Elezioni, comunque vada qualche scossone sarà inevitabile

Venerdì 18 Settembre 2020 di ​Bruno Vespa
Da veterano di terremoti, non credo che palazzo Chigi crollerà dopo le elezioni di domani. 

Ma il tragico giorno del sisma dell’Aquila (2009) vidi perfettamente in piedi la facciata di un palazzetto del ‘700. Girai l’angolo e alle sue spalle non c’era più niente. La facciata di Chigi resterà intatta, ma da lunedì sera bisognerà controllare le condizioni dei muri portanti dell’intero edificio della maggioranza. 
Attualmente il centrodestra guida 13 delle 20 regioni italiane. I pronostici vi aggiungono la Valle d’Aosta (Lega) e le Marche (Fratelli d’Italia) che andrebbero a destra per la prima volta. Eppure se la sconfitta della sinistra si fermasse qui, la gioia del Pd sarebbe incontenibile. A ragione. I muri portanti del Nazareno sono ormai la Puglia e soprattutto la Toscana. In Puglia le coalizioni si sono alternate. In Toscana mai. Susanna Ceccardi, candidata della Lega, è più forte di Lucia Bergonzoni che ha perso in Emilia. Eugenio Giani, suo avversario, è più debole di una macchina da guerra come Stefano Bonaccini. Salvini conclude a Firenze una campagna elettorale unitaria più intelligente di quella fatta in Emilia. La gente pensa al territorio, non agli equilibri romani, mai lontani come oggi. Un successo della Lega sarebbe di portata storica. Non altrettanto la sconfitta. La Toscana, come l’Emilia, rappresenta la storia della sinistra italiana. 

Per la mia generazione – che si meravigliava di un fiorellino bianco solitario a Lucca - già vedere un sindaco di destra a Pisa, a Siena, anche ad Arezzo è già un film di fantascienza. L’idea che Giani e Ceccardi se la battano all’ultimo voto, trasferendo in Toscana tutti i ministri del Pd e i vertici del partito, la dice lunga su come siano cambiati i tempi. E non sarebbe nemmeno corretto fino in fondo dire che la leadership di Salvini nel centrodestra subirebbe un tracollo, nonostante il previsto trionfo di Zaia in Veneto e l’oggettivo rafforzamento progressivo di Giorgia Meloni, che ha candidati suoi alla presidenza di Marche e Puglia. Appunto perché fino ad oggi la Toscana è stato un muro invalicabile. 

Se tenesse la Toscana e perdesse la Puglia, il Pd sarebbe come quegli automobilisti sopravvissuti bene a un incidente stradale terrificante, ma con l’automobile distrutta. Vedere a destra 16 regioni su 20, 40 milioni di abitanti su 60 non è cosa da poco. Il decisivo contributo del M5s alla sconfitta del suo alleato (vedremo di quali dimensioni) non irrobustirà certo i vincoli di maggioranza. Qui è importante vedere dove arriveranno i No al referendum, sul quale i grillini hanno puntato tutto. Se il segnale politico di controtendenza fosse forte, il Movimento subirebbe un’altra lesione. In ogni caso, fin quando è in piedi, Palazzo Chigi deve funzionare. 209 miliardi capitano una volta sola. © RIPRODUZIONE RISERVATA