Genitori impreparati sull’uso tossico dei cellulari

di ​Piero Sorrentino
Lunedì 5 Febbraio 2024, 00:00 - Ultimo agg. 06:00
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Qualche tempo fa sui giornali s’era parlato molto di una storia americana. Un gruppo di adolescenti di Brooklyn aveva deciso di vivere senza smartphone. Niente social, solo telefonate e al massimo qualche vecchio sms. Ragazzini di 13 o 14 anni che prendevano appuntamento fisso in un parco cittadino, senza scambiarsi messaggi di conferma, per ritrovarsi a fare cose normali: leggere, giocare a pallone, parlare. Niente di tutto quello che aveva a che fare con la loro vita precedente, totalmente imbevuta di social e mondi digitali. La rivoluzione dei giovani senza smartphone, titolarono i quotidiani. In particolare una ragazza di quel gruppo, Logan, aveva detto una cosa da brividi in un’intervista: «Non sapevo più distinguere tra le cose che facevo perché mi piacevano da quelle che facevo perché sapevo che ne avrei postato le foto su Instagram». 

Quella storia andrebbe ricordata oggi che è la vigilia della “Giornata mondiale per la sicurezza in Rete” (Safer Internet Day 2024), promossa dall’Unione Europea per riflettere su un uso più consapevole degli strumenti digitali e sul ruolo attivo che i più giovani possono ricoprire in Rete. E andrebbe ricordata soprattutto qui da noi, dove – secondo alcuni impressionanti dati di una ricerca di Save The Children – in Campania il 79,7% di bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni utilizza internet tutti i giorni (la media italiana è del 73%), e lo fa non con un pc domestico ma attraverso lo smartphone (72,8%, contro una media nazionale del 65,9%). 

Se alla ricerca di Save The Children si affiancano anche quelli di un’altra indagine, stavolta dell’Istituto Superiore di Sanità relativa ai bambini di età inferiore a due anni, secondo cui il 66,2% di bambine e bambini tra gli 11 e i 15 mesi di età passa più di un’ora al giorno davanti a uno schermo digitale (media nazionale del 58,1%), con un 5,1% che addirittura sfonda il tetto delle tre ore quotidiane, primato negativo di tutto il Paese. Crescono nella nostra Regione anche le azioni di cyberbullismo, che nel 2022 hanno registrato un incremento, visto che in Campania gli adolescenti vittime di questa attività sono il 16,2%. Infine, il tema legato ai rischi di sovrappeso o obesità derivanti dall’inattività: 31,6% è la percentuale dei giovani campani in sovrappeso o obesi, a fronte di una media italiana del 22,6%.

La tentazione di stracciarsi le vesti, di lanciare invettive contro i giovani senza più valori, anestetizzati, che avanzano come torme di zombie con uno smartphone tra le mani, ignari di tutto e a tutto indifferenti, in questi casi è sempre molto forte.

Come forte è la spinta a raccontare, o immaginare, una sorta di passato semi-mitologico dove l’adolescenza era un’età felice a prescindere, nella quale bastava una fetta di pane con olio e sale e tutto andava liscio. 

Sia l’uno che l’altro sono invece posture mentali semplificanti e banalizzanti, che non tengono conto di tanti aspetti. Il primo dei quali ha a che fare proprio con il mondo degli adulti. Come se questo rapporto tossico con le tecnologie digitali riguardasse soltanto quella specie di tribù sconosciuta di adolescenti e non fosse invece un elemento caratterizzante di quella medesima comunità educante di adulti che ne è la prima, e forse ancora più ingiustificabile, vittima. Come se su tutto questo non aleggiasse un quesito grande come un elefante, se cioè questa cosa accade perché frutto di una scelta relativa a una risorsa educativa oppure accade perché noi adulti non abbiamo ancora prodotto uno straccio di pensiero critico e una condivisione di idee su come sia giusto strutturare la nostra quotidianità, per contrastare le sue spinte a fare le cose senza dedicare il tempo necessario a capire quale sia la scelta migliore per gestire mille sollecitazioni al giorno che proprio da quegli adolescenti o bambini provengono. 

Situazioni complesse la cui soluzione più immediata è appunto lo schermo, al quale si ricorre senza nemmeno più riflettere. Le competenze per gestire uno strumento così potente, alla fine, devono possederle i ragazzi oppure gli adulti dei quali sono responsabili? 

Molti genitori si preoccupano giustamente che i loro figli, uscendo di sera, non bevano o si ficchino in situazioni rischiose. Ma quante di quelle medesime famiglie guarda agli smartphone con altrettanta preoccupazione, come se fossero quello che sono in realtà: strumenti neutri, in sé né bene né male, che possono essere utilissimi ma che possono rivelarsi pericolosi come una pistola carica in tasca se usati male?

Quanto alla soluzione di bandire l’uso degli strumenti digitali per i ragazzi, come a volte qualcuno propone più dando la sensazione di una sparata che di un pensiero razionale, è del tutto illusoria, perché le rivoluzioni – e quella digitale certamente lo è – semplicemente non si governano con le censure o i divieti. 

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