Perrella (Cardarelli): «Scuole aperte, inevitabile aumento dei casi. I ragazzi asintomatici portano il virus a casa»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Ettore Mautone
Perrella (Cardarelli): «Scuole aperte, inevitabile aumento dei casi. I ragazzi asintomatici portano il virus a casa»

Alessandro Perrella, medico infettivologo del Cardarelli, specialista in aerobiologia, componente della squadra di tecnici che coadiuva l’Unità di crisi regionale considera la scuola un elemento di sicuro impatto sull’epidemia in quanto elemento moltiplicatore della circolazione del virus. 


Dottore quanto incide l’apertura delle scuole sulla diffusione del contagio? 
«Da un punto di vista scientifico l’impatto sui contagi è ancora oggetto di studio. Esistono due scuole di pensiero basate su ricerche e e pubblicazioni a cui aggiungerei un terzo orientamento emergente a cui noi, come Campania, aderiamo alla luce dell’esperienza fin qui maturata». 
Cosa dicono questi studi e di quali orientamenti si tratta? 
«I primi dicono che l’attività scolastica non impatta e gli studi sono condotti soprattutto in Oriente e in Asia. I secondi, di scuola europea e americana dicono, che ha un notevole impatto». 
Ma in Cina hanno appena chiuso... 
«Hanno anticipato la chiusura di due settimane: anche lì è in corso la campagna vaccinale che nessuno vuole vanificare ma comunque in quel mondo la chiusura è avvenuta solo nel picco iniziale all’interno di un lungo lockdown totale e generalizzato». 
La terza linea che seguite voi? 
«Non considera la scuola come elemento a se stante foriero di focolai e di picchi epidemici ma ne considera l’impatto all’interno di altre variabili e di altri elementi di circolazione virale che si sommano e moltiplicano in maniera più complessa». 

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La scuola funziona da moltiplicatore? 
«Esatto ma soprattutto coinvolge una popolazione giovane che resta per molte ore insieme condividendo anche il momento del pasto coinvolgendo i trasporti, luoghi e circostanze sociali in cui i sistemi di sicurezza sono fatalmente destinati a fallire alimentando assembramenti e focolai. I contagi restano asintomatici per molti giorni fino ad emergere nei nuclei familiari. In questi casi il contact tracing avviene troppo tardi». 
E quindi? 
«Noi in Campania abbiamo sempre agito sulla base di scenari predittivi attraverso algoritmi matematici e l’uso di intelligenza artificiale. Lo scenario che avevamo tracciato verso la prima metà di ottobre ci diceva che entro il mese di novembre avremmo avuto un incremento piuttosto significativo dei contagi. Così abbiamo ipotizzato tutte le misure possibili per minimizzare l’incremento. Dall’uso delle mascherine, alla chiusura dei ristoranti, al coprifuoco. La chiusura della scuola era uno degli elementi. Ovviamente questo serviva per mitigare l’epidemia non azzerarla». 
C’è chi obietta che anche a scuole chiuse avete avuto un leggero aumento... 
«Si ma non è l’impennata scaturita dall’apertura. Avremmo preferito rimandare l’apertura per consolidare un ulteriore miglioramento della curva epidemica. Ora possiamo puntare solo su distanziamento, mascherine, lavaggio delle mani, screening tra insegnanti e personale con tamponi rapidi». 

 

Ci spiega come agisce questo fattore di amplificazione? 
«La Campania oggi ha il più basso livello di contagio in Italia e una discreta riserva di posti letto con cui affrontare i mesi più difficili della stagione invernale. Ciò non vuol dire che non ci possa essere una nuova ondata. Tutti si muovono liberamente e riapriamo la scuola. Il caso tipico è quello di Mario, scolaro che al supermercato tocca un prodotto o una maniglia nel palazzo contaminata. Il bambino torna a casa si tocca occhi, naso o bocca e si infetta. Resta asintomatico. Va a scuola e trasmette a Franco, il suo amico il virus. Anche Franco è asintomatico. Nell’arco di una settimana questi due scolari trasmettono il virus a 100 persone in classe e fuori. Ognuno porta a casa l’infezione che ci mette diversi giorni per manifestarsi negli adulti suscettibili. Quando accade si accendono le spie e le Asl devono ripercorrere a ritroso un percorso molto ampio in cui è impossibile circoscrivere i focolai che si sono generati. Nell’arco di un mese questi focolai si diffondono sui luoghi di lavoro arrivando ai nonni, agli anziani, ai fragili. La cura epidemica torna a crescere e si ripete quello che abbiamo già visto». 
Ma la scuola da sola quanto impatta in termini numerici? 
«Se si guarda solo alla scuola pur con tutta una serie di sistemi di prevenzione per ridurre l’impatto abbiamo avuto almeno 30 mila infezioni in più. Come del resto avevamo previsto dall’algoritmo. Sappiamo bene il valore della scuole sulla formazione ed educazione dei giovani ma sappiamo anche cosa cosa costa in termini epidemici». 
Adesso che si apre cosa si prevede? 
«Potrebbero incrementarsi i contagi. È una dinamica della diffusione del virus».

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Ultimo aggiornamento: 21:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA