Fase 2, a Napoli riapre un solo lido ed è subito assalto alle spiagge libere

Domenica 24 Maggio 2020 di Paolo Barbuto

Asciugamani sul sellino dello scooter, costume sotto, pronti a tuffarsi tre minuti dopo aver raggiunto il mare: ne abbiamo incontrati a frotte, ieri mattina, di ragazzi che correvano verso il primo bagno della stagione. Nessuno di loro sapeva dell’ordinanza sulla riapertura dei lidi, quei ragazzi andavano a cercare il mare “gratis”, quello degli scogli del lungomare o di Marechiaro, della sabbia sporcherella di rotonda Diaz, di San Giovanni, di Coroglio. Il mare che cercavano i ragazzi con l’asciugamano sul sellino, non aveva bisogno di nessuna ordinanza: loro se lo sarebbero preso comunque. 

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Chi, invece, cercava i lidi attrezzati, è rimasto deluso. A Napoli ieri mattina abbiamo incrociato una sola struttura “ufficiale” aperta, il Club Ondina di Posillipo che ha immediatamente sistemato i lettini sulle pedane di legno ed ha aperto ai clienti storici: «Per noi è stato facile - ha spiegato il manager Carmine Romano - perché abbiamo una struttura piccola e senza la gestione della spiaggia».Tutt’intorno nessun ombrellone piantato, solo una scritta grande e beneaugurante sulla sabbia ai piedi del ristorante Palazzo Petrucci: «Covid Free», come a spiegare che quella spiaggia è lontana dal virus anche se non è ancora attrezzata per accogliere i bagnanti. 
 

 

Chi sperava di ritrovare il lido in città, a Napoli, dovrà probabilmente attendere ancora un po’. L’ordinanza per la riapertura è stata firmata venerdì a tarda sera e prevede una serie di norme specifiche per le quali bisogna attrezzarsi anche con materiale ad hoc: insomma, la ripartenza non dipende solo dai titolari delle strutture ma anche da fornitori esterni che, ovviamente, nel week end non sono al lavoro. «Noi ci prendiamo tutto il tempo necessario - spiega Mario Morra del Bagno Elena - apriremo certamente in occasione del prossimo fine settimana, non prima. Preferiamo rispettare nel dettaglio ogni regola piuttosto che farci trovare impreparati». 

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Sono tantissime le norme da rispettare, la maggior parte legate al distanziamento sociale e alla sanificazione. Quasi tutti i gestori si sono attrezzati per predisporre ombrelloni e sedie in maniera distanziata, tutti hanno già acquistato il materiale per la pulizia e la sanificazione così come i dispositivi di protezione individuale da destinare al personale. Rispetto all’ordinanza di venerdì sera c’è la necessità di mandare in stampa il materiale con le informazioni per i clienti, quello adesivo da installare per indicare percorsi e norme, ma la difficoltà più grande sta nella creazione di un database nel quale raccogliere e custodire per 15 giorni i nomi di tutte le persone che entrano in spiaggia. Si tratta di dati sensibili per i quali bisogna rispettare rigorosamente le norme sulla privacy e sulla protezione: insomma, anche in quel caso non si può sbagliare ed occorrono sistemi di custodia elettronica sicuri e protetti.
 


Se i gestori dei lidi hanno mille obblighi da rispettare e devono identificare e misurare la temperatura ad ogni persona che accede allo stabilimento, il gestori delle spiagge libere (cioè i Comuni o il Demanio) hanno molte meno regole alle quali attenersi, a cominciare dal fatto che su una spiaggia libera non c’è l’obbligo di identifcazione, quindi in caso di nuovi (inauspicabili) contagi, sarebbe impossibile ricostruire i contati del malato. Le spiagge libere, però, secondo l’ordinanza, dovrebbero essere costantemente vigilate, sottoposte a pulizia quotidiana nelle aree eventualmente condivise, monitorate in ogni momento per imporre il mantenimento del distanziamento sociale e soprattutto sulla sabbia, secondo i suggerimenti dell’ordinanza, andrebbero disegnate (anche con strisce di plastica rosse e bianche) le aree entro le quali deve esserci un solo ombrellone per evitare che i bagnanti finiscano come sempre sulle spiagge libere, l’uno addosso all’altro.
 
 

Ieri mattina abbiamo battuto tutto il litorale partenopeo, sia quello balneabile che quello vietato. Abbiamo trovato centinaia di persone sulla sabbia e sugli scogli ma non ci siamo accorti di nessun tipo di controllo. Abbiamo notato un’infinità di ombrelloni piantati sulla sabbia ma non ci è sembrato di vedere nessuno spazio delimitato. Insomma, le regole appena diramate, tanto severe per gli stabilimenti, e un po’ meno per gli arenili di libera fruizione non sono state rispettate sulle spiagge libere e oggi, potete scommetterci, sarà la stessa cosa. Insomma, chi va al lido viene protetto, chi si accontenta della spiaggia libera no, almeno secondo l’esperienza del primo giorno di attuazione. Magari un po’ di controlli non guasterebbero.
 

Ultimo aggiornamento: 12:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA