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Il saluto del direttore Federico Monga ai lettori: Napoli, il Sud e il Mattino: ​un corpo solo

Giovedì 2 Giugno 2022 di Federico Monga
Il saluto del direttore Federico Monga ai lettori: Napoli, il Sud e il Mattino: un corpo solo

Napoli, il Sud e il Mattino sono un corpo unico. Il rapporto simbiotico tra questo giornale e il territorio ha pochi, forse nessun paragone nel panorama dell’informazione italiana. Per capire Napoli e il Sud, le loro eccellenze, le loro ferite, i loro ritardi, le loro bellezze, i loro vizi, le loro virtù, le loro luci e le loro ombre è bene leggere Il Mattino. Un caleidoscopio quotidiano che ho avuto la fortuna di tenere tra le mani, grazie alla fiducia dell’editore Francesco Gaetano Caltagirone, per otto anni da vicedirettore, prima con Virman Cusenza poi con Alessandro Barbano, e per quattro da direttore. E che ora mi accingo a passare nelle mani forti, colte e generose di Francesco de Core. Di questo caleidoscopio meridiano Il Mattino è una delle luci più intense e indispensabili. Ho sentito ripetere spesso che Il Mattino è un osservatorio privilegiato su Napoli e sul Mezzogiorno. È vero solo in parte. È molto di più. È un presidio civico, libero, coraggioso e di buona volontà, come annunciava e si augurava Edoardo Scarfoglio nell’editoriale di debutto 130 anni fa. E così è sempre stato nella sua storia che ha attraversato tre secoli. 

Il Mattino, in tutte le sue piattaforme dalla carta al digitale, è soprattutto un giornale fiero. Fiero e fortunato di poter raccontare Napoli, il Mezzogiorno e il mondo da Napoli e dal Mezzogiorno. In questi anni, molto difficili per tutto il panorama dell’informazione nazionale, Il Mattino è tornato ad essere soprattutto un protagonista attivo della comunità napoletana, campana e meridionale. Non ci siamo limitati a dare notizie. Abbiamo condotto campagne e battaglie a favore della legalità e contro l’occupazione della criminalità organizzata degli spazi democratici. Abbiamo denunciato, a volte in modo ossessivo ma non si poteva fare diversamente, i divari con il Nord soprattutto in materia di diritti garantiti. Diritti assicurati dalla nostra Costituzione, in molti casi, ancora solo a parole. Dalla scuola alla sanità, dal welfare alla mobilità i cittadini campani, pugliesi, calabresi e siciliani hanno ancora molto da rivendicare. Ne siamo stati assidui testimoni oculari. L’attenzione per il Sud nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, predisposto dal governo Draghi, è frutto anche di molte nostre battaglie. Lunghi capitoli del Pnrr hanno preso spunto e ripreso le inchieste di quando Il Mattino era rimasta l’unica voce quotidiana e autorevole di respiro nazionale su questi argomenti. Una voce attenta, numeri alla mano, all’ingiustizia delle non più tollerabili differenze di spesa pubblica in un’Italia davvero unita solo sulla carta. Qualcosa sembra essere cambiato ma si deve continuare a vigilare. 

Abbiamo condotto queste battaglie, grazie a un corpo di giornalisti e collaboratori preparati, attenti e attaccati alla loro terra, senza fare sconti alla classe politica e a una società civile meridionale spesso distratta o attenta all’interesse proprio e molto meno a quello collettivo. Abbiamo denunciato, senza remore, il vizio molto meridionale e se possibile ancor di più napoletano del particolarismo, della continua ricerca del conflitto e delle divisioni quando invece in altre regioni italiane il gioco di squadra è stato un costume abituale e, bisogna ammetterlo, molto redditizio. Napoli e i cittadini del Sud, lo abbiamo sostenuto più volte, dovrebbero aver maggior cura del loro patrimonio naturale, culturale, artistico e civile, frutto di una storia talmente grande che a volte si è trasformata in un fardello troppo pesante da portarsi dietro. 

Non abbiamo nascosto, ma come potevamo farlo essendo anche il giornale di Giancarlo Siani, le collusioni tra una, purtroppo ancora troppo larga, fetta della società e la criminalità organizzata. Di mafia, camorra e ‘ndrangheta sui media, nel dibattito dei partiti e nelle scuole se ne parla di nuovo troppo poco o solo, come accade spesso nella narrazione prevalente sul Sud, attraverso stereotipi, positivi e negativi che siano, o immagini costruite più per alimentare un sensazionalismo di maniera buono per l’audience che per risolverne i problemi. In alcuni casi, in materia di criminalità organizzata, il silenzio è stato addirittura assordante. Non certo sul Mattino. Il questionario sulla legalità e sulla camorra, distribuito tra diecimila studenti napoletani e presentato proprio in questi giorni, è un modello sul ruolo che devono avere un giornale e un brand di grande valore informativo come Il Mattino: raccogliere informazioni, capire, denunciare, stare in contatto e dialogare con la società che ci circonda superando le barriere per unire mondi solo apparentemente lontani. Non abbiamo, perché coltiviamo sempre la linfa del dubbio, la presunzione di aver invertito la direzione nella storia di tanti mali. Di certo abbiamo costretto gli amministratori e alcuni partiti nazionali e locali ad occuparsi delle denunce di molti cittadini che sono diventate le nostre. Abbiamo capito però che tra i nostri doveri c’è anche la necessità di non distogliere mai l’attenzione perché la resistenza al cambiamento, specie nel Sud dove le rendite di posizione sono ancora troppo diffuse, è sempre in agguato. 

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Ci siamo anche battuti per una narrazione di Napoli che non può e non deve essere solo a tinte oscure. Napoli, fin dalla sua conformazione urbanistica, è un infinito gioco di luci ed ombre. Abbiamo saputo districarci in questo labirinto. Limitarsi alle sole ombre porterebbe a dipingere un quadro sfuocato e straniante che conviene solo a chi ne teme le potenzialità. Napoli invece è mille colori. Colori sgargianti, abbaglianti. E sulla tavolozza del Mattino hanno trovato spazio le eccellenze che sono davvero diffuse e in tutti i campi: dalla cultura alle aziende, dalla sanità alla solidarietà, dall’istruzione allo sport. Hanno trovato spazio tanti volti e tante testimonianze di cittadini comuni, professori, medici, imprenditori, artisti, scrittori, musicisti, volontari, giovani e anziani che tutti i giorni combattono, spesso avvertendo un senso di solitudine, per migliorare le condizioni sociali ed economiche. Sono loro il sangue sempre vivo di Napoli. 

Il corpo di Partenope porta però dentro di sé una componente imperscrutabile anche per un giornale così radicato sul suo territorio. Metterla davvero a fuoco, almeno per me, non è stato possibile. E il suo grande fascino, forse, sta proprio in questa sua parte più inafferrabile, quasi irrazionale, sicuramente irresistibile. Chi nasce e vive a Napoli, pur tra le mille difficoltà, ha allora una grande fortuna, a mio giudizio la più grande, che ne fa un luogo dell’anima davvero unico e che nessun sindaco, nessun presidente di Regione, nessun governo, anche il migliore e il più efficiente, potrà mai realizzare altrove: a Napoli si possono provare tutti i sentimenti tranne la noia e la solitudine. Per questo lasciarla davvero non è e non sarà mai possibile. 

Ultimo aggiornamento: 23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA