Golfo di Napoli, spunta il relitto di una nave scomparsa

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Maria Pirro

Hanno scoperto per caso il relitto di una nave e così risolto un giallo lungo oltre mezzo secolo. I ricercatori del Consorzio universitario Benecon hanno individuato l’imbarcazione misteriosa a novanta metri di profondità nel golfo di Napoli, durante la prova di un ecoscandaglio, speciale sensore hi-tech utilizzato per mappare in 3D i fondali. A svelare i dettagli è Carmine Gambardella, titolare della cattedra Unesco sul paesaggio, i beni culturali e il governo del territorio, che lavora con Francesco Saggiomo e Daniele Dell’Anna, responsabili della sezione Rilevamenti marini e robotica subacquea. «Da un’analisi approfondita - spiega il docente - dei punti acquisiti durante gli studi idrografici è arrivata la conferma che la sagoma rilevata è quella di una imbarcazione adagiata sul fondo». Non solo. «Il relitto - chiarisce Gambardella -, di quaranta metri, ha una particolare struttura a prua, che ha permesso e facilitato una serie di confronti con immagini di navi disponibili nei numerosi database presenti in rete. E una ulteriore ricerca tra i modelli già rilevati nel golfo ha evidenziato che quest’ultimo non è ufficialmente mappato, oltre a non essere presente nella cartografia ufficiale dell’istituto idrografico della Marina».

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Ovviamente, l’indagine è andata avanti per risolvere il caso, utilizzando ulteriori, sofisticate tecnologie come un veicolo filoguidato, a controllo remoto. «Dall’esame di altri immagini, il relitto è risultato appartenere a una classe di appoggio di navi militari definite a seconda del paese di bandiera come «net layer», «boom defence vessel» e, in italiano, «nave porta ostruzioni». «Questo tipo - aggiunge Gambardella - fino alla seconda guerra mondiale era adibito alla posa e alla movimentazione di reti e ostacoli anti sommergibili». Così è scattata anche la verifica bibliografica sulle imbarcazioni affondate nel golfo di Napoli. Ed è arrivata l’indicazione determinante. «La nave appartiene alla classe “Bar” della Royal Navy: probabilmente, è il relitto della Boom defence vessel, sigla «Hms BarFlakeZ184» di cui si persero le tracce in un punto imprecisato, il 22 novembre del 1943, come descritto da Francesco Mattesini nel suo libro sulla seconda “Pearl Harbor”, i bombardamenti tedeschi sui porti dell’Italia meridionale». Varata nei cantieri George Philip & Sons Ltd. (Dartmouth, nel Regno Unito) il 18 aprile del 1942. «Al momento dell’incidente - afferma Gambardella - al comando della nave c’era il sottotenente di vascello della riserva Peter Henderson, ma non si hanno sue notizie. Si sa con certezza, invece, che a bordo persero la vita Peter Fagan, Ivan Hunt, Donald McKinnon. I loro nomi sono incisi sul monumento ai caduti del Portsmouth Naval Memorial».

Prosegue, intanto, l’attività di monitoraggio e rilevazione tridimensionale per mappare la linea di costa, sotto e sopra il livello del mare, da Torregaveta a Castel dell’Ovo. «In Europa non vi è università, centro di ricerca o aziende che posseggono tali tecnologie da adoperare contemporaneamente come può fare il consorzio Benecon che ha a disposizione anche un proprio velivolo dotato di sensori», dice soddisfatto Gambardella, preannunciando altri sviluppi e sorprese.

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 12:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA