Napoli: agguato a Miano, il ferito è il figlio di un boss pentito

Sabato 15 Giugno 2019 di Viviana Lanza
Ha 41 anni e un cognome da tempo nella storia criminale di Napoli. Ed è per questo, e per un’altra serie di indizi, che quando Luigi Torino, figlio dell’ex boss Salvatore da oltre dieci anni collaboratore di giustizia, è arrivato in ospedale con ferite da arma da fuoco, gli inquirenti non hanno subito creduto alla versione della tentata rapina e hanno avviato indagini per vagliare anche altre ipotesi.

Giovedì, quartiere Miano. È qui che a partire dalle nove della sera cominciano una serie di segnalazioni che culminano con la notizia di un ferito al Cardarelli. Mancano cinque minuti alle dieci quando i carabinieri raccolgono la testimonianza del ferito. Si chiama Luigi Torino e racconta di essere stato aggredito da due persone che volevano soldi e quant’altro. Gli inquirenti, però, ritengono necessarie ulteriori indagini per verificare il suo racconto. Sul caso lavorano anche gli agenti della polizia, perché a loro, poco prima della notizia del ferimento di Torino, erano giunte segnalazioni che potrebbero rivelarsi utili. Tutto comincia con una telefonata al centralino della Questura che segnala una sparatoria a Miano. La voce indica un civico e la via Marsala, traversa di via Janfolla. Una volante si dirige sul luogo ma non trova nulla, nessuna sparatoria in atto né tracce di proiettili, non ci sono testimoni né feriti a terra. Nulla. E l’allarme rientra.

Passa poco tempo, qualche decina di minuti, e scatta una nuova segnalazione. Questa volta c’è qualcuno che compone il 112 per indicare una pistola nascosta in un tombino al rione San Gaetano. Sono le 21 e 37 e sul posto torna la polizia. Gli agenti perlustrano la strada, a partire da via Janfolla, e nel tombino in questione trovano effettivamente una pistola calibro 9x21. E non è tutto. Perché nelle vicinanze vengono notati quattro bossoli e alcune tracce di sangue sull’asfalto. E a pochi metri c’è un motorino che da successive verifiche risulterà rubato. Per ora non se ne ha ancora la certezza, ma sembra che tutti questi elementi possano collegarsi al ferimento di Luigi Torino, la cui presenza al pronto soccorso viene segnalata intorno alle 21 e 55, quindi pochi minuti dopo la scoperta della pistola nel tombino, del motorino rubato e del sangue e dei bossoli a terra.

Torino jr non è in pericolo di vita. Al pronto soccorso è arrivato con ferite da proiettile alle gambe e all’addome. Chi ha sparato ha mirato in basso e questo può far ipotizzare anche un tentativo di gambizzare l’obiettivo, e non necessariamente di ucciderlo. Su questo e altri dettagli si concentrano le indagini. Torino risulta essere stato scarcerato da meno di un anno. In inchieste antimafia del passato, di lui hanno parlato ex affiliati al clan Misso della Sanità, il clan che prima della scissione del 2003 era in affari proprio con i Torino. Il nome del figlio dell’ex ras viene associato alla gestione di piazze di spaccio nella zona tra Mianella e Piscinola ma si tratta di dichiarazioni datate, per fatti di più di quindici anni fa. Per risalire al movente del ferimento dell’altra sera, le indagini puntano soprattutto a capire il ruolo più attuale di Torino, all’indomani della sua scarcerazione e del suo ritorno a Miano. Una Miano dove lo scenario criminale è in costante e rapida evoluzione negli ultimi anni, per effetto del pentimento dei vari capi del clan Lo Russo prima e della frattura interna ai reduci dell’organizzazione poi.
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