Delrio: recupereremo le risorse, l'Italia dipende dal Sud

Martedì 28 Ottobre 2014 di Nando Santonastaso
Il governo avrebbe volentieri rinunciato a tagliare i 500 milioni destinati alle Regioni per co-finanziare i progetti sostenuti dai fondi europei al di fuori del Patto di stabilità. Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio ricorda: «Avevamo concordato con il ministro dell’Economia Padoan di elevare a un miliardo e 200 milioni la quota per il 2015».

Il piano, aggiunge Delrio, «era stato pensato così proprio per venire incontro alle Regioni e consentire loro di spendere meglio le loro risorse. Purtroppo si è dovuta prendere una decisione diversa dopo la lettera dell'Ue. Posso però assicurare che nonostante il taglio non si bloccherà alcun investimento previsto dalle Regioni e che, come lo stesso Padoan mi ha assicurato, i 500 milioni verranno recuperati quanto prima e ridestinati al loro originario obiettivo».

È anche per questo che l'intervento di Delrio sarà il più atteso stamane al tempio di Adriano a Roma in occasione della presentazione del rapporto Svimez 2014. E non solo perché ha la delega ai fondi Ue che per circa il 60% sono destinati al Sud. È proprio l'incognita Mezzogiorno a pesare sulle prospettive future del Paese e lui, che ha ereditato la responsabilità dei ministri per la Coesione, ne è inevitabilmente uno dei più coinvolti nella squadra di governo. «L'ho già detto alla Leopolda e in altre occasioni, lo ripeterò anche alla Svimez: la crescita del Pil del Mezzogiorno diventa il tema centrale per il Paese. L'Italia sarà quello che sarà il Sud».

Parole che vanno al di là persino delle responsabilità del sottosegretario perché arrivano a pochi giorni dalle choccanti anticipazioni del Rapporto, con il Pil del Mezzogiorno in picchiata a meno 1,5% quest'anno e a meno 0,7% l'anno prossimo mentre l'economia del Paese nel 2015 dovrebbe iniziare a risalire la china sotto la spinta del Settentrione. È l'ennesima dimostrazione di quanto il divario non sia un'invenzione e che continuare a sottovalutarne le conseguenze, non può che aggravare la condizione di tutto il Paese, non solo della parte più debole.

Per Delrio, peraltro, non sono cifre inattese. Già note al governo le difficoltà del Sud sul piano della crescita, le brutte previsioni dell'Associazione sono considerate la logica e quasi inevitabile conseguenza di scelte sbagliate e comunque non in grado di assicurare una tenuta omogenea del Paese durante la fase più acuta della crisi. «Per questo - spiega Delrio - abbiamo insistito sin dal nostro insediamento sul cambio di passo, per questo vogliamo assicurare la spesa di tute le risorse europee disponibili su progetti credibili».

Ma i dubbi non mancano. Gli investimenti pubblici, ad esempio, come documentato dal Mattino a proposito delle infrastrutture e dei trasporti ferroviari, continuano a privilegiare in maniera evidente il Nord rispetto al Sud. Delrio osserva che i dati andrebbero completati anche con gli investimenti realizzati nel sistema delle metropolitane (come a Napoli). E in ogni caso che «prima di spendere 5 miliardi per l'alta capacità Napoli-Bari occorre verificare con attenzione tutta la progettazione, vista la particolarità di alcuni tratti rocciosi del percorso. E lo stesso vale per la Salerno-Reggio Calabria. Sono opere prioritarie, le faremo come abbiamo indicato nel decreto Sblocca Italia: ma non vogliamo partire con il piede sbagliato».

Sblocca Italia chiama Bagnoli, un pezzo importante di Sud si gioca sul futuro della grande area da risanare. Il governo ritiene di avere compiuto il massimo sforzo possibile e che spetta ora al Parlamento valutare in che modo si debbano definire in confini e le responsabilità operative degli enti locali. Solo dopo il via libera delle due Camere, il progetto potrà partire con le certezze relative alla definizione del soggetto attuatore e del commissario per il risanamento ambientale.

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