Turisti morti nella Solfatara,
manager e soci verso il processo

Venerdì 1 Novembre 2019 di Leandro Del Gaudio
Niente segnaletica, niente dissuasori né alert. Non c’erano condizioni di sicurezza in grado di tutelare turisti, ricercatori, ma anche gli stessi dipendenti di uno dei punti più suggestivi al mondo: la solfatara di Pozzuoli. Sono queste le conclusioni della Procura di Napoli, a distanza di due anni e mezzo dalla morte di tre turisti, inghiottiti da una voragine, morti per asfissia, a pochi metri dal viale centrale che consentiva di passeggiare sulle spalle del Vulcano. È di questi giorni la decisione della Procura di Gianni Melillo di chiedere il rinvio a giudizio a carico dell’amministratore unico della Srl Vulcano solfatara, che ha gestito per anni il sito, ma anche dei soci della stessa società.

Omicidio e disastro colposi, sono le accuse firmate al termine delle indagini dei pm Anna Frasca e Giuliana Giuliano, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, anche sulla scorta delle valutazioni fatte dai consulenti del pm. Era il 12 settembre del 2017, quando persero la vita il piccolo Lorenzo Carrer e i genitori Massimilano Carrer e Tiziana Zaramella, turisti veneti precipitati all’interno della cavità apertasi in zona sud della fangaia, per poi finire avvolti dalle esalazioni emesse dal sottosuolo. Una tragedia, un evento senza precedenti, in un posto visitato da studiosi, da scolaresche in gita: un episodio provocato probabilmente dai temporali che si erano abbattuti in quei giorni nell’intera area metropolitana. Accadde tutto in pochi minuti. Aveva 11 anni Lorenzo Carrer, quando sprofondò in una voragine, mentre era intento a scattare una foto da portare a casa, in un comune Veneto, magari a scuola per commentarla con gli amici di classe e con i docenti. Sprofondò di qualche metro, dando inizio a una sequenza drammatica, spaventosa: fu il padre Massimiliano (aveva 45 anni) a gettarsi nella voragine, tentando invano di riportare in superficie il figlio. Stessa sorte per Tiziana, che decise di tentare l’impossibile pur di aiutare marito e figlio, venendo però inghiottita in quel vortice di terreno ed esalazioni mortali. Unico sopravvissuto, il fratellino di Lorenzo, costretto ad assistere impietrito alla perdita della famiglia. 

Un evento improvviso, ma non imprevedibile - scrivono oggi gli inquirenti -, anche perché c’erano già state voragini e cavità, lì nella solfatara di Pozzuoli. Ma cosa accadeva quando si verificavano crolli o smottamenti? «Ogni volta che si apriva una cavità-voragine, essa, in assenza di alcuna verifica e studio da parte di specialisti geologi o vulcanologi, veniva semplicemente colmata con materiale prelevato dal sito stesso, da cui si scavava per riempire i vuoti che di volta in volta venivano a crearsi», è la conclusione della Procura. Doverosa a questo punto una precisazione. In questa vicenda tutte le persone coinvolte hanno mostrato sensibilità e rispetto per la tragedia che ha colpito la famiglia Carrer, anche nel dare corso al risarcimento in favore del piccolo sopravvissuto, come previsto dal contratto di assicurazione.

A finire sotto inchiesta sin dalle primissime battute investigative, l’amministratore unico della srl Giorgio Angarano, per il quale i suoi difensori - gli avvocati Manlio Pennino e Bruno Von Arx - valutano ora la possibilità di chiedere il rito abbreviato. Diversa invece la posizione degli altri imputati (cinque soci, più la società Vulcano Solfatara srl), che attendono il filtro dell’udienza preliminare (probabilmente dinanzi al gip Marco Carbone) per dimostrare di non aver avuto partecipazione attiva in materia di sicurezza e prevenzione. Difesi dagli avvocati Claudio Botti e Andrea Alberico (per la srl), Orazio De Bernardo, Raffaele Longo, Gennaro e Angelo Malinconico, Vincenzo Maiello, Tommaso Scolarici, i soci puntano a rappresentare la propria versione dinanzi al giudice, mentre la Solfatara resta sotto sequestro, avvolta dal dolore per una famiglia inghiottita all’improvviso.  © RIPRODUZIONE RISERVATA