migranti si faceva il sierologico ma poi capitava che magari chi era negativo casomai diventava positivo col tampone. Adesso stiamo facendo i tamponi a tutti». Dove però “adesso” e “all’inizio” appaiono termini vaghi. Di sicuro esiste un protocollo specifico, emanato fin dal 31 luglio scorso, che prevede il tampone per tutti i migranti e in cui sono riportate tutte le indicazioni operative messe a punto dall’Inmp (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà), l’ente del ministero della Salute che collabora direttamente con l’Oms sui temi della salute dei migranti. 
 


Le linee guida sono consultabili liberamente sia sul sito dell’Inmp sia su quello del ministero della Salute e riportano in modo dettagliato tutte le modalità per la gestione di strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria nel quadro dell’epidemia di Covid-19, con un articolato capitolo che riguarda proprio la salute dei migranti. Per questo motivo, dopo una settimana dalla pubblicazione on line, il 6 agosto scorso, il ministero dell’Interno ha inviato il vademecum a tutti i prefetti, oltre che alla Valle d’Aosta e alle Province autonome, perché si attivassero secondo le procedure stabilite. Nella missiva del Viminale, che il Mattino ha avuto modo di consultare, si legge che si prevede «sin dal momento dell’ingresso sul territorio nazionale, l’analisi dei tamponi per tutti i migranti e le conseguenti azioni di isolamento e/o quarantena a seconda del rischio (…). Per l’ingresso nei Cpr è previsto il tampone eseguito nelle 48 ore precedenti». Dunque dopo il caos in cui ogni regione ha gestito autonomamente il tracciamento sui migranti, per cui in alcuni casi sono stati effettuati i test sierologici con prelievo di sangue venoso e in altri quelli rapidi per cui basta una goccia di sangue prelevata sul dito (a più alto rischio di falsi negativi), ora le procedure che mettono ordine alla confusione ci sono e includono l’organizzazione efficiente degli spazi, i distanziamenti e tutte le operatività per scongiurare nuovi contagi, ma anche i protocolli dei rapporti tra le Asl e gli enti del terzo settore. 

Se questo diventerà o è già il documento-guida sulla gestione del tracciamento di chi sbarca in Italia però non si è capito bene, intanto esiste ed è a disposizione delle prefetture. Ieri Ruggero Razza, l’assessore della sanità della Regione Siciliana, dopo aver appreso che all’hotspot di Pozzallo altri 64 migranti sono risultati positivi al Coronavirus, portando il totale dei casi a 73, ha scritto sui social: «Tutto questo in un solo giorno! Spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma. Le (non) decisioni adottate - aggiunge - stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza». Chissà, forse nemmeno l’assessore Razza aveva visto le linee guida dell’Inmp su cui non è stata fatta forse abbastanza pubblicità. E non se ne capisce il motivo.
 

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