Evasione scolastica, ​troppi fallimenti

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Antonio Mattone

La dispersione scolastica a Napoli e provincia sta raggiungendo livelli sempre più elevati e preoccupanti. Complice anche la pandemia, il fenomeno ha ormai assunto dimensioni di una vera e propria emergenza. Il tema è stato affrontato la settimana scorsa nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, a cui ha partecipato anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nel confronto è emerso che non è stato mai elaborato un elenco dettagliato dei bambini inadempienti, nonostante della fuga dai banchi se ne parli da anni. Una mancanza grave e inspiegabile, che ha spinto il nuovo prefetto di Napoli, Claudio Palomba, ad alzare la voce e a richiedere dei report mensili con il censimento capillare degli alunni che abbandonano la scuola.

Come è possibile che fino ad oggi non sia stato fatto un monitoraggio puntuale? Eppure si tratta di un aspetto decisivo per lo sviluppo educativo di tanti bambini napoletani.

Già in passato l’argomento era stato affrontato con grande enfasi. Nel settembre 2018, pochi mesi dopo l’accoltellamento del giovane Arturo, ci fu la riunione straordinaria del Plenum del Consiglio superiore della magistratura al palazzo di giustizia di Napoli. Un incontro monotematico sulla criminalità minorile che aveva suscitato attese e speranze, ma che poi è finito nel dimenticatoio. Ricordiamo anche il Piano Nazionale per prevenire la dispersione scolastica nelle periferie approntato dal Governo Renzi, quattro milioni e centotrentamila euro stanziati solo a Napoli, ma non si evince quali effetti abbia mai prodotto. 

Sarà così anche questa volta? Tuttavia, mi sembra che la sollecitazione del Prefetto rappresenti il punto di partenza per poter cominciare ad affrontare concretamente la questione. Solo capendo chi sono e da dove provengono questi bambini, si possono mettere in campo strategie di intervento mirate ed efficaci.

Appare poi evidente che il fenomeno dell’esodo scolastico ha un collegamento diretto con l’espansione della criminalità giovanile. Sappiamo che l’abbandono della scuola è la porta principale attraverso cui i minori emigrano nel mondo dell’illegalità. Un viaggio che comincia per le strade dove ci si aggrega in baby-gang pronte ad aggredire i deboli e gli indifesi, e che spesso finisce dentro una cella del carcere di Poggioreale, dopo essere passati per quello di Nisida.

A tal proposito abbiamo già messo in evidenza su questo giornale una piccola ma significativa statistica: tra i quattromila detenuti residenti nel Comune di Napoli transitati negli anni 2012-2014 nel penitenziario partenopeo, oltre il 10% erano completamente analfabeti, mentre quasi il 50% aveva conseguito solo la licenza elementare. Un dato che fa emergere il forte legame tra abbandono scolastico e devianza.

Del resto, molti dei ragazzi che lasciano la scuola appartengono a famiglie disagiate oppure hanno i genitori con precedenti penali, quindi si tratta di contesti familiari contigui o inseriti nel mondo della criminalità.

In questi anni sono state teorizzate molte ricette per combattere l’abbandono scolastico e la devianza minorile: scuole aperte di pomeriggio e d’estate, presenza dell’esercito in strada; c’è stato chi ha parlato di abbassare l’età punibile, fino all’estrema proposta di togliere la patria potestà ai genitori camorristi.

Certamente non possiamo immaginare di riempire le nostre prigioni già sovraffollate di bambini né è pensabile di sottrarre i figli a centinaia di malavitosi, una misura che andrebbe applicata come estrema ratio. In ogni caso, qualsiasi tipo di intervento, non può prescindere dalla frequenza scolastica.

Ha ragione Paolo Siani quando dice che prima di ampliare il tempo scuola bisogna riportarceli in classe questi bambini. Qualsiasi strategia vincente deve partire da lì. E per fare questo occorre un esercito di assistenti sociali e di educatori che prendano in carico ed accompagnino passo dopo passo questi minori inadempienti, con progetti individualizzati e flessibili, che sappiano affrontare le diverse situazioni che si vengono a creare.

Tema non secondario è quello di reperire le risorse necessarie per mettere in campo le iniziative di contrasto. Non vogliamo ricorrere all’abusato richiamo al Pnnr, ma i soldi da qualche parte bisogna pur trovarli.

Infine, credo ci sia bisogno di offrire nuovi modelli a quei ragazzi che si sentono anonimi e figli di un destino già segnato. Adolescenti che sono finiti nel vortice della violenza e della delinquenza per il desiderio di contare e di essere qualcuno. Occorre suscitare un senso di appartenenza alla nostra comunità, facendoli appassionare alla storia e alla cultura napoletana. Un obiettivo di lungo periodo che può essere realizzato organizzando viaggi e seminari nelle vicende e nei luoghi significativi del nostro territorio. La bellezza di Napoli può far riscoprire una nuova identità e risvegliare dal torpore quei minori ammaliati dal fascino perverso della violenza.

Dobbiamo andare a cercare i bambini che si stanno perdendo, un impegno che non possiamo più permetterci di eludere. Altrimenti ne saremmo tutti responsabili. 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA