«Olè, Diego olè»: gran festa
per lo show firmato da Siani

Martedì 17 Gennaio 2017 di Gigi Di Fiore
La grande prova del pubblico prima dello spettacolo va alla grande. Tutto il teatro è un boato di «O mamma, mamma, mamma, sai perché mi batte il corazon» o anche il coro di «Diego, Diegooo, Oeee, oeoeee, Diegooo». Ritorno al passato, ritorno agli anni d’oro. La platea e i palchi un sold out da 1300 posti, pieni di gente senza differenza di età, senza distanza di tempi. Chi c’era allora e chi non c’era, conoscono tutti quella canzone, quelle invocazioni che accompagnavano Maradona al San Paolo tanti anni fa.

Si vedono sciarpe, si vedono bandiere. All’ingresso del teatro, c’è chi le vende, di stramacchio, a 5 euro l’una. Ma non fanno molti affari, non c’è tempo per amore fuori le riga, per moti di affetto stonati con il San Carlo. Non è solo nostalgia, ma anche amore per quell’uomo che sale sul palco alle 21,30. In platea, ci sono i calciatori del Napoli, ma c’è anche Diego junior, quel figlio napoletano con cui Maradona ha ricucito uno strappo durato 30 anni e lo annuncerà a fine spettacolo.

Ci sono l’avvocato Angelo Pisani, legale di Maradona nelle famose vicende legate al debito con Equitalia. Poi, il sindaco Luigi De Magistris, con la moglie e i figli. Sindaco che annuncia un altro «festeggiamento popolare» a maggio e preferisce la platea, evitando il palco reale dove invece prende posto il governatore Vincenzo De Luca.
Nel palco reale nessuna autorità, sono i soli posti riservati al consiglio d’indirizzo del San Carlo. C’è Sebastiano Maffettone. «Sono qui soprattutto, come grande tifoso di Diego» dice. Poi, Michele Lignola, Giuseppe Tesauro, Bruno Mariano, il prefetto Gerarda Pantalone. Tra quei 24 posti, ci sono otto bambini nella loro serata di emozione. Sono bimbi in cura agli ospedali Santobono e Pausillipon. Sono lì, felici di esserci, con il cuore in gola per la grande serata cui hanno preso parte.

In platea c’è il giudice Fausto Izzo. «Un evento da non mancare, per un tifosissimo del Napoli come me», dice. Costano 198 euro i biglietti in platea alle file posteriori, quelli in posizione migliore sono costati dai 330 ai 200 euro. 
Ma l’ingresso di Diego sul palcoscenico non ha prezzo. C’è chi piange, chi applaude. Il cuore non si sposa con il calcolo. Fuori il teatro, è comparso per pochi istanti uno striscione degli ultras «Fedayn Napoli»: «Diego, gioca al San Paolo per il popolo e per gli scugnizzi. Ma quale San Carlo a questi prezzi» diceva. È stato subito ripiegato. Non è serata di polemiche. Fuori, persino i bambini cantano «I ragazzi della curva sud» di Nino D’Angelo. Chissà dove l’hanno sentita. 

Ma è nel teatro che la nostalgia si fa presente, i ricordi diventano attualità. Sulla penultima fila di palchi, viene stesa una piccola bandiera. C’è il simbolo dello scudetto, con le due coppe Italia vinte. Un palco poco sotto spiega un altro simbolo del Napoli di allora. Ma in platea e sui palchi, tanti hanno al collo sciarpe azzurre, stringono simboli.
Il sindaco De Magistris siede accanto al presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che vuole nominare Maradona «ambasciatore del Napoli». Non c’è divisione che tenga, non c’è contrapposizione sullo stadio San Paolo che riesca a tenerli distanti. C’è Diego sul palco, la storia del Napoli che vinceva, che era ai vertici del calcio nazionale e riusciva a dare punti anche in Europa.

Quello che colpisce, nel pubblico osannante, è la compostezza delle urla, l’unità dei canti. Un rituale che si compie, una celebrazione che è esaltazione di ricordi, voglia di fermare il tempo che è andato via. Non ci sono differenze, l’ingresso è composto, ognuno ha occupato il suo posto con il desiderio di vedere solo Diego.
Anche Maradona è emozionato, ma chi è al San Carlo lo è ancora di più. Sono i cori a dominare, gli applausi a scena aperta che accompagnano ogni siparietto dello spettacolo: dall’ingresso di Salvatore Carmando a Gianni Minà. Un pubblico che ha dimenticato il San Paolo per adattare la sua emozione al grande teatro. Non hanno molti problemi gli addetti del servizio d’ordine degli organizzatori, nel tenere a bada macchine fotografiche e telefonini vietati. Tutti si adeguano, tutti si adattano allo spettacolo senza problemi. 

La serata fila liscia, ed è una grande festa per tutti. Fischi per i manichini di Platini e Blatter, qualche fischio anche alla citazione del nome di Ciro Ferrara. L’esaltazione si auto alimenta all’invito di «Chi non salta juventino è, chi non salta juventino è». Il pubblico è pieno di gente che è al San Carlo solo per emozionarsi. Antonio D’Aria, titolare di un negozio storico di Chiaia, arriva avvolto in una sciarpa azzurra. Quando il Napoli vinse il primo scudetto, era allo stadio nel settore distinti: «Non potevo non esserci, come si faceva a non cercare un biglietto per vedere il grande Maradona», dice. 

Non c’è solo l’esaltazione della memoria e del ricordo di quelle partite indimenticabili, la platea ascolta in silenzio il colloquio di Diego con il pm della sezione distrettuale antimafia napoletana, Catello Maresca. Gli chiede di dire qualcosa a quei ragazzi che scelgono le strade della criminalità. La gente ascolta l’invito di Diego a non drogarsi, a non uccidere, a non scegliere strade sbagliate. Applausi, nel momento di riflettere sulla realtà di Napoli.
Il pubblico è entusiasta, mostra attenzione. Gli applausi sono continui. Anche quando arriva Salvatore Esposito, l’interprete di Genny Savastano delle serie tv «Gomorra». Ironizza anche sulla Napoli buia che, nella serata di Diego, si vuole esorcizzare. Nessuno schiamazzo, nessuna reazione fuori le righe, ma a tratti si dialoga dalla platea con Diego. «Diego, noi ti amiamo», «Non andare via», «Grazie, Diego», «Vogliamo vincere». L’interazione si fa parola, non solo emozione e lacrime. 

«Olè, oli, olèèè, Diegooo, Diegooo» è l’urlo di tutti. E tutti cantano «Oi vita, oi vita mia», insieme con Clementino. Non c’è spazio per la polemica. Anche sul prezzo dei biglietti, accettato da tutti i presenti, taglia corto Maradona: «Abbiamo portato i biglietti a 200 euro perché sapevamo che Pelè voleva fare uno spettacolo simile con biglietti dello stesso prezzo. Pelè deve essere sempre secondo». È la Diego-night, ma è anche la notte di Napoli che tenta di raccontarsi oltre i problemi. Alla fine, tutti felici, con le lacrime e gli occhi lucidi. Il ritorno di Diego è solo applausi. Diventa addirittura ovazione alla fine, quando Maradona chiede scusa al figlio Diego junior «lasciato solo per 30 anni». Non accadrà più, promette, mentre il figlio si alza dalla prima fila e riceve scrosci di applausi condivisi con il padre. © RIPRODUZIONE RISERVATA