Napoli, noi catenacciari? Non c'è nulla di cui vergognarsi

Domenica 16 Febbraio 2020 di Francesco De Luca
Il pugno duro di Gattuso colpisce Allan, il brasiliano per cui tredici mesi fa il Paris St. Germain si sarebbe spinto ad offrire fino a 90 milioni. Lui, indicato come uno dei capi della rivolta del 5 novembre contro De Laurentiis per il ritiro, è stato escluso dai convocati per Cagliari. Non per un nuovo atto di insubordinazione ma perché in questa settimana ha lavorato male, secondo il suo tecnico. «Ha fatto gran camminate, non si è allenato come piace a me ed è giusto che resti a casa». Parole chiarissime, strappo forte.

Non deve sorprendere la fermezza di Rino. Aveva lasciato intuire l’applicazione di questo metodo durante gli ultimi giorni del mercato di gennaio: aspettava solo che il Napoli completasse la rosa. Sono stati presi due centrocampisti, Demme e Lobotka, motivatissimi al contrario di Allan, tra i più cupi nello spogliatoio di Castel Volturno per il contratto non rinnovato e la maxi richiesta di multa per la rivolta post Salisburgo. Il brasiliano è stato uno dei leader della squadra fino a un anno fa, perché dopo le voci sull’interessamento del Psg non è stato più lui. L’esclusione non è definitiva («Se si allenerà come dico io verrà convocato, altrimenti no», ha chiarito Gattuso) ma è un segnale forte per il brasiliano come per alcuni dei suoi compagni che magari pensano di poter vivacchiare fino al termine di questa balorda stagione, aspettando che i loro procuratori presentino offerte di altri club a De Laurentiis. E non è neanche un caso che Koulibaly, Milik e Lozano - in condizioni fisiche imperfette - restino a casa per una trasferta delicata, perché il Cagliari ha motivazioni altissime - le trasmettono anche i suoi tifosi, che hanno un odio viscerale verso il Napoli e i napoletani - avendo vinto l’ultima partita il 2 dicembre, dopo settimane in cui la squadra di Maran era stata la rivelazione del campionato. Gattuso vuole azzurri sani e concentrati, poi cercherà di fare le scelte più opportune per la formazione: una settimana fa, ad esempio, è stato un azzardo schierare al centro della difesa Maksimovic e Koulibaly.

Aspettando che Allan dia un segnale positivo fin dal prossimo allenamento, il tecnico prova a centrare il colpo da 3 punti alla Sardegna Arena. Il suo Napoli ha un passo differente non soltanto tra campionato e Coppa Italia (3 vittorie) ma anche tra partite in casa e in trasferta: al San Paolo, in cinque gare, conquistati 3 punti su 15 (20 per cento); lontano da Fuorigrotta, in tre match, 6 su 9 (66 per cento). Al di là di gravi errori e cali di tensione, c’è un aspetto tattico. La vittoria sull’Inter nella semifinale di Coppa è chiaro indizio della strategia che Gattuso intendere adottare per centrare l’obiettivo della finale come quello di un posto in Europa League: spirito di sacrificio (Mertens in marcatura su Brozovic, ad esempio), squadra corta e organizzata. Ma non ringhi se questo assetto viene definito catenaccio. Non c’è da offendersi perché anche grandi allenatori di grandi squadre lo hanno fatto. Conte è tra questi. E anche Mourinho, che sembrava disprezzare simili accorgimenti, al punto che si deve a lui l’espressione «parcheggiare il pullman in area» a proposito di una partita giocata contro il Tottenham, la squadra di cui è adesso il tecnico: si ricordi Eto’o terzino nell’anno del triplete interista. Il catenaccio non è una vergogna, fa molto più irritare i tifosi una vittoria che sfuma perché la squadra concede spazi agli avversari. Le premesse estive erano altre, Ancelotti sognava di volare con il 4-2-3-1 ma una delle rarissime buone partite il Napoli la giocò a Liverpool. E come? Con le armi che ha recuperato Gattuso: difesa e contropiede. Dunque, viva la concretezza in funzione del risultato. D’altra parte, Allegri non ha raccolto consensi anche per la mentalità con cui la sua Juve affrontava le partite?

La stagione potrebbe regalare la gioia della finale di Coppa Italia e del quarto Champions - il Barça continua perdere pezzi: grave infortunio per Jordi Alba - però Gattuso non allunga lo sguardo oltre la trasferta di Cagliari. La legittima soddisfazione per la vittoria al Meazza ha un po’ attenuato la rabbia per l’errore dell’arbitro Giua, che nella partita col Lecce non ha avuto il buonsenso di andare a rivedere al video l’immagine del contatto tra Donati e Milik, ammonito per simulazione. La Federcalcio, anche raccogliendo la sollecitazione del Napoli, ha chiesto agli arbitri di farsi instradare dall’addetto al Var e di recarsi serenamente al monitor. Agli azzurri sono stati negati 13 rigori (ne è stato concesso uno solo a Lecce il 22 settembre e la squadra è penultima nella classifica dei penalty a favore: a zero c’è l’Udinese) però un’azione legale a fine stagione per danni, ipotizzata da De Laurentiis in un’intervista al Corriere dello Sport-Stadio e dall’avvocato Grassani al microfono di Radio Punto Nuovo, sarebbe stata opportuna - anche se difficilmente percorribile - nella primavera di due anni fa, quando gli errori dell’arbitro Orsato in Inter-Juve fermarono la marcia del Napoli verso lo scudetto. Allora furono solo parole.

© RIPRODUZIONE RISERVATA