De Crescenzo e il post Lega, Laurito: «Chi plagia Luciano non è un uomo d’amore»

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Ugo Cundari

Marisa Laurito, direttrice del teatro Trianon Viviani, ha lavorato a lungo con Luciano De Crescenzo, del quale era personale amica. Ha recitato in tanti suoi film e più di recente è stata in tournée con “Così parlò Bellavista”, tratto dal romanzo di De Crescenzo, «uno spettacolo nato quando Luciano era ancora vivo, lui aveva partecipato anche alle prove. Più che un ricordo, questo spettacolo è nato con lui. Era un genio» dice la Laurito, che oggi scende in campo per difendere il suo Luciano da ogni appropriazione indebita, come quella consumata, secondo lei e tanti altri, dal candidato della Lega Severino Nappi. Il politico ha pubblicato la foto dello scrittore e una citazione di De Crescenzo («Napoli, l’ultima speranza dell’umanità») accompagnate dal logo Lega-Salvini Premier, oltre che dai loghi «Prima gli italiani» e «Campania il nostro posto», quest’ultimo il movimento civico fondato dallo stesso Nappi.
 


Laurito, perché si è indignata di questa operazione politica?
«Perché Nappi si è definito uomo d’amore ma dubito che sappia davvero che cosa significhi. Gli vorrei tanto chiedere se davvero conosce la filosofia di Luciano De Crescenzo, se davvero vuole fare credere ai suoi elettori di aver compreso l’intima essenza dei libri di quello che lui definisce “maestro”».

Chi è un uomo d’amore?
«La parola amore ha significati nobili, e vola molto più in alto di bassi interessi che puntano a raccogliere consensi e voti tra i compagni di parrocchietta. Uomo d’amore è uno che prima di tutto abbraccia il mondo e gli altri, senza nutrire il minimo egoismo, uno che pensa al benessere di ogni suo prossimo e della città in cui vive. Chiunque si appropri di questo pensiero per fini personali sbaglia, e di grosso. Come pensa Nappi di ottenere più voti o più consenso o più visibilità con un’azione del genere? Proprio non riesco a capirlo».

Che in questo caso tra i loghi ci sia quello della Lega la ferisce di più?
«Premetto che qualunque logo politico sotto il volto di Luciano, con l’utilizzo di una sua frase, è sbagliato. Non si usa la creatività di una persona mettendoci un logo, un marchio, comprandola e svendendola, e questo lo avrei detto anche se al posto di un partito ci fosse stata la marca di una saponetta. Che poi sia della Lega, certo, fa male ancora di più».

Perché?
«Per quanti anni noi napoletani, noi meridionali, noi terroni colerosi siamo stati attaccati dai leghisti? Già abbiamo rimosso tutto? Proprio non capisco come un napoletano possa dirsi leghista, uno che è nato in una città d’amore, come ci ha insegnato Luciano, che poi fra l’altro nel lavoro era un tipo molto meticoloso, serio, professionale, non avrebbe mai accettato di lasciar usare le sue idee così a cuor leggero».

Qual era la filosofia più vera di de Crescenzo?
«Il nocciolo più autentico sta nella sua convinzione che Napoli sia l’ultimo baluardo dell’umanità, e lo diceva non per fare una battuta ma perché davvero ci credeva. Lui era un uomo straordinario, qualunque cosa ha fatto è sempre risultato il numero uno, anche quando ha disputato gare di off-shore. Aveva questa immensa capacità di amare, di vivere la vita senza paura, di abbracciare con lo sguardo e con il pensiero tutti, vorrei che fosse sempre ricordato così, non per uno slogan che sfrutta il ritorno di popolarità di un filosofo, attore, scrittore, napoletano orgoglioso».

Spera che Nappi cambi idea e cancelli quel suo manifesto?
«È assurdo che non l’abbia già fatto, a me la notizia è arrivata tardi perché sono all’estero ma ero sicura che poi la cosa sarebbe finita nel giro di qualche ora, e invece sta ancora là. Spero, anzi ne sono sicura, che la famiglia De Crescenzo si tuteli in ogni modo da questo danno di immagine e da questo sfruttamento non autorizzato. Ma si rende conto questo signore che se i De Crescenzo gli fanno causa lui la causa la perde?».

Chi è stato De Crescenzo per lei?
«Luciano era la mia famiglia, spesso mio padre e qualche volta mio figlio, il nostro era un rapporto intenso, molto stretto, mi sento sua parente di spirito».

Cosa le ha insegnato?
«Luciano non dava lezioni, era una persona speciale e straordinaria che viveva con l’esempio le convinzioni sue più intime, era un uomo che badava molto ai sentimenti e ai valori veri della vita, che alla fine sono amicizia e amore, non i soldi. Spesso mi confidava che se doveva contare i suoi amici poteva usare solo alcune dita di una mano. L’amicizia, e il rispetto per il prossimo, sono valori ai quali nessuno può rinunciare. Ecco, stavolta spero che Nappi metta a frutto questo mio ricordo».

Se dovesse consigliare a Nappi un film di de Crescenzo da vedere, o da rivedere, quale sceglierebbe?
«Più che un film la scena di un film, quella dove Bellavista e Cazzaniga rimangono chiusi in ascensore. Entrambi capiscono che si sono fatti un’idea sbagliata l’uno dell’altro, magari Nappi capisce che ha commesso un errore, un grosso errore, e ritirando il suo manifesto dimostrerebbe di aver capito almeno una lezione di Luciano. Questo manifesto, considerando che Luciano non è più tra noi e che la famiglia non ne sapeva niente, è una doppia schifezza».

Ultimo aggiornamento: 23 Luglio, 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA