Rione Villa, spari contro fondazione. La presidente: «Basta, vado via»

Sabato 14 Settembre 2019 di Giuliana Covella
«Senza protezione, chiudo tutto e vado via. Non posso continuare a portare avanti la mia opera educativa se le istituzioni non ci sono. Mi hanno lasciata sola. Insieme alle mamme di San Giovanni e di tutta la Municipalità». Anna Riccardi, 42 anni, insegnante di Italiano (fino a un anno fa all’istituto comprensivo Rodinò di via Ciccarelli, da quest’anno al professionale Livatino di via Atripaldi), è nata a Barra ma vive e lavora in quella sorta di girone infernale dimenticato da Dio che si chiama Napoli est. Nel cuore della parte vecchia del Rione Villa, in via Salvatore Aprea 52, ha sede la Fondazione Famiglia di Maria, da lei presieduta.

Davanti ai cronisti sopraggiunti dopo i colpi di pistola che qualcuno l’altra sera ha esploso contro il portone d’ingresso, la Riccardi non riesce a trattenere le lacrime di rabbia e disperazione. Lo sconforto della docente, che lo scorso aprile scrisse una lettera-appello - a nome delle mamme del quartiere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella - per chiedere maggiore sicurezza, nasce dall’episodio «inaspettato» che due giorni fa ha scosso educatori, genitori e minori che affollano la struttura ogni pomeriggio. «Non ci sentiamo più al sicuro. Non abbiamo nemmeno la videosorveglianza. Se non ci aiuteranno sono disposta a gettare la spugna e abbandonare tutto». 

Anna, cosa è accaduto? 
«Giovedì pomeriggio, quando siamo andati in Fondazione per le consuete attività pomeridiane con i ragazzi, ci siamo accorti che c’erano dei fori sia nel portone d’ingresso che nella porta di alluminio che dà accesso all’interno. In realtà è stata l’addetta alle pulizie a dare l’allarme: è stata lei ad accorgersene mentre puliva i pomi della porta». 

Qual è stata la sua prima reazione? 
«Rabbia, ma anche sconcerto. Non mi spiegavo chi e perché avesse fatto una cosa del genere. Nel quartiere mi vogliono bene tutti. Presiedo questa Fondazione da cinque anni e, a parte qualche ruota dell’auto bucata, non mi è mai arrivata nessuna minaccia né avvertimento». 

Ha denunciato l’accaduto? 
«Subito sono andata al commissariato di polizia di San Giovanni, che mi ha garantito che non ci lascerà soli. Anche a loro ho spiegato che qui non ho mai dato fastidio a nessuno, non sono mai stata vista come una nemica. Le famiglie, soprattutto le mamme, mi rispettano e portano da noi i loro figli per far sì che li togliamo dalla strada». 

In questa sede tutti i pomeriggi arrivano 120 bambini dai 6 ai 16 anni. Alla luce di quanto accaduto qual è lo stato d’animo delle mamme? 
«Sia io che loro siamo spaventate per i bambini che ogni giorno vengono qui. Ma sa cosa ci spaventa di più? Il fatto di essere stati lasciati soli. Perché se c’è il morto arrivano tutti i politici per la solita passerella. Poi, spenti i riflettori, siamo abbandonati a noi stessi. Come di fatto è accaduto. In questa Fondazione c’è un cordone umano che tenta di risollevare il quartiere con gli educatori e le mamme, ma mancano le istituzioni». 

Dopo l’omicidio di un pregiudicato il 9 aprile scorso, a pochi passi dall’istituto Vittorino Da Feltre, lei scrisse una lettera al capo dello Stato, che raccolse il suo grido d’aiuto a nome delle mamme e venne in visita non ufficiale al Rione Villa. Un forte segnale dunque della presenza dello Stato. 
«Sì, è venuto Mattarella e sono stata felice oltre che onorata di stringergli la mano e di esternargli le nostre preoccupazioni. Lui è la massima carica dello Stato ed è venuto in mezzo a noi, sedendosi addirittura in chiesa tra la gente durante la messa. Ma chi doveva intervenire, cioè le istituzioni locali e nazionali, non lo hanno fatto». 

Cosa non è stato fatto? 
«Basta guardarsi intorno. Nulla di ciò che ci era stato promesso è arrivato. Non ci sono vigili urbani davanti alle scuole, dopo che cinque mesi fa hanno ammazzato un uomo sotto gli occhi del nipote di tre anni e di altri bimbi che entravano a scuola in via Sorrento. Non ci sono giardinieri né operatori ecologici e le nostre strade sono piene di rifiuti. Per non parlare dei parchi abbandonati o delle aree attrezzate per far giocare i più piccoli, vandalizzate o inesistenti. Uscendo dalla nostra sede c’è un anfiteatro sommerso dalla vegetazione e dall’immondizia, dove noi con l’aiuto di Legambiente Campania il 22 settembre puliremo e metteremo in scena l’Otello con la compagnia del Teatro Nest». 

Di chi è la colpa di questo degrado? 
«Non sta a me dirlo, ma una cosa voglio ribadirla: basta con le passerelle dei politici. Sono sicura che ora cominceranno a sfilare come nei mesi scorsi, ma dico loro: venite con noi a fare laboratori, spettacoli, manifestazioni in mezzo alla strada. Al nuovo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese faccio un invito: venga qui domattina (oggi, ndr) a fare pilates insieme a noi e alle mamme. Non ci servono le telefonate, le visite e le passeggiate nei nostri quartieri. Ci servono fatti concreti per sentirci sicuri in casa nostra».

Quali sono le vostre richieste? 
«Mattarella con la sua visita nel rione ad aprile è la dimostrazione che lo Stato c’è, ma voglio che ci sia la videosorveglianza ora. Per dotarcene servono 8mila euro. Ho il preventivo che mi ha fatto una ditta, ma finora non le abbiamo potute installare, perché con quei soldi ho dovuto pagare i nostri operatori. Alla politica perciò dico: invece di venire qui per farvi fotografare e intervistare dai media, mettetemi le telecamere dopo quello che è successo, perché adesso le mamme hanno paura a portare i loro figli da noi». 

Dopo la notizia degli spari contro la sede della Fondazione in tanti le hanno espresso solidarietà. Chi le è stato vicino?
«La prima persona da cui sono andata giovedì sera è stato il sindaco Luigi de Magistris, che mi ha promesso che non mi abbandonerà. In lui ci credo. Tutti sanno che sono una donna di sinistra. Ma ora voglio fatti concreti. Non è più il tempo di promesse. Poi mi hanno supportato sin dai primi istanti amici come il giornalista Sandro Ruotolo e Fabio Giuliani, referente di Libera Campania. Ma non mi stancherò di ripeterlo: è la politica che deve assolvere il suo ruolo». 

In Fondazione vengono tanti bambini ogni pomeriggio. Da che contesto provengono? 
«Arrivano da Barra, San Giovanni e Ponticelli. Sono tutti minori dai 6 ai 16 anni e tutti hanno alle spalle storie di fragilità economica, sociale e culturale. Ecco perché con l’educativa territoriale e il semi convitto offriamo loro tante opportunità di crescita con i laboratori di teatro, arte, fotografia, i progetti contro la violenza di genere e il bullismo. Da ieri però hanno paura di venire, perché non si sentono sicuri e io stessa mi sento lasciata sola. Se sarà ancora così mollo tutto e chiudo».

Qual è il suo ultimo appello? 
«Vorrei più forze dell’ordine a presidiare il quartiere, più vigili urbani fuori alle scuole e nei nostri presidi di legalità. Sono tante le associazioni che operano in questo territorio. Non siamo i soli. Ma se continuano a lasciarci da soli, non ci salveremo mai e con questi bambini e le loro famiglie avremo fallito. Ieri ho fatto lezione ai miei studenti al Livatino, dove insegno da quest’anno. Qualcuno mi ha detto che sono pazza a rimanere ancora in questo quartiere, ma io voglio crederci ancora».

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