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Elezioni 2022, al voto con la trappola Rosatellum: la lotteria degli eletti con i listini

Venerdì 12 Agosto 2022 di Generoso Picone
Elezioni 2022, al voto con la trappola Rosatellum: la lotteria degli eletti con i listini

L’esempio è di Emanuele Bracco, professore associato di Economia politica presso l’Università di Verona, consegnato a un lungo e dettagliato intervento per “lavoce.info”: «Se 15mila leghisti milanesi cambiassero idea e votassero Fratelli d’Italia, Fratelli d’Italia otterrebbe un seggio in più a Cagliari togliendolo a Forza Italia (i cui voti sono rimasti invariati). Forza Italia guadagnerebbe però un seggio in Basilicata, togliendolo alla Lega. Lo sbattere d’ali di qualche elettore leghista a Milano ha creato due piccoli uragani a Cagliari e Potenza, colpendo per sbaglio anche un povero forzista sardo, che ha dovuto lasciare il suo posto a un collega lucano senza che i voti del suo partito siano cambiati né in Sardegna, né in Basilicata». 

Si tratta di una delle conseguenze del complicato meccanismo di compensazione previsto dallo schema del Rosatellum per l’attribuzione dei seggi nella quota proporzionale alla Camera: un dato che da solo rischia di destabilizzare le percentuali dei sondaggi elettorali che imperversano, in un sistema che alle difficoltà già mostrate il 4 marzo 2018 ha aggiunto quelle relative alla riduzione di un terzo della rappresentanza parlamentare. E allora ecco il profilarsi dell’effetto flipper e l’affermazione del metodo Hare-Niemeyer, ovvero dei resti più alti, il delinearsi dei partiti eccedenti e delle liste deficitarie, la preoccupazione per l’incombente crisi di accountability, cioè del rapporto di responsabilità. Insomma, di tutte le difficoltà e delle trappole che lastricano la strada del Rosatellum.

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Il 37% dei seggi verrà assegnato con il sistema maggioritario secco: viene eletto chi prende più voti nel collegio uninominale. Il 61% è ripartito proporzionalmente alle liste che hanno superato le soglie di sbarramento (3% per liste singole, 10% per le coalizioni e i voti delle liste che prendono meno dell’1% completamente persi). L’elettore non potrà esprimere preferenze, le liste sono bloccate e i partiti scelgono l’ordine di ingresso. Il 2% è ripartito proporzionalmente sulla base dei voti degli italiani all’estero. «Mentre al Senato individuare i singoli eletti nel proporzionale è cosa abbastanza semplice perché ci si ferma a livello regionale – spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista allievo di Augusto Antonio Barbera, docente a “la Sapienza” di Roma, deputato uscente del Pd e autore di una utilissima nota quotidiana in materia – alla Camera purtroppo il metodo è più contorto». Perché? «Il maggior problema è costituito dal fatto che un piccolo partito che prende il 3% o poco più non ha quasi mai i voti per ottenere seggi con quozienti interi e neppure con alti resti in sede circoscrizionale, figurarsi in sede di collegio plurinominale». 

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Il riparto avviene prima su base nazionale, poi si procede all’attribuzione in sede circoscrizionale dei maggiori resti. Avverte Ceccanti: «Dato che le liste con il 3-4% non hanno quasi mai quozienti interi o resti elevati, solitamente nel riparto nelle circoscrizioni risultano deficitarie, mancanti di seggi, e scatta un terzo meccanismo di attribuzione dei seggi, quello della compensazione tra liste eccedentarie, che ne hanno presi in più, e liste deficitarie. In tale meccanismo di compensazione non è consentito lo slittamento di seggi tra circoscrizioni, ogni circoscrizione deve avere il numero di seggi assegnati in base alla popolazione. Ma di conseguenza le liste piccole ottengono un buon 50/60% dei loro seggi dove non hanno i loro migliori resti e il cosiddetto effetto flipper, un inconveniente matematico irrisolvibile: se vuoi evitare che slittino seggi tra le circoscrizioni slittano fatalmente nei partiti. Dopo di che si passa al riparto nei collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione, con gli stessi problemi di cui sopra. In tale caso i seggi possono slittare da un collegio all’altro della stessa circoscrizione, ma almeno lì viene rispettata la graduatoria dei resti di ciascuna lista per evitare un effetto flipper ancora maggiore».

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Per Bracco «è difficilissimo prevedere chi verrà eletto in ciascuna circoscrizione»: “Si è scelto quindi di attribuire i 245 seggi proporzionali a livello nazionale e poi “calare” questa attribuzione nelle 28 circoscrizioni e successivamente nei 49 collegi plurinominali. È intuitivo capire che a livello nazionale un partito che ottiene il 25% dei voti otterrà grossomodo il 25% dei seggi; è invece molto complicato capire chi saranno i tre deputati eletti in Basilicata o dove saranno eletti i 20 deputati di Azione o Forza Italia». Per il professore veronese «il candidato locale non ha alcun incentivo a cercarsi voti nel proprio collegio, se a trarne beneficio saranno candidati di chissà quale altra parte d’Italia». Il risultato al momento è che appare «molto complicato per i partiti prevedere quali sono i posti in lista sicuri e quali no». Dopo il voto? «Potrebbe essere di vedere inavvertitamente eletti i “riempilista”».
 

Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA