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De Giovanni: «Un nuovo inizio
dal ritorno in campo di Antonio»

Giovedì 3 Marzo 2016 di Pietro Treccagnoli

«Altro che città gioiosa, Napoli è una città dolente», Biagio De Giovanni, filosofo della politica, non riesce a nascondere la malinconia che, però, non fa velo alla sua proverbiale lucidità di analisi. Napoli si avvicina al voto di giugno: «E non c’è niente da stare allegri, come invece il sindaco va propagandando. Una Napoli che si va liberando è, purtroppo, solo una illusione».


 Professore, nei cinque anni dell’amministrazione arancione lei è sempre stato molto critico. Ora che Napoli si avvia a una svolta o a una riconferma, che giudizio dà dello stato dell’arte?

«Negativo. In cinque anni non c’è stato il minimo tentativo per far ripartire Napoli. Si è solo aggiunto un estremo isolamento, un’incapacità a dialogare con il resto del Paese su temi fondamentali come il Porto, Bagnoli, la ricerca, per segnalare solo tre elementi costitutivi della forza di una città lasciata a se stessa. Il tanto proclamato autogoverno si è trasformato in un aumento della illegalità».

A che cosa si riferisce?

«Sebbene non dipenda direttamente all’amministrazione cittadina, anche all’esplosione della criminalità giovanile e polverizzata. Napoli è sempre più insicura. Ma c’è qualcosa di molto più grave e riguarda la politica in senso più stretto».

Cioè?

«De Magistris ha realizzato un totale isolamento della città, dando del proprio ruolo una rappresentazione eversiva, fornendo una rappresentazione astratta dell’autonomia che di fatto è stata solo propaganda».

Comunque Napoli può vantare un nuovo interesse turistico. Non trova?

«Come ha notato acutamente Giuseppe Galasso, la crescita del turismo di questi mesi non ha nessun carattere napoletano. È un fenomeno che interessa tutti i paesi dell’Europa del Sud, viste le condizioni di pericolosità di altre mete del Mediterraneo. Quello che si nota è una crescente plebeizzazione della città».

Non è un discorso snobistico il suo?

«Per niente. Su Napoli vanno sempre più riducendosi le riflessioni e il pensiero della borghesia riflessiva e dell’elite intellettuale. La plebe è un elemento dialettico, ma, ora che prevale il ribellismo, sembra essere l’unico interlocutore della politica».

In cinque anni l’opposizione, a cominciare dal Pd, non ha saputo costruire nulla.

«L’opposizione non ha scusanti. La sua latitanza è un altro senso della crisi culturale della città. Hanno sottovalutato de Magistris che è un uomo politicamente astuto. Dà una lettura sbagliata di Napoli ma riesce ad attrarre un consenso orizzontale. Questo sindaco non è il Nulla come erroneamente ha pensato certa sinistra. Non c’è stato conflitto politico nei suoi confronti, ma una gelatina politica, appiccicosa e insapore».

A giugno si voterà. Cosa serve, secondo lei, per la città?

«Finora ho sentito discutere di temi strettamente amministrativi (tipo le buche stradali o i trasporti), temi importanti, ma il futuro di Napoli non può ridursi solo a questo. La vivibilità quotidiana è necessaria ma non sufficiente
»?

Cosa manca?

«La politica. La capacità di saper mobilitare popolo, borghesia e intellettuali attorno a un’idea di città».

Domenica, intanto si vota per le primarie del centrosinistra. Che giudizio dà del Pd che si avvia a scegliere il proprio avversario di de Magistris?

«La scelta del Pd è stata estemporanea, nata dal vuoto».

Si riferisce alla scelta di Valeria Valente?

«Certo. Dopo anni di vuoto politico il Pd ha provato a ripresentarsi sulla scena politica con una raccolta indifferenziata di voti tra le correnti. Molti padroni delle tessere pensano di avere il partito in mano».

Non è così?

«Lo capiremo domenica».

Lei in passato è stato molto critico verso Antonio Bassolino. Che giudizio dà della scelta di ripresentarsi?

«Bassolino ha un forte carattere politico. Si è candidato da solo e in anticipo. Poteva farne a meno, per la sua storia, ma ha avuto coraggio. In un mondo dove si punta sul nuovismo Bassolino rivendica un ruolo di forte interlocutore che parla da Napoli al Sud e all’intero Paese, un ruolo che la città ha perso in questi anni».

Resta il tallone d’Achille del dramma dei rifiuti. Bassolino è uscito assolto da tutti i processi, ma, a leggere i commenti soprattutto sul web, è un personaggio divisivo, spacca l’elettorato.

«La politica è divisione, conflitto e confronto. Se non si fosse stata la candidatura di Bassolino la politica del centrosinistra sarebbe rimasta nel solito pantano. Invece, con la sua ridiscesa in campo ci potrebbe essere un nuovo inizio per la città».

Il Pd ha sempre sostenuto che con Bassolino si perde. Per questo l’apparato ha cercato un’alternativa. Che ne pensa?

«Per battere una personalità forte come de Magistris serve una personalità altrettanto se non più forte. Agli altri candidati anti-Bassolino manca proprio la capacità di farsi leader, di avere una capacità di dialogo alla pari con la politica nazionale. E Matteo Renzi deve capire che l’Italia non deve ripartire da Milano, ma da Napoli che possiede il Dna di un grande rilancio nazionale».

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