Manfredi sindaco di Napoli,
la grande occasione del rilancio

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Vittorio Del Tufo

Il sindaco senza bandana ha già iniziato a far sentire il fiato sul collo ai garanti del Patto per Napoli. Meglio mettere subito le cose in chiaro. 

La prima mossa di Gaetano Manfredi, sindaco eletto con il 63,5 per cento dei consensi, è stata quella di chiamare i leader della coalizione da cui è sostenuto per chiedere di far avanzare le norme - e i soldi - necessari per sgravare il Comune di Napoli dal debito monstre da cui è schiacciato.

Il prof che si è preso Palazzo San Giacomo senza fare ammuina, l’ingegnere mite e sobrio che alla caciara preferisce da sempre i toni mansueti, e agli incantesimi di Fiabilandia il rigore accademico e un po’ serioso di chi non promette la luna, ha voluto lanciare così un primo messaggio di concretezza. Giusto per mandare in soffitta la stagione degli abracadabra e dei pifferai magici. Ma basterà il passo felpato di Manfredi per rimettere in sesto una città scassata, dal verde distrutto ai trasporti allo sfascio, dalle strade gruviera alle periferie-degrado, dalla Galleria Vittoria agli edifici del centro storico che cadono a pezzi, dal welfare al collasso agli alberi che rischiano di crollare a ogni acquazzone? Basterà il dialogo ragionato - al posto delle criptovalute e delle flotte borboniche - per rimettere a posto i sanguinolenti conti del Comune, che fanno di Napoli una delle città più indebitate d’Italia?

Cadrebbe in un grave errore chi pensasse che sul biglietto da visita del nuovo sindaco ci sia scritto «Sono Manfredi, risolvo problemi». L’ex rettore, che non è il mister Wolf di Tarantino, sa bene che dovrà coniugare competenza e concretezza per tirare fuori dalle secche una città che negli ultimi dieci anni è stata, di fatto, disamministrata. Dovrà farlo con il rigore che gli riconosciamo, ma anche (e soprattutto) facendo un uso sapiente del credito che gli è stato concesso. Napoli è un mare in tempesta, quindi, per prima cosa, ecco un avviso al navigante Manfredi: caro sindaco, la coalizione di cui lei si è autodichiarato garante - il cosiddetto laboratorio politico Pd-Cinquestelle - è coesa quanto può esserlo un matrimonio di convenienza, fondato sull’eterogenesi dei fini più che su un comune sentire, dunque non ne faccia troppo affidamento: la stessa foto opportunity che ritraeva lunedì sera il governatore De Luca con la triade Conte-Fico-Di Maio non deve far dimenticare (soprattutto a lei) che i due terzi di quella allegra comitiva furono cinque anni fa definiti dal presidente della Regione, il vero uomo forte del Pd in Campania, delle “mezze pippe falsi come Giuda”, che non è esattamente il massimo per una coalizione che vuole guidare la terza città d’Italia.

Quel che è certo è che il patto stretto dal nuovo sindaco di Napoli con i partiti che lo sostengono adesso va onorato, punto e basta. E va onorato, se necessario, puntando i piedi. E senza elargire promesse. Sprofondare nuovamente nelle sabbie mobili delle maggioranze sbilenche e raccogliticce che hanno fatto penare l’ultimo De Magistris è un lusso che non possiamo più consentirci. Da questo punto di vista Manfredi ha un indubbio vantaggio, rispetto al suo predecessore: poter governare senza dover fare i conti ogni giorno con gli appetiti e i ricattucoli dei micropartitini, con il loro potere di interdizione, con le piccole insidie di ogni giorno. Può, insomma, rimettere in sesto la macchina amministrativa senza dover fare eccessivi slalom tra le trappole del sottobosco politico. Per farlo, tuttavia, dovrà formare una giunta di alto profilo, che voli più in alto degli interessi di bassa lega che hanno di fatto paralizzato l’azione di De Magistris nell’ultima fase della precedente consiliatura: i nomi che circolano in queste ore (dall’ex questore Antonio De Iesu al presidente dell’ordine degli ingegneri Edoardo Cosenza) sembrano andare nella giusta direzione, l’auspicio è che il nuovo sindaco riesca a tenere la barra dritta senza indulgere in eccessive benevolenze allo scopo di accontentare tutti.

 

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