L’istruzione da rafforzare per il futuro dei giovani

di ​Enrico Del Colle
Martedì 20 Febbraio 2024, 00:00 - Ultimo agg. 06:03
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Un ottimo film di metà anni Novanta “Ragione e sentimento” (tratto dall’omonimo romanzo della britannica Jane Austen, inizio XIX secolo) racconta di due giovani sorelle che rappresentavano in modo nitido, l’una (la più grande) la ragione e l’altra il sentimento. Il film “segue” le loro vicende familiari e affettive, spesso turbolente, e si chiude con la convinzione di entrambe di ricercare nel giusto equilibrio tra ragione e sentimento l’essenza fondamentale per una vita piena e matura. 

Dunque, il messaggio che ci lascia questa storia è chiaro: durante la nostra esistenza dobbiamo trovare, con il trascorrete degli anni, quella stabilità comportamentale (frutto di un’appropriata miscela tra emozione e raziocinio, tra incoerenza e logica o, come detto, tra sentimento e ragione) in grado di consentirci di assumere decisioni equilibrate in condizioni di incertezza. 

E allora ci domandiamo: c’è qualche caratteristica strutturale, connessa con il nostro vivere, capace di “accompagnare” questa transizione? Forse potrebbe essere l’età, in considerazione del fatto che nella fase più giovane della vita, è il sentimento, il più delle volte, a prevalere sulla ragione (così come per la sorella minore del romanzo), ossia è l’impulso ad imporsi sul controllo, mentre con lo scorrere del tempo e con lo sviluppo della personalità è la ragione a “frenare” il sentimento. E chi potrebbe “guidare” questa trasformazione? Sicuramente il sistema educativo, perlomeno per la maggior parte dei giovani. 

Certo, non dobbiamo accantonare l’importante ruolo della famiglia, ma sappiamo già che quest’ultima tende spesso ad essere indulgente verso i propri ragazzi/e e, quindi, non è difficile immaginare come possa essere il sentimento a prendere il sopravvento sulla ragione; differentemente, il sistema educativo svolge, se ben organizzato e al passo con i tempi, proprio quella funzione moderatrice e super partes che serve ad un giovane per crescere non soltanto in termini culturali, ma anche e soprattutto, nei modi di agire come risposta agli “stimoli” esterni. In effetti, l’apprendimento arricchisce la conoscenza dei fatti (da non confondere con l’informazione che ne rappresenta solo la fase iniziale), la conoscenza incrementa molte volte la cosiddetta esperienza “figurativa” – cioè, non la propria ma quella da altri - e quest’ultima, sommata alle altre prerogative, disegna un quadro più realistico di una determinata situazione, tale da “concedere” una scelta più attendibile. 

Pertanto, torna in primo piano il fondamentale compito della Scuola e dell’Università a fini formativi.

Sotto quest’aspetto, ultimamente sono stati fatti passi in avanti con l’introduzione formale (oltre che sostanziale) del “merito” come elemento caratterizzante l’istruzione; inoltre, sono migliorati i criteri di reclutamento dei docenti, sono stati avviati nuovi corsi di studi tecnico-professionali (sicuramente più vicini all’innovazione tecnologica), sono aumentate le iscrizioni agli Istituti tecnici e anche sotto il profilo amministrativo sono cresciuti i servizi pienamente interattivi. Tutto ciò dovrebbe “sfociare” in tempi ragionevoli in una più stimolante partecipazione degli studenti al percorso educativo. Del resto di un tale potenziamento c’è un assoluto bisogno, nel senso che, da un lato sono ancora alte le quote dei ragazzi che non raggiungono un livello sufficiente di competenza sia alfabetica che numerica e dall’altro queste quote aumentano al crescere del livello formativo: in cifre, si verifica che nel terzo anno della Scuola secondaria di primo grado le quote sono rispettivamente del 38% e del 44% (elaborazioni Istat su dati Invalsi 2023), mentre salgono al 49% e al 51% tra gli studenti del quinto anno della Scuola secondaria di secondo grado. Se aggiungiamo che in questa ultima tipologia di Scuola, al termine del primo biennio abbandona quasi il 5% dei ragazzi, si comprende immediatamente l’importanza di una svolta significativa in tal senso. 

Per quanto riguarda, poi, l’Istruzione terziaria, anche in questo caso dobbiamo progredire dato che la quota di laureati in Italia è tra le più basse in Europa (meno del 30% tra i giovani di età tra 25 e 34 anni, con la media europea superiore al 40%, fonte Eurostat). Quindi, il sistema educativo costituisce una formidabile opportunità di maturazione per i giovani purché esso non diventi la premessa per un loro manifesto liberatorio da disagi accumulati, oppure per l’esercizio di ipotetici diritti acquisiti, magari con l’avallo spontaneo dei genitori; come ha scritto efficacemente su queste colonne Luca Ricolfi venerdì scorso. 

Insomma, la componente educativa della Società, da rispettare e motivare, deve saper ascoltare i giovani e dotarli degli strumenti necessari per un proficuo cammino verso l’età adulta, senza atteggiamenti benevoli verso gli errori che commetteranno, ma facendo capire come il loro futuro e quello del Paese siano prevalentemente nelle proprie mani. 

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