Napoli, è emergenza povertà: in 300mila chiedono aiuto per poter mangiare

Sabato 4 Luglio 2020 di Valerio Iuliano

Il lavoro manca e pure il welfare è assente. Una situazione drammatica, che si ripercuote su circa 85mila residenti in città ed oltre 300mila sull’intero territorio provinciale. Ad attestarlo è un dossier della Cisl di Napoli, che prende spunto dall’erogazione dei buoni spesa durante il periodo del lockdown. Nel mese di aprile, a Napoli, i nuclei familiari che hanno beneficiato dei ticket per indigenti sono stati quasi 27mila. Una quota che corrisponde proprio ad oltre 85mila residenti, circa l’8% della popolazione. I requisiti per accedere al bonus per la spesa alimentare erano molto selettivi. «I nuclei che avevano diritto al ticket - spiega il segretario della Cisl di Napoli Gianpiero Tipaldi - erano quelli che non hanno reddito e, nello stesso tempo, non usufruiscono né del Reddito di Cittadinanza né di altri sussidi, pensioni sociali o ammortizzatori sociali. Si tratta, dunque, di cittadini in povertà assoluta. E allora è legittimo chiedersi: come vivono tutte queste persone?». La risposta di Tipaldi è secca: «È una moltitudine che vive solo di lavoretti al nero e che perciò risulta ufficialmente a reddito zero. I dati sono drammatici. La povertà dalle nostre parti è sempre più diffusa. E gli stessi lavori al nero sono di fatto spariti durante la pandemia. Occorrono interventi straordinari sul lavoro e non per l’assistenza». 

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I numeri relativi ai 92 Comuni del territorio metropolitano sono altrettanto eloquenti. Le istanze accolte riguardano 71mila nuclei familiari e i beneficiari dei buoni spesa sono, in totale, oltre 300mila. L’importo medio dei ticket variava da un minimo di 25 euro ad un massimo di 200 euro per i nuclei familiari composti da una o 2 persone. E da un minimo di 240 euro ad un massimo di 640 euro per i nuclei con più di 3 persone. I casi di disagio estremo sono aumentati negli ultimi mesi. «La pandemia - sottolinea il segretario generale aggiunto della Cisl Luigi Sbarra - ha allargato le disuguaglianze. A pagare di più sono stati i ceti deboli. Questa crisi si espande in modo specifico, aggravando la frattura tra le stesse fragilità, ampliando la distanza tra quelle visibili e quelle sommerse, invisibili. Le disparità si allargano e si fanno sempre più multidimensionali: si estendono tra inclusi ed esclusi dall’occupazione, si aggravano negli aspetti anagrafici, con dinamiche che penalizzano soprattutto giovani e ultracinquantenni». Le misure sul fronte delle politiche attive per il lavoro, come è noto, sono sempre insufficienti.
 

 

Tuttavia c’è un altro aspetto che emerge dal dossier, ovvero la totale assenza di un sistema di welfare uniforme e omogeneo. «Il sistema territoriale di servizi sociali - spiega Melicia Cimberiati, curatrice del dossier e portavoce dell’Alleanza contro la Povertà in Campania - gestiti in forma associata dagli enti locali, in Ambiti territoriali omogenei, non funziona. Gli Uffici di Piano sono gestiti da personale precario che non riesce ad assicurare la necessaria continuità ai servizi, che registrano enormi ritardi nell’erogazione agli aventi diritto. E il ritardo genera gravi danni alle fasce più deboli. Eppure i servizi sociali rientrano tra le funzioni fondamentali degli enti locali definiti dall’articolo 117 della Costituzione». Le debolezze del welfare sono molto più evidenti a Napoli. La Cisl chiede l’apertura di tavoli istituzionali per ridiscuterne.

Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 21:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA