React, piano da 13 miliardi: al Mezzogiorno va il 64%

Martedì 13 Aprile 2021 di Marco Esposito
React, piano da 13 miliardi: al Mezzogiorno va il 64%

Prende forma il primo tassello del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e porta la firma della ministra per il Sud Mara Carfagna. L’Italia ieri ha consegnato a Bruxelles il programma per spendere i 13,5 miliardi del React, cioè l’iniezione aggiuntiva di risorse prevista dall’Unione europea per reagire alla pandemia (da cui il nome del fondo) e che si aggiunge alle politiche di coesione del 2014-2020, quindi da spendere necessariamente entro il 2023. Per non appesantire i programmi regionali (Por), i fondi saranno integralmente gestiti centralmente dai ministeri (Pon).

Finora sono stati consegnati a Bruxelles i piani React-Eu di Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lituania e Olanda oltre che dell’Italia, il cui importo (in linea con il Next Generation Eu) è il più consistente in valore economico. Il 64% delle risorse dei progetti italiani, pari a 8,4 miliardi su 13, è destinato al Mezzogiorno. I restanti 500 milioni sono assegnati all’assistenza tecnica. I fondi sono divisi in ventisei linee (ventisette con l’assistenza tecnica) e questo dà un senso di frammentazione degli impegni. Tuttavia la necessità di spendere in tempi rapidissimi ha sconsigliato iniziative complesse. Lo spiega la stessa Carfagna: «In questo momento, davanti alle conseguenze potenzialmente disastrose della crisi, c’è soprattutto il dovere del realismo. Non ci serve produrre l’ennesimo libro dei sogni ma finalizzare le risorse a iniziative davvero realizzabili. Abbiamo limato in questa direzione le precedenti bozze, irrobustendo soprattutto i capitoli legati a innovazione e green e destinando oltre 300 milioni alla riduzione della dispersione idrica. Personalmente, giudico misure di rilievo anche i progetti, in apparenza più piccoli, per l’incremento delle borse di studio, i laboratori verdi nella scuola primaria e gli istituti agrari: il capitale umano è la grande risorsa del Sud, dobbiamo fare ogni sforzo per valorizzarlo».


Rispetto alla versione del React preparata dal predecessore Peppe Provenzano ci sono diverse conferme e alcune novità. La conferma è nella voce di maggior peso: i 4 miliardi destinati a finanziare per il 2021 la decontribuzione del 30% del costo del lavoro nel Mezzogiorno, misura tesa più a difendere le attività esistenti che a crearne di nuove. Tra le novità spiccano i 313 milioni per la riduzione delle perdite nella rete idrica del Sud Italia. Si riduce da 1.100 milioni a 750 milioni la quota del Sud nel «Fondo nuove competenze e altre politiche del lavoro», tuttavia la riduzione è più apparente che reale. Il fondo infatti è diviso in due parti: 500 milioni vanno all’assegno di occupabilità, destinato in effetti quasi tutto (450 milioni) alle otto regioni dell’Italia meridionale e insulare; mentre 1.000 milioni vanno tramite bando a progetti di formazione e molto difficilmente le imprese meridionali, secondo stime del ministero del Lavoro, ne avrebbero incassato la maggior parte come suggerito nella prima versione delle tabelle. Adesso, più realisticamente, la quota Sud è del 30%. Del resto laddove non c’è un vincolo di destinazione, come per il bonus giovani che è una misura nazionale destinata agli under 36, la parte stimata per il Mezzogiorno è minima (40 milioni su 340) proprio per la difficoltà del sistema produttivo locale di incrementare l’occupazione, sia pure con forme agevolate, ma non specifiche.


Tra gli obiettivi del React c’è una rete di sostegni per evitare che la crisi da Covid spezzi i percorsi formativi dei ragazzi e in particolare la possibilità di laurearsi. Nel React ci sono 405 milioni per la riduzione delle tasse universitarie (con esenzione fino a 13.000 euro di Isee), dei quali quasi la metà (195 milioni) per il Mezzogiorno. Inoltre ci sono 43 milioni da girare alle Regioni del Sud per erogare le borse di studio agli studenti meritevoli, con l’obiettivo di mettere fine al fenomeno desolante dei borsisti «idonei ma non beneficiari».
Tra i programmi che puntano all’innovazione c’è lo Smart Grid, con 180 milioni tutti destinati al Mezzogiorno. La rete di distribuzione elettrica diventa intelligente (smart) cioè in grado di adattarsi alle diverse situazioni di produzione e assorbimento, nonché a interruzioni nella rete, elaborando all’istante le soluzioni che minimizzano il danno. Peraltro nel Sud Italia, come ha sottolineato di recente la Banca d’Italia, la qualità della fornitura elettrica è decisamente inferiore.

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Carfagna ha anche nominato il direttore generale dell’Agenzia per la Coesione territoriale. La scelta è caduta su Paolo Esposito, 55 anni, in precedenza coordinatore in Abruzzo dell’Ufficio speciale della ricostruzione dei comuni del cratere sismico, ma la cui carriera professionale si è svolta nel settore privato, quale direttore del personale in diversi gruppi industriali. Dalla sua creazione, nel 2014, l’Agenzia per la Coesione territoriale è stata guidata da quattro direttori generali: Maria Ludovica Agrò, cui è subentrato nel settembre 2018, su incarico dell’allora ministra per il Sud, Barbara Lezzi, Antonio Caponetto. A lui è succeduto, con il ministro Provenzano, Massimo Sabatini, adesso sostituito dalla ministra Carfagna con Esposito.
 

Ultimo aggiornamento: 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA