Il Napoli a Barcellona squadra
d'Europa: è solo un arrivederci

Sabato 8 Agosto 2020 di Francesco De Luca
Serviva la partita perfetta per eliminare il Barça imbattuto da sette anni al Camp Nou in Champions e arrivato a dodici qualificazioni ai quarti, il Barça che è di Messi e di altri straordinari campioni. È la partita che il Napoli ha lasciato immaginare nei primi dieci minuti fino al gol di Lenglet (da annullare perché c’era stato un fallo su Demme) ma poi non è riuscito a farla. Era arrivato a giocare come il Barcellona a Barcellona, sfiorando il gol dopo un minuto e mezzo con Mertens (palo esterno) e portando il possesso palla fino al 75 per cento. Ma poi si è smarrito davanti alla bellezza blaugrana, alle giocate di Messi - magnifico quel gol, saltando tre avversari e colpendo dopo essersi rialzato da terra - e un avversario che ti annichilisce se non hai forza mentale.

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È stato semplice per il Barça assumere il comando del gioco dopo l’uno-due, dominando a centrocampo (ha una tale qualità da poter assorbire, almeno contro un avversario come il Napoli, le assenze di Busquets e Vidal) e soffrendo poco. In campo c’è stato un altro protagonista, l’arbitro Cakir, che ha diretto con supponenza, senza la concentrazione che sarebbe necessaria per una sfida Champions. Ha sorvolato sullo spintone di Lenglet e sul tocco di mani di Jordi Alba ed è stato il Var a sollecitare l’assegnazione del rigore per il colpo di Koulibaly alla caviglia di Messi. Per fortuna, si è accorto del fallo su Mertens e ha assegnato un rigore anche al Napoli, realizzato da Insigne, unico calciatore italiano ad aver segnato al Camp Nou e al Bernabeu, andato in campo dopo una settimana di ridotti carichi di lavoro per un infortunio.
 
 

Il gol del capitano - nella ripresa schierato anche da prima punta con Mertens spostato sulla corsia sinistra per lasciare maggiore libertà al belga - ha ridato coraggio al Napoli e ne è venuto fuori un piacevole secondo tempo, col Barça che si è abbassato forse fin troppo e si è ritrovato gli azzurri nella sua trequarti. La testa più libera, i muscoli più caldi, finalmente la convinzione di potersi lanciare negli spazi concessi dagli avversari, dopo quel freno psicologico scattato al gol di Messi, una prodezza evidentemente abbagliante. Eè stato prezioso anche il contributo di Lobotka, tatticamente più utile e convincente di Demme. I due gol che avrebbero consentito al Napoli di realizzare l’impresa e di eliminare il Barça non sono arrivati (anzi, uno sì, quello di Milik, annullato per fuorigioco) ma era complicato ribaltare il risultato anche se non c’era quel “muro” blaugrana di 99mila spettatori: il calcio ha delle logiche e dei limiti, quelli che non è riuscito a superare una squadra arrivata settima in una serie A che resta un campionato non competitivo.

Fuori dalla Champions Juve e Napoli, è rimasta l’Atalanta delle meraviglie - arresasi però quando sembrava potesse aspirare al primato - che sfiderà il Paris St. Germain per conquistare la storica semifinale. A Barcellona c’è stato chi ci ha messo tutto se stesso, come Insigne, e chi ha fortemente deluso, come Callejon alla partita numero 349 col Napoli, l’ultima, ma anche Koulibaly e Zielinski sono stati sotto tono. Le mosse finali - inserimento di Politano, Lozano e Milik - decise da Gattuso non hanno portato gli azzurri al gol (palo del messicano) ma si è vista grande determinazione e ha un significato uscire dalla Champions giocando almeno per un tempo con questo spirito.

È andata in archivio una stagione complicata per il Napoli, a prescindere dal lockdown, perché a novembre c’era stata la ribellione della squadra a De Laurentiis e a dicembre l’inevitabile esonero di Ancelotti, che aveva lasciato la panchina a Gattuso, un allievo che si è comportato molto bene vincendo la Coppa Italia e iscrivendo gli azzurri all’Europa League. L’esame delle prestazioni di questa annata lascia pensare che si sia chiuso un ciclo e altri azzurri seguiranno Callejon, a cominciare da Allan e Milik, da tempo visibilmente a disagio in questo ambiente. C’è da chiarire il futuro di Koulibaly, perché nel caso dovesse partire il settore andrebbe ricostruito, mentre dal lato arrivi si segnala un colpo importante: Osimhen, classe 1998, è uno degli attaccanti di prospettiva più validi, l’ideale per il contropiede che vuole spesso sfruttare Gattuso.

C’è ancora da fare, certo, a cominciare dalla scelta di un esterno destro alto, se Lozano e Politano non vengono ritenuti in grado di alternarsi su quella fascia, e di un esterno sinistro basso, perché serve il cambio per Rui. È arrivato anche il momento per Gattuso e De Laurentiis di confrontarsi sul futuro e sul contratto, da prolungare e modificare sotto l’aspetto economico. Il presidente e il tecnico hanno caratteri forti, non nascondono i loro pensieri e il confronto - da non far diventare scontro per evitare errori del passato - aiuterà il Napoli a crescere ulteriormente. Perché c’è conquistare nuovamente la Champions League: quello di ieri sera al Camp Nou è stato semplicemente un arrivederci.
 
Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 10:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA