«Napoletani vi amo, ma non cambio
idea: per me siete diversi»

Sabato 22 Settembre 2018 di Paolo Barbuto
Affronta con piglio brianzolo i basoli dei Decumani, passo spedito e mole da gigante che non rinunzia alla sua idea: lombardi e napoletani sono antropologicamente diversi. Gianluca Brambilla questa cosa l’ha detta l’altro giorno in diretta alla tv mentre si parlava di trasporto pubblico: «antropologicamente il napoletano vuole usare i mezzi pubblici gratis», aveva urlato in faccia a Umberto De Gregorio, presidente Eav collegato in diretta ad Agorà per parlare dell’atavica questione dei portoghesi.
Quella frase aveva scatenato l’inferno delle polemiche con De Gregorio pronto a presentarsi in Procura per denunciare l’imprenditore Brambilla: diffamazione aggravata dall’odio razziale. Poi, si sa come vanno queste cose, i due si sono sentiti dopo la diretta e si sono dati appuntamento proprio a Napoli perché De Gregorio voleva dimostrare a Brambilla com’è la città: contraddittoria e piena di problemi ma «antropologicamente diversa» da nessuno.
L’AFFETTO
L’incontro è avvenuto ieri mattina, lunga passeggiata ai Decumani, importante svolta alla Pignasecca, poi un tour sui treni Eav per chiarire che (talvolta) i trasporti qui possono anche essere di buon livello.
Il giro nella Napoli storica è stata una sciabolata alle solide certezze di Brambilla: «Bellissima quella Napoli, io non l’avevo mai vista». E mentre si aggirava nei vicoli della città travolti dai turisti, qualche napoletano l’ha riconosciuto. Se v’aspettate il racconto di un crudo faccia a faccia fra il (presunto) razzista lombardo e l’integralista napoletano, siete fuori strada: chi ha riconosciuto Brambilla per via della polemica in tv s’è avvicinato all’imprenditore con gli occhiali color arancio, gli ha teso la mano e l’ha incitato a proseguire: «Lei che è leghista porti qui Salvini, solo voi potete cambiare faccia a questa città...». Brambilla, che ha votato per i 5Stelle ha sorriso e s’è trovato un po’in imbarazzo.
LA TEORIA
Prima di affrontare lo «scontro» con Napoli, Brambilla s’è preparato. Lo si capisce dal primo tema che mette sul tavolo, a metà fra Wikipedia e “Gomorra la serie”: «Ma voi sapete che qui c’è la terra più fertile d’Italia e che gli antichi romani la chiamavano Campania Felix? E voi che fate, consentite ai camorristi di riempirla dei veleni che vengono spediti qui dal Nord? Ma poi questa camorra dimostra una stupidità senza pari, che fanno i delinquenti? Seppelliscono il veleno sotto casa loro, così ammazzano i loro stessi figli. No, non ci posso credere».
Parla tanto, Brambilla, spiega di aver chiesto scusa al presidente Eav che chiama «il milanese di Napoli» e in cambio riceve la certezza che la denuncia verrà bloccata. Pace fatta. Forse.
Anzi no, perché le idee sui napoletani Brambilla non le ha mica modificate. Continua a dire che la città è meravigliosa, la gente è calorosa, i luoghi mettono i brividi e il cibo è fantastico, però... Alla fine di ogni lungo discorso c’è sempre un però che chiarisce tanto del personaggio. Il fatto è che Gianluca Brambilla non vuol rinnegare quel che ha detto in tv perché ci crede veramente; e anche se sembra una posizione razzista, a guardarlo negli occhi, si capisce che è semplicemente una questione culturale: lui la pensa così, è convinto che i popoli siano antropologicamente differenti. Si dice certo che i suoi conterranei brianzoli hanno il pallino del «fare la grana» ed è altrettanto convinto che qui da noi nessuno ha voglia di fare il biglietto per i trasporti pubblici.
I MITI
Si capisce che Brambilla ha un suo mito personale, è il ragazzo che s’è inventato il concetto di «escapologia fiscale» e che consente a settemila suoi clienti di risparmiare 50 milioni di tasse all’anno semplicemente infilandosi fra le pieghe dei regolamenti e delle leggi. Ha pure una sua personalissima visione della corruzione: «Prendete il caso dell’ospedale San Raffaele a Milano. Ci sono sentenze che dicono che ci sono stati eventi di corruzione, beh io vedo un ospedale perfetto che offre il meglio sul fronte delle cure a un paziente, se c’è stata corruzione, evidentemente quei soldi sono stati ben spesi. Qui da voi, invece, evidentemente i denari della corruzione vanno sprecati...». Affronta il tema del casco: «A Napoli si va in moto senza usarlo, ci sono morti e lutti. Sappiate che anche tanti lombardi non usano il casco quando vanno in montagna, cadono e muoiono. Io dico che ognuno deve fare come gli pare e pagarne le conseguenze». Passa anche ai parcheggiatori: «Svolgono un servizio per la comunità, il Comune li regolarizzi»
LE SCUSE
Alla fine non si capisce bene se Brambilla è pentito di quel che ha detto oppure no. Alla domanda diretta: secondo lei i napoletani sono antropologicamente tarati per non pagare il biglietto? Prima svicola con le doti da affabulatore e le mille parole che sa dire. Poi quando la domanda viene rinnovata rimane in silenzio. L’avvocato gli suggerisce di dire «no», che non è convinto della differenza antropologica. Però, poi, quando lascia la dedica sul quaderno della «Bersagliera» non resiste. Il testo lo leggete qui di fianco: «Napoletani vi amo, anche se siamo un po’ antropologicamente diversi». L’avvocato gli si avvicina, Brambilla annuisce, riprende la penna e aggiunge «forse». © RIPRODUZIONE RISERVATA