Le tre vere novità ​arrivate da Berlino

Martedì 28 Settembre 2021 di Franco Cardini

Il risultato incerto era nell’aria, annunciato da sondaggi che si sono rivelati più esatti del solito. Le elezioni di ieri hanno regalato diverse novità. La prima: nella Germania riunificata non è mai successo che a diventare cancelliere fosse il candidato di un partito che ha raccolto meno del 30% dei voti, ed anzi per la prima volta dopo l’ultimo dopoguerra nessun partito raggiunge quella soglia. Segno di incertezza, certamente; anche un segno che il ritiro dalla politica di Angela Merkel ha lasciato il segno.

E ciò nonostante il naturale endorsement per il suo successore nel partito, Armin Laschet, almeno intimamente l’ex cancelliera può dirsi soddisfatta perché la sua assenza ha avuto un grande peso ed ha mostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, che la sua figura politica si è stagliata nell’Europa di questi anni ben al di sopra di tutte le altre – e non soltanto in Germania.

In conseguenza di quanto si è detto, e contrariamente al passato, anche a spoglio terminato non sappiamo chi sarà il nuovo cancelliere. In molti pensano a una coalizione a tre, una prospettiva che mancava nel Paese dalla caduta del Muro a oggi. 

Formare un nuovo governo non sarà facile: serviranno giorni, forse addirittura settimane o mesi, ma i leader si sono impegnati a dare un governo al Paese entro Natale. È importante per la stabilità della Germania e dell’Europa, e allo stesso tempo risponde a una chiara volontà dei cittadini tedeschi che, pur non votando compatti in una direzione o in un’altra, alcune indicazioni chiare le hanno date. Prima di tutto, l’affluenza alta, ben più di quanto si registri da noi o in Francia, a dimostrazione di come i tedeschi abbiano compreso l’importanza del momento e abbiano desiderio di far valere la loro opinione. Inoltre, il voto espresso va nella direzione di una richiesta di stabilità, anche se, eterogenesi dei fini, l’esito è l’incertezza della futura coalizione. A ben vedere, infatti, il voto non ha premiato gli estremismi. 

Spd e Cdu-Csu sono molto vicini: la distanza tra i due partiti è di un punto e mezzo percentuale, almeno questo contrariamente a quanto riferivano i sondaggi, che evidenziavano una distanza superiore. I socialdemocratici passano dal 20 del 2017 al 25,7%. Tocca dunque al candidato socialdemocratico Olaf Scholz tentare di formare il governo. I conservatori, guidati da Armin Laschet, cadono dal 33% al 24,5%. I Verdi hanno raccolto il 14,1% dei voti, rispetto al 9% delle scorse elezioni. È stata la prima volta che i Grüne hanno presentato un candidato cancelliere, Annalena Baerbock e con questo risultato non ci saranno possibilità di escludere i Verdi dal prossimo governo. I liberali di Fdp e l’ultradestra Afd raccolgono 11,7% ciascuno. Dovrebbe entrare al Bundestag anche Die Linke, che si ferma al 5%, limite dello sbarramento. L’estrema sinistra di Die Linke e l’estrema destra di Afd escono male dalle elezioni, o comunque fanno peggio che in passato. In particolare, Afd con le sue posizioni sovraniste ed euroscettiche, pur risultando ancora importante nel panorama politico, pare aver rallentato la propria corsa. È probabile che alcuni voti persi dalla destra siano transitati verso i liberal-liberisti di Fdp (qualche antieuropeista potrebbe aver apprezzato le posizioni rigide del partito durante la crisi della Grecia) o verso gli stessi Verdi, che dagli esordi battaglieri degli anni Ottanta si sono ormai trasformati in un partito moderato. Certamente, sia i liberali sia i Grüne hanno dalla loro leader giovani (rispettivamente Christian Lindner e Annalena Baerbock, grossomodo coetanei essendo nato il primo nel 1979, la seconda nel 1980), dotati di una buona immagine personale, e infatti verso di loro si sono diretti molti voti giovani: e dunque, anche per non mettere un’ipoteca sul futuro, entrambi dovrebbero essere inclusi. 

Nonostante ci siano diverse coalizioni possibili, inclusa ovviamente la Grosse Koalition, la più probabile vede Spd, Grüne e Fdp: come ha detto Olaf Scholz, questi sono i tre partiti che hanno vinto, nel senso che sono risultati in crescita rispetto al passato, e dunque a loro tocca governare. Una nuova versione alternativa alla cosiddetta “Jamaika-Koalition” (dall’unione dei colori dei tre partiti coinvolti, identici a quelli della bandiera giamaicana) sperimentata dai due partiti minori insieme con l’Unione Cristiano Democratica (CDU)/Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU) in alcuni governi regionali. Sarebbe un’unione tendenzialmente di centro-sinistra, ma con i correttivi liberali dei Fdp; pare che Lindner e Baerbock si stiano già parlando per trovare un’intesa al di là del terzo partito “tradizionale” con il quale si alleeranno, e in fondo entrambi hanno alcuni punti comuni, a partire dalla richiesta di un’Europa più unita, diretta verso uno statuto federale. Una situazione da seguire, insomma, perché innegabilmente ciò che succede in Germania ha ripercussioni immense sull’Unione europea e su tutti i Paesi che ne fanno parte.
 


 

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