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Elezioni 2022, dove va chi detesta la politica

Sabato 24 Settembre 2022 di Mario Ajello

Occhio al Partito della Sostanza. È questo che decide il voto di domani. È composto da milioni di cittadini, che sono quelli che ancora non hanno deciso dove mettere la propria X sulla scheda, quelli che magari si asterranno ma fino alla fine cercheranno di trovare le ragioni per non farlo, quelli che in queste ultime ore prima della scelta stanno valutando chi merita di avere il consenso e ritengono più meritevole di averlo i leader e i partiti.

Leader e partiti che si avvicinano nelle proposte, non ad astratte ideologie, ormai inesistenti nella realtà di un Paese finalmente approdato alla secolarizzazione della politica, ma ai bisogni personali degli individui. 

Questo non sarà un voto sulla base delle convenienze di classe sociale, perché mai come stavolta si entra in cabina pensando all’immediato interesse proprio; alla capacità, da parte di chi vuole essere votato, di dare risposte pragmatiche, serie e di pronto impiego ai bisogni materiali delle persone in carne e ossa; alle necessità anche più minute ma sostanziali - per questo si chiama il Partito della Sostanza e ha il caro bollette tra le sue priorità: chi, come e quando prenderà la decisione di calmierare questa impennata tremenda per i bilanci delle famiglie e delle aziende? - della vita di noi tutti; al quotidiano miglioramento dell’esistenza di donne, uomini, anziani, giovani.

Chiede insomma concretezza questo elettorato maggioritario, invisibile ma determinante. Guarda al cuore delle cose e si muove politicamente pensando a queste. Sono povero e convinto che non lavorerò mai (senza interrogarmi troppo sui motivi di questa mia condizione)? Scelgo chi mi dà il reddito di cittadinanza. Voglio andare in pensione? Voto chi me ne dà la possibilità. Sono un pendolare stremato dalle lungaggini dei trasporti in un Paese, o meglio proprio nella mia zona, che non ha infrastrutture o sono vecchie, scassate e puzzolenti? Do il mio consenso a chi sembra avere qualche soluzione o non lo do a nessuno perché tutti se ne infischiano del problema. Mi sento insicuro perché le strade del mio quartiere sono buie? Fatemi capire bene chi può fare di più sul fronte della legge e ordine e avrà il mio appoggio alle urne. 

Ecco, c’è questo fenomeno di innovazione politica molto importante e chi lo ha saputo intercettare ci guadagnerà, mentre il generalismo della vecchia politica che parla di ombre o di massimi sistemi - come il ritorno impossibile del fascismo o roba simile - ne sarà penalizzato. La scomparsa delle ideologie, anche se non tutti sembrano essersene accorti e perciò appaiono lunari, rende l’elettore molto più fluido e disposto a votare partiti e programmi che ritiene consoni al proprio benessere senza guardare troppo allo schieramento a cui appartengono. Forse si spiega così, proprio per la sua natura post-ideologica e aderente alla mentalità pop, il fatto che Giorgia Meloni sia in vantaggio secondo i pronostici su Letta e sui suoi avversari di sinistra. Chi si sintonizza con il Partito della Sostanza ha capito che vanno avvicinati e convinti, anche nei settori più laterali e meno considerati dalla comunicazione elettorale, tutti quegli italiani che sono distanti dalla politica, non interessati alla politica e tendenzialmente stanchi o addirittura ostili rispetto alla politica vigente. Ma per paradosso, sono proprio questi che decideranno domani la contesa elettorale. È su come scelgono di votare, se votano, che verrà modellata - si spera - l’Italia dei prossimi anni. Che non potrà prescindere dalla consapevolezza che esiste questo Partito della Sostanza al quale, senza troppe chiacchiere, occorrerà dare risposte puntuali, precise e stringenti. 

Un elettorato estremamente esigente sulle cose reali è quello che si è andato delineando dunque in questa corsa al voto. E che ha assistito con fastidio, sennò le previsioni sull’astensionismo non sarebbero ancora così alte, agli insulti tra leader. Non ha potuto non notare il deficit di realismo di molti protagonisti. S’è rivelato allergico, e la riprova sta nella scarsa audience di tanti talk show, al battutismo autoreferenziale da Palazzo che sostituisce la sincerità di un impegno fattivo per il Paese. Le stesse grida apocalittiche provenienti dall’estero (attenti, se vince la destra l’Italia sprofonda!) e poco capaci di attecchire quaggiù non solo non fanno breccia sul Partito della Sostanza ma rischiano di indisporlo, così come tutto quel circo politichese che divaga e vorrebbe suscitare attenzione ma non ci riesce perché gli elettori, nella loro linearità post-tutto, nella loro aderenza basica alla realtà che i super-intellettuali degradano ingiustamente a utilitarismo di scarsa lega e a ossessione arci-italiana del “particulare” (come se non sia la somma dei “particulari” a comporre il paesaggio generale di una nazione), hanno l’impellenza di avere misure efficaci sulle pensioni, sulla giustizia, sulle tasse, sull’energia (impossibile comprendere per gli aderenti al Partito della Sostanza le manfrine pseudo-ambientaliste sui rigassificatori). E se in vantaggio nei sondaggi (ormai da settimane non più pubblicabili), c’era il centrodestra, evidentemente la leader di quello schieramento si sta rivelando più sensibile a questo approccio nuovo, e del tutto laicizzato, della politica da parte della cosiddetta gente. 

Il Partito della Sostanza è collegato alla targettizzazione dell’offerta elettorale. Consiste nella scelta accurata, da parte dei partiti, dei vari settori dell’elettorato per interessi, professioni, fasce di reddito o altri fattori territoriali o personali o di gruppo. Il modello di marketing del consenso è fondato sulla parcellizzazione dell’opinione pubblica, dando ad ogni particella di elettori il messaggio più adatto (occhio a come la Meloni ha inserito i suoi banner e i suoi spot nei siti ultra-popolari e iper-trasversali del fantacalcio) e illustrando la risposta più praticabile alle esigenze del segmento individuato. Naturalmente il web, ben più delle piazze che infatti non sono mai state colme in questa corsa al voto e anche più della tivvù che resta generalista, è lo strumento migliore per la targettizzazione dell’offerta elettorale, quella appunto dove sguazza il Partito della Sostanza. È un’insieme disaggregato che fa il tutto, ovvero che tra poche ore - al netto di un astensionismo che potrebbe essere assai preoccupante e animato proprio dall’eventuale delusione dei “sostanziosi” rimasti senza valide risposte - farà pendere la bilancia del voto di qua o di là e che, dopo, ci si augura che sarà capace di far stare la politica, sia quella di governo sia quella di opposizione, con i piedi ben piantati per terra. 

Ultimo aggiornamento: 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA