Dopo il Covid le tasse: stangata in arrivo per 600mila napoletani

Giovedì 13 Agosto 2020 di Valerio Iuliano

Le cartelle esattoriali torneranno in autunno. Con il decreto di agosto verrà sancita un’ulteriore proroga all’attività di riscossione dell’Agenzia delle Entrate e a quella di notifica di nuovi atti. La scadenza dei termini per le cartelle dell’ex Equitalia sarà fissata per il 15 ottobre 2020, con un mese e mezzo in più rispetto alla precedente data del 31 agosto. E dalla proroga deriva anche lo stop ai pignoramenti di stipendi e pensioni. L’obiettivo del governo, già dichiarato durante il lockdown con il primo rinvio fissato a marzo, è quello di non aggravare la crisi di milioni di famiglie e imprese, già messe a dura prova dalla recessione. Le notifiche per tasse, tributi e multe non pagate riguardano un numero elevatissimo di contribuenti. 

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In Campania le cartelle che l’ex Equitalia invierà a ottobre sono, in tutto, 956.988, un numero inferiore, tra le regioni italiane, solo a quello del Lazio. Una parte consistente delle notifiche - circa 600mila - toccherà a Napoli e provincia, un territorio tradizionalmente ai primi posti delle graduatorie dei contribuenti morosi. Nell’ampio dibattito sulla riforma del fisco, ritornata attuale nelle ultime settimane con le ipotesi di rimodulazione delle aliquote Irpef sollevate dal ministro dell’Economia Gualtieri, sembra destinato a riproporsi a breve il tema dei crediti inesigibili dell’ex Equitalia. Una questione che il direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini ha sollevato a più riprese, anche nel corso di un’audizione parlamentare. L’ex Equitalia riscuote ancora oggi crediti vantati da una pluralità di enti, dalla stessa Agenzia delle entrate all’Agenzia delle dogane, dall’Inps ad alcuni ordini professionali, fino alle Regioni, alle Province e a 3223 Comuni convenzionati, di cui alcune centinaia in Campania. «Il magazzino crediti - ha sostenuto Ruffini- corrisponde a 954 miliardi di euro. Ma solo un decimo di questa cifra è ancora esigibile». La quota del credito ancora recuperabile corrisponde, su tutto il territorio nazionale, secondo le stime di Ruffini, a poco meno di 100 miliardi. E per gli enti locali della Campania, la stessa quota si può stimare in 12 miliardi o poco più. Mentre per gli enti dislocati sul territorio partenopeo - a partire dal Comune di Napoli, uno dei principali creditori - la cifra che è ancora possibile riscuotere è di circa 7 miliardi. 

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Circa il 90% dei crediti dell’ex Equitalia non sono più recuperabili. La motivazione risiede nel fatto che quasi la metà dei debitori insolventi corrisponde a soggetti deceduti o nullatenenti oppure ancora a imprese fallite. E per un’altra metà si tratta di crediti per i quali sono già state tentate azioni esecutive e adottate misure cautelari, ma senza successo. «Per l’Agenzia questi crediti rappresentano soltanto un costo. E perciò meglio liberarsi di questo onere», è, in estrema sintesi, la tesi di Ruffini. L’obbligatorietà dell’azione esecutiva caratterizza Agenzia delle Entrate - Riscossione, che non può tenere conto delle probabilità di successo delle sue attività e deve, perciò, impegnare gli stessi mezzi per perseguire il grande come il piccolo debitore. Circa 600mila cartelle arriveranno, in ogni caso, a tanti contribuenti partenopei, tra famiglie e imprese. Anche a molti già deceduti o ad aziende da tempo fallite. Volendo restringere l’analisi solo ai crediti esigibili, l’importo medio di ciascuna cartella è di oltre 11mila euro. Per coloro che avevano aderito alle due sanatorie del 2019 - “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio” - il ritorno alla cassa è fissato, invece, per il 10 dicembre prossimo, quando bisognerà pagare tutte le rate rinviate nel 2020.
 

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