Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Napoli, gli infermieri No vax in lacrime: «Così abbiamo distrutto le dosi di vaccino»

Martedì 1 Febbraio 2022 di Leandro Del Gaudio
Napoli, gli infermieri No vax in lacrime: «Così abbiamo distrutto le dosi di vaccino»

Piange, chiede scusa, ammette. Confessa quello che è ormai da giorni sotto gli occhi di tutti, prova anche a limitare i danni. Parola di Giuliano Di Girolamo, finito in cella per una sorta di patto con i No vax: 150 euro per buttare la fiala nella spazzatura, assicurando un green pass a finti vaccinati liberi di infettare. Dopo di lui, tocca al complice Rosario Cirillo, che va dritto al sodo: «L’ho fatto per soldi... non so altro». Confessano, si pentono i sanitari finiti in cella la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta su quanto avvenuto nei giorni difficili della quarta ondata, in alcuni box a Capodimonte. Restiamo al racconto di Giuliano Di Girolamo, il primo a confessare. Difeso dall’avvocato Marco Sepe, l’infermiere dell’Asl chiede scusa a tutti, al punto tale che la sua versione viene interrotta dalle lacrime. È in cella da mercoledì scorso, risponde da remoto alle domande del gip Enrico Campoli, in presenza del titolare dell’inchiesta, il pm Henry John Woodcock, con un obiettivo ben chiaro: definire il perimetro delle proprie responsabilità. 

Ma c’è un primissimo elemento che emerge dalle pieghe di questa storia. Ed è un dato cronologico: stando a quanto raccontato da Di Girolamo, le prime richieste di buttare via la dose risalgono allo scorso settembre. Quindi almeno due mesi prima del focus in cui si concentra l’inchiesta (che batte sul via vai di finti immuni tra novembre e dicembre), a conferma di un sistema più ampio e ramificato all’ombra degli hub di Capodimonte. Ha spiegato il primo infermiere: «Vennero da me a settembre, ma rifiutai. Poi sono tornati a novembre, dicendomi che c’era gente che voleva il certificato verde ma che non volevano farsi il vacccino. Avevo bisogno di soldi, dovevo pagare delle tasse, non sapevo come fare e ho detto di sì, mi sono prestato».

LEGGI ANCHE ​Napoli, rete di insospettabili a sostegno dei No vax 

Tocca a Cirillo rispondere al gip. È assistito dal penalista Daniele Pasquariello e si limita ad ammettere l’evidenza, di fronte alle immagini ricavate da una telecamera nascosta all’interno di uno dei box della Fagianeria. Poi chiarisce: «Sono un operatore socio sanitario, non sono io a fare le finte inoculazioni. Sì, è vero, il grosso delle telefonate da parte dei “clienti” giungevano a me, ma qualcuno chiamava anche il mio presunto socio». Dunque? Chi ha creato il link tra i due indagati e i No vax camuffati da persone oneste? È il punto su cui stanno battendo gli inquirenti, anche stando a quanto emerge dalle domande che vengono poste nel corso dei due interrogatori di garanzia. Perché una quarantina di cittadini si rivolgevano ai due infermieri? Chi li ha veicolati all’interno dello stesso box, nei giorni caldi della quarta ondata? Ma soprattutto: che rapporto c’era con vigilantes e addetti al sistema di sicurezza dell’hub di Capodimonte?

Video

Inchiesta che nasce dalla segnalazione fatta dal direttore generale dell’Asl Napoli uno, il manager Ciro Verdoliva, che si è arricchita del lavoro dei carabinieri del Nas, capaci di piazzare una videocamera al posto giusto. Per giorni lo stesso copione, con decine di dosi di vaccino disperse in un batuffolo di ovatta, in cambio di 150 euro per ogni bluff. Poi sono arrivate le intercettazioni che hanno confermato l’andazzo. Si torna al punto di partenza, quello legato alla regìa di una trama probabilmente più ampia, anche alla luce dello spessore delle persone che si rivolgevano ai due sanitari. Parliamo di dipendenti del ministero dell’Interno e della Istruzione, ma anche di facoltosi imprenditori e soggetti insospettabili. Napoletani e no. C’erano addirittura contatti dalla Puglia, a conferma dello spettro di interessi che ruotava attorno all’infermiere e al suo socio. Ha spiegato Di Girolamo al gip: «Non so chi portasse i clienti, non ero io il primo contatto di quelle richieste». Facile a questo punto intuire le mosse degli inquirenti, alla luce del sequestro di telefonini cellulari che sono stati operati a decine di “No vax” la scorsa settimana. Si scava nella memoria informatica, con l’obiettivo di risalire all’anello mancante: il regista di un’operazione decisamente più ampia costruita alle spalle della sanità campana.

Ultimo aggiornamento: 16:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA