Il caro-bollette e la visione che manca

Venerdì 17 Settembre 2021 di Paolo Balduzzi

Se pensavamo di poterci concedere un autunno con meno preoccupazioni, grazie alla diminuzione dei contagi da Covid, ci sbagliavamo di grosso. Da ottobre dovremo infatti aspettarci bollette più care per tutto il comparto energetico (gas ed elettricità). Aumenti non certo simbolici e che sicuramente metteranno in difficoltà famiglie e aziende. 

È lecito aspettarsi un aiuto economico da parte dello Stato? La risposta è positiva; tuttavia, non è così scontata come potrebbe sembrare. 

L’economista, che difficilmente si fa portatore di buone notizie, nota, e a ragione, che i prezzi dei beni hanno un valore informativo e che lo Stato dovrebbe evitare di distorcerli. Del resto, gran parte della storia del pensiero economico ha ruotato proprio intorno alla questione di come i prezzi si formino. Il potere di mercato è sicuramente importante; la dinamica tra domanda e offerta pure. 

Come contrastare quindi il caro bollette sia nel breve che nel medio-lungo periodo? Un intervento di sterilizzazione o compensazione da parte dello Stato sembra in effetti necessario, vista la dimensione che il fenomeno sta per assumere; tuttavia, se è vero che il prezzo di un bene ci fornisce informazioni su di esso, cambiarlo non è sempre una buona idea. Anzi, non lo è quasi mai. 
Ma quali sono queste informazioni? E perché è così importante non ignorarle? Partiamo dall’offerta dei prodotti energetici: un aumento di prezzo significa che il bene venduto è sempre più scarso. 

In altri termini, utilizziamo troppe fonti energetiche deperibili e non rinnovabili e troppo poche fonti alternative. Da questo punto di vista, un metodo di medio-lungo periodo per diminuire i costi è quello di investire in fonti rinnovabili. Sulla carta, il governo sembra essere d’accordo. Addirittura, c’è un ministero apposito che dovrebbe occuparsene. Tuttavia, indicazioni di questo tipo arrivano da ormai almeno vent’anni e, francamente, grandi passi in avanti non sembrano essere stati fatti. 

Ma non esiste solo il lato dell’offerta: i prezzi aumentano anche come effetto della domanda di prodotto energetici; e questa dipende dai nostri comportamenti e dalle nostre abitudini. Come cambiarli? Per esempio, evitando di tenere il riscaldamento acceso per intere giornate nei grandi edifici, pubblici e privati (comprese le scuole), tra l’autunno e la primavera (o l’aria condizionata nei mesi estivi), oppure evitando di illuminare a giorno gli stessi palazzi anche durante le ore notturne.

Infine, si possono rimuovere le cause che impediscono ampia concorrenza tra i fornitori, così come, anche grazie all’Unione Europea, si è fatto per la comunicazione mobile e fissa con risultati tangibili. Tutte queste leve hanno però effetto solo nel medio o lungo periodo. E le bollette vanno pagate subito. Giusta, quindi, la proposta di intervento da parte del Governo. Ma il taglio dei prezzi si porta dietro un grosso rischio: che i cittadini, i consumatori, perdano il messaggio che quello stesso prezzo sta veicolando. E cioè che la struttura dell’offerta energetica e la dinamica dei nostri consumi devono essere cambiati, e pure in fretta. Non solo: in questo modo viene meno anche la necessaria pressione del corpo elettorale sul legislatore per interventi di tipo strutturale. 

Insomma, un bel modo del governo di togliersi dall’agenda richieste ben più impegnative. Come conciliare quindi questa necessità con quella, più pratica, delle famiglie di non riuscire a pagare le bollette? Fortunatamente, si fa per dire, lo stato distorce già, e in maniera abbondante, il prezzo dei beni energetici. Lo fa con una pressione fiscale particolarmente elevata e lo fa con i cosiddetti “oneri di sistema”, che altro non sono che ulteriori imposte per finanziare proprio investimenti in fonti energetiche alternative. 
Questi prelievi hanno due grandi inconvenienti: innanzitutto, sono poco trasparenti, perché l’Iva sarà pur facile da calcolare ma le accise e gli altri oneri per nulla; secondariamente, spesso le imposte colpiscono ufficialmente i fornitori, salvo poi essere da questi trasferite nel prezzo sugli utenti finali, che quindi pagano ancora di più. Giustificato l’intervento di sterilizzazione (ma solo agendo sulla leva fiscale), si tratta a questo punto di trovare le risorse necessarie. Innanzitutto, non si può escludere che si ricorra straordinariamente al debito: del resto, si tratterebbe di misura temporanea e non certo strutturale. Oppure, si potrebbero tagliare i finanziamenti e i salvataggi alle solite imprese in costante agonia (qualcuno è pronto a scommettere che non pagheremo più per Alitalia?).

L’importante è che queste risposte di breve periodo non facciano perdere di vista l’obiettivo di lungo periodo, cioè la realizzazione di una vera e propria transizione energetica. Nonostante gli sforzi, e l’individuazione di un ministero apposito, sembra che ancora la questione non sia presa seriamente dal legislatore. Il bonus edilizio del 110%, per esempio, avrebbe dovuto rimodellare il Paese: a un anno dalla sua introduzione, di cantieri se ne vedono proprio pochi. Lo sconto delle bollette potrebbe farci quindi arrivare tranquilli alla primavera ma, se non cambia l’atteggiamento di chi ci governa, non ci farà mai arrivare nel futuro desiderato.
 

Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 20:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA