Napoli alla Ringhio con la Juve:
perché è un trionfo che dà speranza

Lunedì 27 Gennaio 2020 di Francesco De Luca
Due notti indimenticabili, meritatissime dagli azzurri e dai loro tifosi dopo mesi di sofferenza. Il Napoli ha battuto la Lazio - la squadra più tonica prima di presentarsi al San Paolo per il quarto di Coppa Italia - e la Juve - la capolista - regalando gioie alla sua gente e facendo affiorare i rimpianti per cosa (non) è stato. E Gattuso, abile a scuotere i suoi uomini dopo la partitaccia con la Fiorentina, e a riorganizzarli tatticamente ha giocato senza un pilastro per settore: Koulibaly, Allan e Mertens. Eppure il distacco di 27 punti - ora 24 - da Sarri, come da copione fischiatissimo quando è entrato in campo, non si è avvertito perché il Napoli comincia ad essere finalmente il Napoli.
 
 

Non c’è stata partita, l’equilibrio soltanto nella prolungata fase di studio nel primo tempo. Poi soltanto gli azzurri, che a Fuorigrotta non vincevano dal 19 ottobre e vi sono riusciti contro i più forti, in grado di tirare in porta per la prima volta al 62’ con Higuain, a un minuto dalla rete di Zielinski, lesto ad approfittare della corta respinta su Szczesny sul tiro di Insigne. È stato giusto che fosse Lorenzo a mettere il suo sigillo sulla vittoria, lui che è stato il simbolo della fase più difficile di questa stagione (quella della rivolta del 5 novembre) e che adesso è l’orgoglioso capitano di una ciurma che non ha mollato quando stava per sprofondare. Voleva, la gente di Napoli, questo trionfo nella notte del ritorno di Sarri, che non poteva ricevere mortificazione più grande di questa netta sconfitta, lui che aspira a vincere lo scudetto e la Champions con la Juve, apparsa piccola piccola a Fuorigrotta.
 

È stata una partita perfetta, in cui si sono visti Hysaj e Manolas giganteggiare in difesa, non sbagliando un intervento; Demme padrone del centrocampo, con i suoi contrasti puntuali e le sue coperture impeccabili; Insigne e Milik pronti a sacrificarsi, con rientri fino alla trequarti per sostenere i compagni. Il Napoli ha saputo cogliere i punti deboli delle ottime avversarie che si sono presentate al San Paolo negli ultimi giorni, proprio nella fase psicologicamente peggiore, dopo il ko con i viola. Ha dimostrato una personalità forte e peccato che l’abbia tirata fuori in ritardo. I giochi sono chiusi per la Champions a meno di un clamoroso recupero, però la zona Europa League è là, a quattro punti, e il calendario incoraggia le speranze di risalita perché nel mese di febbraio gli azzurri affronteranno Samp, Lecce, Cagliari, Brescia e Torino (oltre al Barcellona in Champions e all’Inter o alla Fiorentina in Coppa Italia). Finalmente si è riaccesa la fiamma e il merito va dato a Gattuso, un allenatore preparato che si è messo al lavoro con umiltà e non ha perso la serenità nei momenti più duri. Deve aver fatto bene il “copia e incolla” del gioco di Sarri perché ha saputo dare una lezione a Maurizio e, in fondo, al suo maestro Ancelotti, perché finalmente si è rivista una squadra al San Paolo. Così lucido, ben messo in campo, attento in difesa (una sola distrazione, fatale, quella che ha consentito a Cristiano Ronaldo di accorciare) e pungente in attacco il Napoli non si vedeva dalla notte della sfida di Champions contro il Liverpool. Con Carlo gli azzurri erano caduti in basso, adesso non si sono soltanto tolti lo sfizio di battere la Juve ma si sono rimessi in corsa per una competizione europea. Non è poco, considerando dov’erano andati a finire. Questa partita è una lezione e una speranza. Ultimo aggiornamento: 17:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA