Napoli, i revisori: debito mai frenato. E ora il «buco» sale a 4 miliardi

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Luigi Roano

Se si scorre la relazione dei Revisori dei Conti del Comune - organo terzo nominato dalla Prefettura e quindi autonomo dalla politica - e si ha la pazienza di arrivare alla pagina 67, al capitolo «stato patrimoniale» e ci si sofferma alla voce «debiti complessivi» su quel rigo c’è scritta una cifra raccapricciante: 4 miliardi e 327 milioni. Se si tiene presente che il patrimonio di Palazzo San Giacomo supera di poco gli 8 miliardi si capisce bene perchè gli investimenti sulla città dalla giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris sono sempre più scarsi, i servizi ancora di più e tutte le volte che si deve approvare un bilancio bisogna pregare san Gennaro perché fermi la lava dei debiti. Insomma la metà dei tesori del Comune sono impegnati e lo saranno per i prossimi 30 anni almeno. Il tema dei debiti è stato il cavallo di battaglia della deputata e consigliera comunale di Forza Italia Mara Carfagna nella seduta del Consiglio di ieri. E la deputata a de Magistris e alla sua amministrazione ha elencato punto dopo punto la mala gestione del Comune sotto il profilo finanziario. 
 

 

Il paradosso è che il Rendiconto di bilancio 2019 non passa solamente in Consiglio comunale, ma ha anche il via libera dei Revisori dei Conti. Un sì formale e pieno, nel senso che l’ingegneria contabile funziona e l’incastro dei numeri non fa una piega. Nella sostanza, il Comune di Napoli - secondo i Revisori - ha rispettato le leggi nella stesura del documento. Tuttavia gli stessi Revisori il bilancio lo bocciano evidenziando un mare di criticità che vanno dalla riscossione all’incapacità di mettere a reddito il patrimonio immobiliare. La leva principale per sanare il debito rivelatasi un clamoroso flop. Riepilogando, il Rendiconto 2019 riconosce per la prima volta che il disavanzo di Palazzo San Giacomo è di 2,7 miliardi. Per effetto della sentenza della Corte Costituzionale di aprile, che ha dato ragione alla Corte dei Conti su una questione fondamentale. Non si può utilizzare l’anticipazione dei fondi che arrivano dallo Stato per alimentare la cassa o pagare appunto i debiti, quelli sono soldi vincolati. Manca all’appello un altro miliardo e 600 milioni da dove viene fuori? «Sono il cumulo della mancata riscossione - racconta la Carfagna - della Tari e delle multe negli ultimi 9 anni». Più o meno alla pari: mancano 800 milioni dalla Tari e altrettanti dalle multe. Ma come ci sono finiti nel bilancio somme accertate ma mai riscosse? Il punto è proprio questo le poste sono risultate attive ma impossibili da riscuotere così il Comune ha dovuto piazzare nel Fondo crediti dubbia esigibilità la stessa somma della mancata riscossione sottraendo questo denaro ai napoletani e alla città. In buona sostanza la mancata riscossione è il vulnus non sanato da de Magistris in nove anni. 
 

Molti i rilievi dei Revisori, il Comune deve rimodulare le rette del debito - che si estinguerà non prima dei 30 anni - da versare allo Stato. Numerose le criticità rilevate dall’organo di revisione contabile tra queste è stata individuata quella della mancata dismissione del patrimonio immobiliare. Il Comune aveva messo a bilancio nel 2019 incassi per circa 80 milioni ma ne sono arrivati nelle casse appena 7. «Il processo di dismissione - scrivono i Revisori - costituisce una leva fondamentale del piano di riequilibrio; i notevoli ritardi accumulati nel conseguimento degli obiettivi contenuti nel piano hanno avuto ripercussioni evidenti e diretti sull’assorbimento della quota annuale del disavanzo complessivo». Grave la situazione sul fronte della riscossione dei tributi comunali. Si ritorna a parlare delle multe. L’anno scorso sono state comminate multe per 126 milioni, ma nei forzieri di Palazzo San Giacomo sono entrati solamente 19,5 milioni, un indice di riscossione pari al 15,5 per cento. Più semplicemente per ogni 10 euro di multe i comune di euro ne incassa 1,5. In queste condizioni è impossibile che il Comune possa risollevarsi soprattutto se si considera che l’indice di riscossione di tutte le gabelle municipali non arriva al 50%.
 

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