Crolli a Napoli, la figlia del commerciante:
«Papà mio è morto invano a via Duomo»

Lunedì 17 Febbraio 2020 di Paolo Barbuto

La vita di Rossella, assieme a quella di mamma Grazia e della sorella Gabriella, è rimasta incagliata a 255 giorni fa, all’otto giugno dell’anno scorso: papà Rosario venne colpito alla testa da un gigantesco pezzo del cornicione di un palazzo di via Duomo e morì poco dopo. Per la famiglia Padolino da quel giorno è cambiato tutto, anche se gli insegnamenti d’amore di Rosario hanno fatto da collante per tenere insieme i pezzi di tante vite ridotte in frantumi dal dolore. Rossella ha trent’anni, anche quando sorride le rimane un velo di tristezza sul viso, spiega che Napoli non ha imparato nulla dalla morte del suo papà: «Sollevo lo sguardo e vedo palazzi malmessi, pericolosi, in ogni quartiere della città. Possibile che nessuno pensi che quella tragedia può ripetersi?».

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Evidentemente è possibile. Lei stessa lo ha detto.
«E sono indignata per questo. Lo sono ancora di più perché amo questa città di un amore profondo, pervicace, incontrollabile, e vederla ridotta in questo stato di abbandono e degrado mi fa male».

Sta lanciando strali contro l’Amministrazione?
«No, no, non mi faccia dire cose che non dico e non penso. Io non ritengo che ci sia un solo responsabile: tutti noi napoletani siamo parte in causa in questa vicenda. Lo siamo quando osserviamo il degrado e non lo denunciamo, quando nelle riunioni di condominio ci battiamo per evitare lavori che troviamo costosi ma non pensiamo che potrebbero evitare tragedie, quando con gesti o con omissioni contribuiamo a trascinare la città verso il fondo».

Lei ha fatto riferimento ai lavori edili. Se in quel palazzo di via Duomo fossero stati eseguiti...
«Non intendo parlare della vicenda giudiziaria legata alla morte del mio papà».

D’accordo, non ne parliamo. A lei capita di passare nel luogo della tragedia?
«Abitiamo in zona, mi capita spesso di imboccare via Duomo. Cambio sempre marciapiede, non me la sento di passare in quel posto».

E non prova rancore verso chi ha causato la morte del suo papà?
«Io non cerco vendetta e non provo rancore. In chiesa nel giorno dei funerali dissi che mio padre amava follemente Napoli e così la città aveva voluto prenderselo, tenerlo tutto per sé».

Frase di una dolcezza irripetibile, ma lontana dalla realtà. Possibile che lei ami ancora questa città che ha ucciso suo padre?
«Certo che è possibile, non c’entra la città. Un figlio sa che perderà un genitore, io so che è capitato troppo presto».
Magari una morte per malattia, per un tumore, sarebbe stata più accettabile di una tragedia causata da un crollo...
«Ecco, vede, per me il tumore della nostra città è il degrado. La sta divorando, può portarla alla morte, ma c’è una possibilità di curarlo».

Con quali medicine?
«Con una spinta tenace da parte di tutti i cittadini. Ho parlato due volte con il sindaco de Magistris, è stato gentile e si è mostrato addolorato, mi ha spiegato che il Comune non può fare altro che segnalare le situazioni di pericolo e chiedere ai singoli condomini di rimediare con urgenza. Non può intervenire personalmente su ogni situazione di pericolo che riguarda un privato».

Forse occorrerebbero nuove norme contro chi lascia un edificio nel degrado.
«Dipendesse da me imporrei multe pesantissime: se dopo 30 giorni dalla segnalazione di pericolo un condominio non fa partire i lavori, dovrebbero scattare sanzioni da migliaia di euro, superiori al valore dei lavori non eseguiti. Forse la paura della multa convincerebbe tutti a mettersi in movimento».

Dopo quel che le è successo non ha voglia di lasciare questa città malridotta?
«Non abbandonerei mai Napoli. Sarebbe un tradimento agli insegnamenti del mio papà. Forse mi allontanerò per motivi di lavoro, ma non sarà mai un abbandono, io non scapperò mai da questa città, nonostante tutto».

Le sue parole sono ammirevoli, ma la situazione resta drammatica: Napoli è immersa nel degrado.
«E allora vuol dire che c’è bisogno di cambiamento. E non sto facendo un discorso politico; parlo di un cambiamento di mentalità, di approccio alle questioni, di voglia di risolvere i problemi».

Parla con enfasi e passione: qualcuno le ha già chiesto di candidarsi?
«Non è accaduto ma anche se me lo chiedessero direi di no. Purtroppo sono convinta che quando ci si avvicina a certi mondi bisogna necessariamente accettare compromessi. E io non voglio scendere mai a nessun compromesso».

Quando pensa a suo padre cosa ricorda?
«Passione, tenacia, entusiasmo, capacità di insegnare e di trasmettere valori alti come l’amicizia, l’amore, il rispetto verso gli altri e verso il lavoro. Poi penso anche a quel giorno maledetto, quando corsi in ospedale senza aver capito ma compresi tutto dagli sguardi degli infermieri».

Ha un messaggio per la città?
«Napoletani reagite, contribuite a cancellare il degrado, mettetevi in movimento. Ogni mattina quando uscite di casa voltatevi verso il vostro palazzo e osservatelo con attenzione: se pensate che sia malmesso pretendete che venga rimesso subito in sesto perché in gioco può anche esserci una vita. Non devono più accadere tragedie come quella che ha travolto la mia famiglia, anche se a Napoli sembra che nessuno abbia compreso questa triste lezione».

Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 13:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA