«Così faccio rivivere la Napoli ‘44 di Lewis»

Venerdì 11 Marzo 2016 di Oscar Cosulich

 Norman Lewis nella seconda guerra mondiale era ufficiale alleato al seguito dell’esercito americano nell’Italia meridionale. L’esperienza è diventata nel 1978 il volume «Napoli ’44», che documenta gli orrori e le difficoltà degli italiani durante la guerra. E «Napoli ’44» è il titolo del docufilm di Francesco Patierno, prodotto da Davide Azzolini (Dazzle Comunication) con Rai Cinema e con il contributo del Mibact, che mescola materiale di repertorio, fotografie, spezzoni di film d’epoca e riprese della Napoli d’oggi, per far rivivere il volume attraverso i timbri e la recitazione della voce di Benedict Cumberbatch, uno dei più talentuosi interpreti della scena internazionale. Il film, il cui montaggio sarà ultimato tra maggio e giugno, è stato presentato in prevendita al mercato del Festival di Berlino, ottenendo immediato riscontro internazionale.

Patierno, come nasce «Napoli ’44»?
«La genesi del film è “paterna”: io vivo a Roma da un po’ di tempo e due anni fa ero a Napoli a pranzo con mio padre. Durante il pranzo mio padre mi ha parlato della guerra e delle sue esperienze, incitandomi a leggere “Napoli ’44” perché, ha detto, “è un libro incredibile, ci sono cose che nemmeno gli italiani hanno mai scritto”. Leggerlo ed entusiasmarmi è stato tutt’uno: ho scoperto che, mentre in Italia il libro non è molto conosciuto, all’estero è oggetto di un vero e proprio culto. Dagli eredi di Lewis c’era la fila per ottenere i diritti cinematografici del volume».

Come ha battuto la concorrenza?
«Mi ha aiutato il fatto che avevo già diretto il documentario “La guerra dei vulcani”, sulla fine del rapporto tra Roberto Rossellini e Anna Magnani e l’inizio di quello con Ingrid Bergman. Alla famiglia Lewis il mio approccio alla storia era piaciuto, così non solo ci hanno dato i diritti, ma abbiamo anche avuto l’accesso completo agli archivi di Norman Lewis, la possibilità di parlare col suo biografo e di scoprire come Lewis fosse un inglese molto particolare, capace di mescolare una grande passionalità al tradizionale equilibrio britannico».

Questo non è un documentario classico come «La guerra dei vulcani», però.
«Questa volta, oltre al materiale d’archivio, tra cui sequenze documentarie e foto rarissime, che abbiamo trovato negli archivi del Luce e in quelli statunitensi e britannici, oltre agli spezzoni dei film d’epoca, c’è anche una parte cinematografica contemporanea».

Perché?
«L’idea del racconto è quella del “ritorno” emotivo di chi ha scritto il libro nella Napoli odierna, alla ricerca di persone, luoghi e immagini della Napoli del 1944. Le riprese di questa parte del film le giro in aprile: a quel punto avrò già un premontato del film e potrò capire meglio cosa (e dove) inserire, rimanendo entro i novanta minuti di durata». Cumberbatch come è entrato nel progetto? «Benedict conosceva già il testo di Lewis e lo amava, la parte contrattuale è stata facile. Il nostro rapporto è stato immediato. La cosa più complicata era trovare il momento giusto per andare a Londra a registrare la sua parte, considerando che era impegnato con le repliche teatrali dell’“Amleto” e le riprese del film Marvel “Doctor Strange”, che uscirà in ottobre».

Com’è stato dirigere una star planetaria?
«Quando lavori con attori di questo spessore, che scelgono con cura quello che vogliono, o non vogliono interpretare è una benedizione: il loro impegno è totale. Benedict si è riletto il libro, ha studiato la sceneggiatura ed è andato a ricercare le fonti: quando siamo stati a Londra per incidere la sua voce avevamo pochi giorni a disposizione, ma lui è stato disponibilissimo. Veniva nello studio senza assistente, si portava il mangiare da casa e non si è mai mostrato nervoso con nessuno: era concentrato solo sul lavoro. Ci ha donato un’interpretazione superba e commovente. Ricordo ancora l’ultimo giorno di lavoro: avevamo finalmente finito, eravamo stravolti dalla stanchezza, la mattina dopo all’alba Benedict doveva essere sul set di “Doctor Strange”, ma prima di salutarci ci guarda e ci chiede se poteva ripetere due cose. Non sapevamo se piangere o ridere: mai vista una tale dedizione!».

Come uscirà il film in Italia per non perdere la sua voce?
«“Napoli ’44” nasce come progetto internazionale. Quando il film uscirà da noi ci saranno delle copie in versione originale sottotitolata, mentre per il doppiaggio ci porremo il problema di come affrontarlo quando sarà il momento».

E dopo «Napoli ’44»?
«Ho appena finito di scrivere un nuovo film di finzione, che segna il mio ritorno a Napoli. Sarà pronto nel 2017 ed è il frutto di tutte le cose accumulate dopo “Pater familias” e che, finora, non avevo avuto la forza, o il coraggio, di affrontare. È il ritorno al Dna originale, intenso, del mio cinema. Poi c’è una serie tv».

Una serie tv?
«Sì, sono in fase di scrittura. È una serie in dodici puntate, sul modello delle serie americane, ambientata in Italia, ma con un’impronta internazionale. Anche per questa però bisogna aspettare il prossimo anno».

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