Covid e ospedali, ora in Campania si accelera: recuperati 382 posti letto

Domenica 25 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Arriva una buona notizia è sul fronte dei posti letto: il lavoro febbrile dei manager di Asl e ospedali, per attuare la cosiddetta “Fase D” nelle ultime 24 ore ha subito una netta accelerata. I margini sono anche più ampi di quelli preventivati e si è andati oltre i 1.651 posti richiesti dalla Regione dieci giorni fa. I posti letto di terapia intensiva complessivi disponibili, a quota 227 sono più che sufficienti a fronte di 105 occupati e quelli di degenza complessivi subiscono un balzo in avanti arrivando a 1.500 su 1.118 occupati. Recuperati dunque in un giorno ben 386 letti in più nei reparti delle cinque province con una riserva libera di ben 382 posti a fronte dei soli 24 che residuavano venerdì. Un vantaggio che il governatore della Campania Vincenzo De Luca non manca di rimarcare: «Diversamente da quanto sostenuto da Massimo Gramellini, si conferma che la Campania ha posti letto sufficienti, soprattutto per le terapie intensive, per far fronte all’attuale emergenza» scrive in un post su Facebook il presidente della Regione in risposta a un articolo pubblicato dal Corriere della Sera. «Gli epimdemiologi confermano - prosegue De Luca - che è in crescita la gravità delle condizioni dei pazienti Covid. Ho mostrato la Tac di un paziente semplicemente per rendere chiara a tutti la serietà del problema che abbiamo di fronte. La proposta di misure restrittive che avanzo è legata alla valutazione dell’Unità di crisi e ha l’obiettivo di frenare l’espansione dell’epidemia a tutela dei nostri concittadini. Ogni altra interpretazione è gratuita». 

 


Sono nove i malati di Covid-19 che ieri hanno varcato la soglia di un reparto di Terapia intensiva in Campania a causa di un quadro severo di insufficienza respiratoria e ben 79 i pazienti bisognosi di assistenza ospedaliera che hanno avuto bisogno di un ricovero in un Covid center a causa della polmonite. I contagi galoppano al ritmo di 1.500 al giorno per un totale di 15.378 nuovi positivi negli ultimi dieci giorni di cui il 93 per cento è asintomatico, o accusa lievi sintomi, e il 7 per cento va in ospedale ma tra i nuovi contagiati sono solo 58 quelli indicati con sintomi evidenti dell’infezione. Ciò vuol dire che una consistente fetta di quelli che approdano in una corsia ospedaliera provengono dalla platea che finora era confinate a casa in quarantena o in isolamento, asintomatici o sintomatici che fossero. Una fetta di malati conclamati che un mese fa era trascurabile e che invece ora assume contorni sempre più ampi. Questo è un pessimo segnale e uno dei principali parametri che preoccupano i tecnici dell’unità di crisi regionale. Una spia dell’epidemia accesa anche sul trend crescente di nuovi positivi e sulla percentuale di contagi rispetto ai test effettuati (circa il 16/18 per cento). Il tutto condito da un indice di infettività che galleggia appena sotto il valore due che, di fatto, imprime un ripido profilo esponenziale alla curva di espansione. Insomma i tanti focolai accesi da quest’estate sono diventati roghi sempre meno controllabili e che inducono ad adottare drastiche misure di spegnimento. 

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Napoli e la sua provincia continuano a soffrire: sia perché i casi continuano a concentrarsi nell’area metropolitana (ieri i nuovi positivi al Coronavirus sono risultati 980 di cui 390 nei vari quartieri della città), sia perché qui i principali Covid center (Cotugno, Ospedale del Mare, Loreto, Policlinici) registrano da settimane pochi posti ancora disponibili e solo nelle rianimazioni. Una boccata d’ossigeno è arrivata con l’attivazione del Covid resort della Asl a Napoli est. Nella struttura multipiano dotata di 88 posti di tipo alberghiero affidati alle cure di un infermiere, per ora ospita sei persone tra dimessi da ospedali in quarantene di guarigione e persone in cerca di un luogo adatto alternativo al domicilio in cui trascorrere l’attesa della negativizzazione. Su Napoli, tuttavia, insiste una platea di circa 23.500 casi da seguire, tra sintomatici e asintomatici, che ormai sfuggono al lavoro di monitoraggio e tracciamento dei dipartimenti di prevenzione. Numeri che danno luogo a ritardi e disfunzioni, nella effettuazione di tamponi, sgretolando il concetto di presa in carico del malato oggi lasciato in balia delle limitate possibilità del medico di famiglia.
 

Ultimo aggiornamento: 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA